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domenica 26 marzo 2023

Lo spostamento dei Templi di Abu Simbel: un’impresa Faraonica

 
Quando, 3300 anni fa, il Faraone Ramses II inizia ad Abu Simbel la costruzione del grande tempio in onore del dio Ra e di se stesso, a dimostrazione della sua grandezza, non poteva immaginare che quell’opera gigantesca, insieme al più piccolo tempio dedicato alla moglie Nefertari, sarebbe stato oggetto di un’audace quanto straordinaria opera ingegneristica, pur di garantirne la conservazione che, in un certo senso, si avvicina al concetto di immortalità, almeno per quanto riguarda la memoria storica.

Ramses II, che regna per un tempo lunghissimo (oltre settant’anni, compreso il periodo di co-governo con il padre) ha di che essere orgoglioso: sconfigge gli Ittitti nella battaglia di Qadeš dopo un lungo periodo di guerre, sottomette la Nubia e unifica l’Alto e Basso Egitto ...

domenica 20 febbraio 2022

Mosè, sommo sacerdote e mago egiziano

 di Enrica Perucchietti

Secondo la tradizione biblica Mosè morì nel paese di Moab sul monte Nebo all’età di 120 anni. Fu sepolto nella valle ma “nessuno fino a oggi ha saputo dove sia la sua tomba”. 
Una leggenda ebraica racconta che il profeta si rifiutava di morire perché non riusciva ad accettare la misteriosa punizione divina che gli avrebbe impedito di metter piede nella Terra Promessa, a causa di un unico peccato commesso a Meriba (che la Bibbia non specifica). Egli pregò il suo Dio che almeno le sue ossa, come quelle di Giuseppe, potessero essere condotte oltre il Giordano. Irremovibile, Jahvè ordinò agli angeli di scendere, uno dopo l’altro, per prendere l’anima del ribelle, ma nessuno ci riuscì, fino a che il Signore fu costretto a scendere su di lui e a sottrargli l’anima con un bacio. Queste le parole sul Mosè mitico, metastorico. 

Qualsiasi ricerca sulla figura storica del profeta si muove invece in un oceano di supposizioni, di tesi scientifiche e di ipotesi azzardate che abbracciano i più svariati campi del sapere. 
Egittologi, teologi, psicologi, critici e romanzieri si sono occupati e appassionati alla sua figura che, nonostante la densa quantità di studi, appare più mitica che storicamente certa. C’è addirittura chi ha dubitato dell’esistenza di un singolo Mosè, proponendo come Reick, sulla scia freudiana, l’esistenza di ben tre Mosè. 
Che siano stati uno, due o tre Mosè, il mistero vincerà gli sforzi di svelarne l’identità ...

lunedì 7 gennaio 2019

L’età della Sfinge

di Marco di Nunzio

Analizziamo cosa dicono West e Schoch e gli altri studiosi per bocca di C.Wilson.

La Sfinge, un’opera architettonica da considerarsi ciclopica.

Secondo le convinzioni degli egittologi moderni la Sfinge fece la sua comparsa durante l’Antico regno, nella forma di un leone accovacciato con la testa del faraone coperta dal “nemes”, come rappresentazione e simbolo della potenza e della forza del sovrano, sterminatore dei nemici : tale è la Sfinge che raffigura il faraone Chefren.

Successivamente, pur conservando la sua funzione di immagine regale, essa fu anche connessa con il culto solare e divenne pure “immagine vivente di Horo all’orizzonte”. Il suo carattere divino la portò infine a fungere da custode e protettrice delle porte dei templi e dei palazzi. Dobecky, il geofisico che collaborava con J. A. West(autore della teoria sull’erosione della Sfinge da parte dell’acqua, di cui parleremo successivamente), fece alcune interessanti scoperte.
Uno dei metodi di base per studiare gli strati più profondi della roccia consiste nell’uso delle vibrazioni...