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venerdì 20 febbraio 2026

Alaknanda: la galassia impossibile che anticipa il futuro del cosmo

Il James Webb Space Telescope ha rivelato una galassia a spirale perfetta apparsa quando il cosmo aveva appena un decimo della sua età attuale. La sua esistenza sfida ogni previsione teorica e ci costringe a ripensare la nascita delle prime strutture galattiche.

Per anni abbiamo raccontato la storia dell’universo giovane come un tumulto ancora informe. Le prime galassie, secondo i modelli classici, erano piccoli agglomerati disordinati, dominati da instabilità, collisioni e turbolenze: tutt’altro che pronti a scolpire bracci a spirale netti e simmetrici. Le strutture eleganti - i dischi sottili, i bulge ben definiti, le spirali a grande disegno - venivano considerate il risultato di una lunga maturazione cosmica, il frutto di miliardi di anni in cui la gravità avrebbe lentamente ordinato il caos. Eppure, come spesso accade in cosmologia, la realtà osservata supera l’immaginazione. 

Quando il James Webb Space Telescope ha osservato uno degli angoli più dinamici del cielo, l’ammasso di Pandora (Abell 2744), ha trovato qualcosa che ha lasciato perplessi anche i ricercatori più cauti: una spirale perfettamente formata, antica non nel contenuto ma giovanissima nell’epoca in cui è apparsa. L’hanno chiamata Alaknanda, un nome che evoca un fiume sacro, una sorgente luminosa, un ponte simbolico verso la Via Lattea. E forse non c’era scelta migliore ... 

martedì 30 maggio 2023

La mitica terra di Punt

 
La terra di Punt è il leggendario paese dal quale gli antichi Egizi ottenevano beni di lusso, quali oro, lapislazzuli ed ebano, oltre che animali, tra cui pavoni e babbuini. 

Proprio questi ultimi sono l’oggetto del recente studio (2020 - NdC), condotto dal primatologo Nathaniel Dominy e pubblicato  sulla rivista eLife, che sembra portarci ancora più vicino a questa terra misteriosa.

La mitica terra di Punt

Durante gli oltre 3000 anni di regno, l’antico Egitto ha condotto numerose spedizioni commerciali verso diversi paesi. Si importavano legno del Libano, rame da Cipro, oro della Nubia.
Un importante partner commerciale era senza alcun dubbio la terra “perduta” di Punt, nota già ai tempi della Regina-Faraone Hatshepsut e, più avanti, sotto il regno di Seti I.
Ad oggi, però, nessuno conosce con certezza l’esatta posizione di questa mitica regione.

Da antichi testi egizi sembra che si trovasse in una qualche zona a sud e ad est dell’Egitto, accessibile sia via terra che via mare.
È tuttavia vasta la regione che soddisfa questi criteri ed è stata individuata dagli studiosi nella zona che comprende il nord-est della Somalia, il Sudan meridionale, la parte settentrionale dell’Etiopia, fino alla costa del Mar Rosso dell’attuale Eritrea ...

mercoledì 31 marzo 2021

Da Weber a Gigante, i papiri di Ercolano tra enigmi e tecnologia

1750, Karl Weber inizia lo scavo che porterà alla Villa dei Papiri; 1969, Marcello Gigante fonda il Centro per lo studio dei rotoli: storia e metodo, un libro Carocci.

Foto: Uno dei cosiddetti corridori ritrovati nella Villa dei Papiri di Ercolano e conservati al MAN di Napoli

Come scrisse Amedeo Maiuri nel 1983, la storia di Ercolano – sepolta nel 79 d.C. sotto un durissimo strato di lava mista a fango – riemerse alla luce delle lanterne grazie a quei «diavoli di cavamonti napoletani che si cacciavano sotterra come i Cimmeri della favola». Già dal XV secolo umili pozzi domestici restituivano scaglie di antichità, prodigi da seguire per trovare l’ambita soglia di un glorioso passato. 

Fu attraverso uno di questi viaggi verticali che, tra il 1710 e il 1711, il principe d’Elboeuf risvegliò l’incanto del teatro con le sue statue femminili di reminiscenza greca. Nel 1738 i cunicoli realizzati dall’ingegnere militare Roque Joachín de Alcubierre fruttarono una messe di rinvenimenti a Carlo III di Borbone, che privo di cultura umanistica ma allettato dallo sfoggio della bellezza, aveva ufficializzato le ricerche nel sito di Ercolano. 

Anche Karl Weber, l’architetto subentrato ad Alcubierre, sfidò il buio per giungere alla catarsi della scoperta: la «grotta diritta», da lui scavata nel 1750, sfociò nel magnificente peristilio di una dimora abitata dall’arte e i cui «fantasmi» di bronzo – corridori, danzatrici – riecheggiano ora superbi nel Museo archeologico nazionale di Napoli ...