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mercoledì 28 gennaio 2026

Il campo akashico


Dopo l’esperimento di Michelson-Morley (1887) la fisica ha definitivamente abbandonato la nozione di “etere”.

L’esperimento, basato sull’uso di un interferometro, mostrava che la velocità della luce non rispondeva ai principi della relatività classica-galileiana, era cioè indipendente dal sistema di riferimento; inoltre si doveva escludere, per le stesse ragioni, la teoria dell’ “etere luminifero” che ipotizzava quale mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche un ‘etere’, un fluido di cui si supponeva l’aderenza alle leggi della fluidodinamica (fatto questo sul quale si basavano i dati attesi dall’esperimento ideato da Michelson).

 L’accettazione dell’idea che le onde elettromagnetiche si propaghino nel “vuoto”, senza un mezzo, è fra i presupposti che hanno portato alla relatività ristretta di Einstein. 

A noi interessa tuttavia questo passaggio per il fatto che – per un certo tempo – la fisica moderna ha utilizzato il concetto di “etere”, termine di derivazione antica ed aristotelica, sebbene con un’accezione diversa e rivisitata. 

Il fatto che questa nozione sia stata esclusa deriva tuttavia dal fraintendimento circa la natura “materiale” dell’etere, confusione che non può essere attribuita ad Aristotele, dato che come ho mostrato in altri articoli e come spiegherò ancora in futuro, anche quando gli Antichi elaboravano una “fisica” non si riferivano al mondo materiale, così quando parlavano dei quattro o cinque elementi si riferivano a realtà sottili e non certo agli elementi grossolani che oggi designano le parole “fuoco” o “aria”....

mercoledì 3 settembre 2025

Cancella il tempo e capiremo


Venti secoli fa un uomo che viveva in una città greca sulla costa dell’odierna Turchia ebbe un’idea prodigiosa e stupefacente: e se il cielo sopra la nostra testa continuasse anche sotto i nostri piedi? E se la Terra non fosse che un grosso sasso che galleggia nello spazio, sospesa sul nulla? L’uomo si chiamava Anassimandro, la città era Mileto.

L’idea, nuova nella storia del mondo, era, come ben sappiamo oggi, oltre due millenni e mezzo più tardi, giusta. Il filosofo della scienza Karl Popper ha definito quest’idea «una delle più audaci, più rivoluzionarie e più portentose della storia del pensiero umano».

Ma Anassimandro ci ha lasciato un’eredità ancora più importante. Ha mostrato che la realtà non è come ci appare, che possiamo avere idee sbagliate sul mondo e che, se partiamo da una serena consapevolezza della nostra ignoranza, attenta osservazione e intelligente riflessione possono permetterci di liberarci da qualcuno degli innumerevoli pregiudizi che impastoiano i pensieri: possiamo vedere più lontano. 

Così facendo, Anassimandro ha iniziato un’immensa e affascinante avventura: la strada della conoscenza scientifica...

venerdì 17 gennaio 2025

Perché alcuni scienziati famosi denigrano la filosofia? Non potrebbe essere una disciplina utile alla scienza?


Tommaso Tosi, Saggista in Filosofia, Scienza e Tecnologia

Apparentemente si potrebbero trovare molte motivazioni, alcune più fondate di altre per spiegare il fenomeno, ma la radice da cui il fraintendimento parte è un’altra: così come alcuni filosofi denigrano la scienza per pura ignoranza, alcuni scienziati denigrano la filosofia perché non la conoscono effettivamente, oppure ne hanno una visione distorta e semplicistica, non riconoscendone la centralità conoscitiva.

Sotto determinate condizioni, la filosofia (specificamente alcune sue branche) può certamente essere molto utile alla scienza - ancorché non sia questo il suo fine -, e risulta anzi imprescindibile a definire la scientificità e a risolvere le questioni inerenti il metodo scientifico.

Come premessa alla riposta, va precisato che anche le lacune scientifiche di molti filosofi sono cosa grave, soprattutto quando si tratta di argomenti intrinsecamente legati a problematiche di natura eminentemente filosofica - ad esempio, non si può in effetti occuparsi dei paradossi zenoniani senza conoscere le basi dell’analisi e il concetto di serie numerica convergente, nonché lo stato dell'arte della fisica teorica per quanto riguarda il problema della continuità/discrezione dello spazio-tempo e quindi almeno le basi delle proposte di unificazione in gravità quantistica come la loop quantum gravity, come non si può parlare del dibattito tra platonisti e costruttivisti in matematica senza conoscere lo sviluppo della logica-matematica contemporanea (teoria della dimostrazione e teoria dei modelli in primis) fino alla fondazione delle teorie assiomatiche degli insiemi Zermelo-Fraenkel-Choice, von Neumann-Bernays-Gödel, Morse-Kelley, Tarski-Grothendieck, ecc. per giungere infine alla teoria delle categorie e alla teoria dei topos ...

