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domenica 24 maggio 2026

Il doloroso declino degli imperi


 di Juan Torres López

Gli Stati Uniti stanno entrando nella fase più pericolosa. L’impero continua a essere straordinariamente potente, ma non abbastanza da imporre la propria supremazia senza costi altrettanto straordinari per gli altri e per se stesso.

Da settimane, il sito web della Casa Bianca si apre con un testo che conclude dicendo: “Siamo indubbiamente entrati in un’Età dell’Oro della grandezza americana, che promette opportunità e sicurezza ancora maggiori in futuro”. Un messaggio che il presidente Trump ripete spesso aggiungendo che il suo paese è la prima grande potenza mondiale in tutti i campi.

È indubbio che il potere di quel paese sia immenso e che sia all’avanguardia nel mondo in molti ambiti cruciali per l’economia, la politica e la vita degli esseri umani. 

Ma l’amministrazione statunitense e il suo massimo leader danno un’interpretazione piuttosto parziale del posto che gli Stati Uniti occupano nel mondo....

martedì 9 luglio 2024

Guerra, divisione del mondo o fine di un impero?

di Thierry Meyssan

In molti pronosticano una guerra mondiale. Infatti alcuni gruppi vi si preparano. Ma gli Stati sono ragionevoli e, nei fatti, pensano piuttosto a una separazione consensuale, a una divisione del mondo in due mondi diversi, il primo unipolare, l’altro multipolare. 

(Immagine: Tutti gli imperi sono mortali. Anche l’impero americano. Dipinto di Alexandre Granger)

Ma forse si delinea un terzo scenario: l’“Impero americano” non si dibatte nella trappola di Tucidide, sta collassando come l’ex rivale, l’Unione Sovietica.

Gli straussiani statunitensi, i nazionalisti integralisti ucraini, i sionisti revisionisti israeliani, nonché i militaristi giapponesi si augurano una guerra generalizzata. Sono isolati, sicuramente non sono movimenti di massa. 
Al momento nessuno Stato sembra volersi avviare su questa strada ...

lunedì 27 novembre 2023

Un ordine internazionale pacifico necessita di mercati liberi

 
Prendere una delle parti in un conflitto bellico significa modificare le percezioni delle persone cosicché esse siano allineate agli interessi statali in gioco? 
Stiamo parlando pur sempre di contribuenti, i quali vedono in prima linea i loro soldi quando si tratta di spesa pubblica. 

Giudicherete voi, cari lettori, dopo che vi avrò portato alcuni esempi. Thomas Gibbons-Neff, corrispondente dall'Ucraina per il New York Times, ha scritto un articolo in cui descrive come gli addetti stampa ucraini e alcuni giornalisti occidentali abbiano cercato di minimizzare, giustificare o coprire l'uso dei simboli nazisti da parte dei soldati ucraini. Un passaggio specifico racconta di fotoreporter occidentali che chiedevano ai loro soggetti di rimuovere le toppe con gli emblemi nazisti prima di scattare foto, oltrepassando il limite tra documentare e la messa in scena. 

L'ex-editorialista del New York Times, Ben Smith, ha pubblicato un articolo in cui riportava che molti giornalisti occidentali sono diventati frustrati dal modo in cui il governo ucraino utilizza l'accesso e l'accreditamento per modellare la copertura della guerra. Ad esempio, l'esercito ucraino ha minacciato di revocare le credenziali di un fotoreporter dopo che aveva scattato foto di soldati coscritti con la forza senza la presenza o il permesso di un addetto stampa militare. 

In un altro esempio, una troupe della NBC News si è recata in Crimea per intervistare i residenti sulla guerra. Dopo aver riferito che la maggior parte delle persone con cui avevano parlato preferiva che la Crimea appartenesse alla Russia, il governo ucraino ha revocato le credenziali della NBC e ha confinato suddetta troupe in un hotel. Smith parla persino di Gibbons-Neff a cui è stato revocato l'accesso e le credenziali dopo aver riferito dell'uso da parte dell'Ucraina di munizioni a grappolo vietate. 

Ma tutto questo non è qualcosa di nuovo o insolito: il governo degli Stati Uniti ha utilizzato tattiche simili per plasmare la narrazione delle sue guerre in Afghanistan e Iraq ... 

lunedì 25 aprile 2022

Il mondo nel 2030

di Ignacio Ramonet
(anticipazioni di maggio 2013)


Ogni quattro anni, con l’inizio del nuovo mandato presidenziale negli Stati Uniti, il National Intelligence Council (NIC), l’ufficio di analisi e di anticipazione geopolitica ed economica della CIA (NIC), pubblica un rapporto che diventa automaticamente un riferimento per tutte le cancellerie del mondo.

Anche se, ovviamente, si tratta di una visione molto parziale (quella di Washington), elaborata da un’agenzia (la CIA) la cui missione principale è difendere gli interessi degli Stati Uniti, il rapporto strategico del NIC presenta una indiscussa utilità perché è il risultato della messa in comune – rivista da tutte le agenzie di intelligence USA – di studi elaborati da esperti indipendenti di varie università e di molti altri paesi (Europa, Cina, India, Africa, America Latina, mondo arabo-mussulmano, ecc.).

Il documento confidenziale che il presidente Barak Obama ha trovato sulla scrivania del suo ufficio alla Casa Bianca lo scorso 21 gennaio, quando ha iniziato il suo secondo mandato, è stato appena pubblicato col titolo Global Trends 2030: Alternative Worlds (Tendenze mondiali 2030: nuovi mondi possibili).
Cosa ci dice questo documento?

La principale constatazione è il declino dell’Occidente ...