mercoledì 6 settembre 2023

Universo parallelo, temporalmente inverso?

 di Antonio De Comite

Lo afferma, in una intervista apparsa sul sito internet di Gizmodo, Jean-Pierre Petit, scienziato francese specializzato in meccanica dei fluidi, ex direttore di ricerca al CNRS francese, che lavora da anni su una “teoria della bi-gravità”, che si basa sull’ipotesi di una struttura dove l’Universo, denominato “Giano”, possiede “una parte anteriore e una posteriore”. Nel “retro” di questo “Universo Giano”, al passaggio, il tempo scorrerebbe all’indietro.
  
Gizmodo.fr: Più di quarant’anni dopo Sakharov, l’ipotesi di un universo parallelo ma temporalmente inverso riemerge a galla. Perché c’è più enfasi oggi che negli anni sessanta del Ventesimo secolo?

JJP: Nel corso del 2011 gli astrofisici Saul Permutter, Adam Riess e Brian Schmidt hanno ricevuto il premio Nobel per aver dimostrato che l’espansione dell’Universo, invece di rallentare, accelera. Ma questa osservazione solleva una domanda imbarazzante poiché questa accelerazione poggerebbe allora su una “energia oscura”, che rappresenta il 70 percento del contenuto dell’Universo, ma di cui nessuno può definire la natura e la composizione.

La sola teoria in lizza, attualmente, consiste di attribuire questa accelerazione alla “costante cosmologica” che è presente nell’equazione di Einstein e che tutti gli scienziati, fino ad allora, erano d’accordo nel pensare che fosse … nulla! ...

domenica 20 marzo 2022

Cronaca di un’onda gravitazionale annunciata

Sappiamo che esistono, ma sono decenni che gli scienziati inseguono il sogno di rivelare direttamente queste increspature dello spazio-tempo. L’attesa è così spasmodica che ogni sussurro, amplificato a dismisura dalla rete, diventa un colpo di cannone

Foto: Simulazione 3D di onda gravitazionale prodotta da due buchi neri orbitanti. 
Crediti: Henze, NASA

di Patrizia Caraveo

Le onde gravitazionali sono un argomento particolarmente caldo perché rappresentano la nuova frontiera della ricerca in fisica e astronomia.
Sappiamo che esistono, ma sono decenni che gli scienziati inseguono il sogno di rivelare direttamente queste increspature dello spazio-tempo attraverso la misurazione della minuscola variazione di lunghezza che il loro passaggio provocherebbe nel braccio di un rivelatore. 

Ha iniziato negli anni ’60 Joseph Weber, il mitico Gravity Joe, che ha ben presto scoperto che rivelare un’onda che ritmicamente stira e comprime di quantità infinitesimali lo spazio è una misura delicatissima perché qualsiasi vibrazione terrestre (un motore su una lontana autostrada, un treno, le onde dell’oceano distante chilometri) ha un effetto più grande di quello causato dal passaggio di un’onda gravitazionale. 
Isolare da ogni disturbo esterno i rivelatori è una sfida al limite del possibile. Gli sforzi di Gravity Joe non sono andati perduti perché hanno ispirato la nuova generazione di rivelatori di onde gravitazionali, pensati per avere dimensioni molto più grandi, quindi molto più sensibili (cioè capaci di rivelare segnali molto più deboli) ma molto più difficili da isolare dall’ambiente circostante. 

La sfida si può vincere solo combinando i risultati di rivelatori in angoli diversi della terra. Mentre i disturbi saranno diversi, un eventuale segnale reale verrà registrato da tutti in una ordinata sequenza temporale. In effetti, vedendo quale è il rivelatore che registra prima il segnale, sarà possibile avere un’idea, grossolana ma sempre utile, sulla direzione di provenienza dell’onda gravitazionale...

mercoledì 16 marzo 2022

Alchimia e scienza dei magi

 di Francis Xavier

Generalmente quando si parla di alchimia si pensa ad un personaggio bislacco con il barbone e tunica che maneggia all'interno della sua officina tra alambicchi, liquidi magici ed erbe rare. Una favola per ben nascondere all'opinione pubblica la vera natura dell'alchimia: il laboratorio è il corpo stesso e gli strumenti sono già tutti lì nelle nostre viscere e nella nostra mente.

Per comprendere l'alchimia è necessario deprogrammarsi dalla dottrina ufficiale che vede l'uomo vittima di sé stesso e degli eventi accidentali che ne determinano l'esistenza. 
E' ora che si faccia veramente luce su questo aspetto della biologia umana che sfocia direttamente nella metafisica.

Per farlo è necessario dare una serie di definizioni che chiariscano al lettore che ciò che tratterò di seguito non è una favola o un racconto di fantascienza, ma piuttosto un qualcosa che è sempre esistito e che abbiamo dimenticato a causa di un ideologia oscurantista figlia del medio evo. L'epoca della caccia alla streghe ha ricacciato nel mistero e nel segreto quello che viene chiamato esoterismo oppure occultismo e che il sottoscritto invece considera una tecnologia alla stessa stregua dell'ingegneria elettronica o bio-chimica.

Prima di tutto è necessario parlare della natura della materia: come è stato dimostrato all'inizio del XX secolo esiste un equivalenza tra energia e massa e che gli insiemi energetici che normalmente definiamo come quark, elettroni, positroni non sono altro che contenitori di tale energia che messi in talune condizioni si comportano esattamente come onde elettromagnetiche (interferometria). Inoltre recenti scoperte hanno evidenziato, come nel fenomeno del Casimir Effect, si generino delle forze in spazi nanometrici apparentemente inspiegabili con la fisica classica.

Non essendo un fisico non mi addentrerò nella spiegazione di tali effetti, ma mantenendo un linguaggio semplice dirò che ciò che costituisce il visibile e l'invisibile è composto da energia vibrante che in talune condizioni si condensa in massa.
La massa posta in certe condizioni si ritrasforma nuovamente in energia vibrante....

sabato 21 dicembre 2019

Gravità quantistica: a che punto siamo?

di Fausto Intillaoloscience

Nel campo della fisica delle particelle, in questi ultimi due decenni abbiamo assistito ad un rapido progresso in relazione ad uno dei temi più accesi e dibattuti dai ricercatori di tutto il mondo, che si occupano di meccanica quantistica, teoria delle stringhe e teoria quantistica dei campi: la gravità quantistica.

Tutti i nuovi approcci matematici a tale realtà facilmente osservabile in ambito macroscopico ma unicamente calcolabile nel mondo dell’infinitamente piccolo, non tendono infatti ad escluderla bensì ad incorporarla nelle equazioni fondamentali che regolano e descrivono la geometria dello spaziotempo (sempre dinamica ed evolvente nel tempo, come scoprì Einstein agli inizi del XX secolo). 

Molti teorici oggi, per rendere più semplici le equazioni che tengano conto della gravità quantistica, utilizzano delle riformulazioni della Relatività Generale, strutturate in modo tale da rendere la teoria di Einstein molto simile a quella delle teorie di gauge (per intenderci, quelle su cui si basa il Modello Standard della fisica delle particelle). 

L’idea centrale è dunque quella che non si debba partire dallo spazio o da “qualcosa che si muove nello spazio”, bensì da qualcosa che lo “trascenda” e abbia, invece dello spazio, una struttura puramente quantistica ...

venerdì 26 luglio 2019

L’ordine del Tempo (Carlo Rovelli)

Tempo e spazio per l’umanità sono sempre stati collegati in qualche modo. Forse per la loro incessante presenza che sembra accogliere la nostra vita. O forse per come i tentavi di descriverli, e poi di controllarli, abbiano finito per definirne un significato a priori, di volta in volta approfondito da nuove teorie scientifiche.

In architettura queste due componenti risultano determinanti, non solo concettualmente ma anche nella traduzione di ogni azione progettuale. 
Sia sul piano legale che su quello tecnologico tempo e spazio penetrano in ogni scala di restituzione, dettagliano ciascun elaborato (cartaceo o digitale), regolando, come dei binari fondamentali, il flusso del processo di trasformazione. 

Tempo e spazio risultano talmente (intuitivamente) reali da non essere mai messi in discussione. 

La memoria, poi, aiuta a consolidare questo (naturale) convincimento, offrendo la continuità lineare della narrazione attraverso la storia(delle città, del territorio, dell’architettura, dell’urbanistica). 

Come si potrebbe negare l’esistenza del passato, della stratificazione archeologica, del passaggio generazionale? ....

sabato 1 giugno 2019

La quarta dimensione

 
La quarta dimensione non gode di un'immagine seria, credibile, scientifica. Agli occhi dei più, è relegata in una, più o meno fantasiosa, letteratura di fantascienza, della quale si ama credere che sia rigorosa e fondata ma si sa che così non è.

E allora, la quarta dimensione è roba da trucchi cinematografici e da libri di non sempre alta qualità. Per non parlare poi del nome stesso: la quarta dimensione. E' naturale. Troppo naturale. Eh sì, perché tutti sappiamo che viviamo in uno spazio a tre dimensioni: e se ne aggiungiamo un'altra, questa non può essere che la quarta.

Ma supponiamo di essere immersi da sempre in uno spazio a quattro dimensioni: quale delle quattro è la quarta? Quale viene per ultima? Non c'è dubbio: le prime tre, da qualsiasi dimensione vogliamo iniziare a contare, le pensiamo sempre come altezza, ampiezza e profondità.

Già. Partiamo proprio da qui. Dalle classiche e notissime altezza, ampiezza e profondità. Be', siamo proprio sicuri che esista l'altezza, l'ampiezza e la profondità di un oggetto, di un ambiente, di uno spazio? ...

sabato 6 aprile 2019

Pensiero, memoria, spazio-tempo…miraggi?

di Isabella di Soragna

Sono cosciente, esisto... ma solo se lo “penso”, se “Lo so”.

Il pensiero crea, definisce, inquadra una certezza, quella di esistere.
Ma se non c'è pensiero, esisto o no? ( Prima dei due anni il bambino non ha la sensazione dello spazio e del tempo, non sa di esistere perchè non lo “pensa”.)

Se elimino pensiero, associazioni, etichette, memorie... esisto? Non esisto? O nessuno dei due? Al risveglio la mattina, vi è per primo una sensazione di “esserci”(che è il primo concetto anche se vago), poi i pensieri appaiono a profusione dopo la prima auto-convinzione-definizione che ‘'esisto''... come pesci che guizzano e poi scompaiono, come farfalle o moscerini che - grazie alla memoria - continuano a farmi immaginare e a convincermi che ‘'sono un corpo e una mente”, mentre invece fanno parte del film che mi sono inventato, subito dopo l'apparizione del primo pensiero che ricopre o nasconde all'istante questo ‘'non-so-che-non-so'' in cui poi mi ri-immergo addormentandomi. Tutto o.k. ma perch* prendersi per quello che non siamo? In realtà continuo a dormire anche... al risveglio, ma non lo realizzo!

Anche se i neo-advaitin ti ripetono fino alla nausea che “non sei l'agente'' e vi è solo l'emozione di tristezza, paura o collera ecc. è ancora il più gran tranello mentale! CHI OSSERVA L'EMOZIONE? CHI REAGISCE PUR NASCONDENDOLO? è IL PRIMO PENSIERO: ‘'IO”(ben camuffato ma ben reattivo!). Anche l'affermare “non c'è un io che reagisca'' è un'ipocrisia tipicamente mentale. Per smantellare totalmente l'ego ci vuole un agguerrito Sherlock Holmes della Realtà! Si può solo “vivere” ogni istante l'Assoluto(che già siamo), non saperlo o immaginarlo attraverso una camuffamento di “realizzazione”.

Il pensiero quindi è “tempo”. Non si può ”pensare”, se non vi è una nozione di tempo quindi di spazio e dunque di “memoria”. (v. articolo sul sito ‘'Tempo/ eternità - Spazio/infinito)
Vediamo cos'è in fondo la memoria ...

venerdì 22 febbraio 2013

David Bohm parla di Krishnamurti e della Meditazione

Il primo contatto che ebbi con l’opera di Krishnamurti fu nel 1959 quando lessi il suo libro: “La prima e l’ultima libertà”.
Ciò che mi interessò di più fu l’esame in profondità della questione “osservatore e cose osservate”.

Questa questione era al centro del mio lavoro da molto tempo, come teorico della fisica, interessato alla teoria dei quanti. In questa teoria, per la prima volta nello sviluppo della fisica, l’idea che “osservatore e osservato” non possono essere separati, è stata avanzata come necessaria alla comprensione delle leggi fondamentali della materia in generale.

A causa di questo, e anche a causa di molte altre cose, sentii che per me era urgente parlare con Krishnamurti direttamente e personalmente il più presto possibile. E quando lo incontrai in una visita a Londra, fui colpito dal vedere fino a che punto era facile comunicare con lui. Questo era reso possibile per l’intensità della sua attenzione e la libertà, fuori da tutte le barriere e protezioni, con la quale reagiva a ciò che avevo da dire.

Come individuo nella ricerca scientifica mi sentivo assolutamente a mio agio con questo genere di reazioni, perché era della stessa qualità di quella che avevo incontrato nel contatto con altri scienziati coi quali ero mentalmente in accordo. E penso più particolarmente a Einstein, che dava prova della stessa intensità e assenza di barriere nelle molte conversazioni tra me e lui.

Dopo questo ebbi molti incontri, cominciai a vedere Krishnamurti regolarmente, a discutere con lui ogni volta che veniva a Londra. Fu l’inizio di una associazione divenuta più stretta tanto che mi sono interessato alle scuole, come Bockwood Park in Inghilterra, fondata per sua iniziativa...