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venerdì 9 gennaio 2026

La rivoluzione dal divano

 di Joshua Stylman

Non è straordinario come abbiamo rivoluzionato la rivoluzione stessa? Nei tempi bui dell'attivismo – sapete, gli anni Novanta – le persone hanno dovuto sopportare difficoltà come “uscire” e “parlare con gli sconosciuti” per far sentire la propria voce. Portavano cartelli fisici, cantavano fino a perdere la voce e a volte saltavano persino il brunch. Tali sacrifici sembrano quasi barbari per gli standard illuminati di oggi.

Che tempi per essere vivi! Abbiamo finalmente perfezionato l'arte del massimo impatto con il minimo sforzo; abbiamo democratizzato la cura riducendola alla sua forma più essenziale: gesti performativi che non richiedono assolutamente alcuna conoscenza, sacrificio o impegno.

Non è meraviglioso come ora possiamo diventare istantaneamente esperti geopolitici di conflitti che non potremmo localizzare su una mappa? Ieri pensavate che la Crimea fosse un dessert italiano, oggi dibattete sulle no-fly zone come se steste tenendo un briefing alla NATO. Abbiamo imparato la geopolitica a velocità elevata: leggere i titoli, farsi un'opinione, fare la predica agli altri, tutto in meno di 30 secondi. 
Chi ha bisogno di leggere libri quando si ha l'Università di TikTok? ...

sabato 26 ottobre 2024

Essere o apparire?


“Ogni apparire è imperfetto: nasconde l’essere; a partire da lui si costruiscono un voler-essere e un dover-essere, che sono già una deviazione del senso. Soltanto l’apparire, in quanto potersi dare – o può darsi - è appena visibile. Detto ciò, esso costituisce la nostra condizione umana”. 

Algirdas Julien Greimas

Una frase illuminante sotto tutti gli aspetti. Una frase citata in un libro di semiotica, ma che fuori dalla sua specificità, bene descrive una condizione umana. Richiama infatti la condizione per eccellenza della nostra società e porta alla luce il problema dell’apparire. L’essere il più delle volte è nascosto dall’apparire, ma quest’ultimo diventa pietra “fondativa” dei rapporti sociali.

Ogni giorno intraprendiamo rapporti d’apparenza e non rapporti d’essere. Questo apparire, essere apparenza nasconde il dilemma del voler-essere e il dover-essere. Tutti noi infatti creiamo un immagine di noi stessi . La domanda che ci viene spontanea farci è: “Nella società rispecchiamo effettivamente il nostro essere?”

Questa è una domanda che non ha una risposta precisa, ma l’invito è quello di riflettere su noi stessi: su quello che siamo per prima cosa e subito dopo di preoccuparci a cercare di mediare ed unire questo essere con il nostro apparire...

giovedì 30 marzo 2023

L'insostenibile superficialità della moda

 di Paolo Ermani

Fra i tanti consumi non indispensabili o superflui di sicuro la moda è uno dei principali.

Se la crisi fosse davvero come ce la dipingono dovrebbe essere uno dei primi settori a subire vistosi crolli e invece succede esattamente il contrario, gode di buona salute. 
Cosa ci può essere di più effimero e insensato di qualcosa che dura una stagione, è fabbricato normalmente da schiavi o schiave di paesi lontani e viene rivenduto a prezzi alti o altissimi semplicemente perché c’è un marchio famoso apposto da qualche parte? 

Un extraterrestre sceso sulla terra si domanderebbe se ci ha dato di volta il cervello a spendere così tanto (un “tanto” che tutti dicono di non avere) per una firma di qualche eccentrico stilista che esporta soldi in paradisi fiscali e che noi continuiamo a rendere ricco sfondato e ad acclamare pure come genio italico. 
Tra l’altro questa moda non ha certo nulla a che fare con l’arte della sartoria artigianale...

giovedì 27 agosto 2020

Distinzione tra ciò che dipende e ciò che non dipende da noi


 Manuale di Epitteto - (Encheiridion)
Versione curata da Claudio Buffa.

Il "Manuale" di Epitteto (50 ca - 138 ca) occupa un posto particolare fra i trattati di filosofia stoica. Infatti, come indica il titolo originale in greco, "Encheiridion" (a portata di mano), non si tratta di una organica riflessione sui fondamenti della dottrina, bensì di un agile strumento offerto a chi vuol vivere bene, seguendo i princìpi della morale stoica.

1) DISTINZIONE TRA CIO’ CHE DIPENDE E CIO’ CHE NON DIPENDE DA NOI

Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no.

Sono in nostro potere: l'opinione, il volere, il desiderio, l'avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontà.

Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi.

Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né avversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre.

Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei.

Se invece stimerai tuo ciò che è tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del male.

domenica 23 agosto 2020

L'inganno dell'Io

di Francesco Lamendola

Dobbiamo liberarci dall'inganno dell'io, centro illusorio della nostra persona.. 

Nel precedente articolo «Lo spirito non s'identifica con l'io, ma è un ente sostanzialmente diverso da esso» (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice) abbiamo sostenuto che lo spirito tende a identificarsi con l'io a causa del corpo, ma che si tratta di una identificazione soggettiva e arbitraria, comunque limitata nel tempo; perché, se è vero che non possiamo immaginare un io senza corpo, possiamo però immaginare benissimo uno spirito senza corpo e, dunque, senza io.
Riprendiamo, brevissimamente, alcuni concetti già espressi in quella sede.

Non si può affermare che lo spirito sia il contrario dell'io; non è più grande, né più piccolo; non è più vicino, né più lontano: esso è, semplicemente, un'altra cosa. Lo spirito è diverso dall'io: è un ente a sé stante; il quale, fino a quando si trova congiunto ad un corpo, cade nell'illusione di chiamarsi «io», identificandosi con la sua parte transitoria e non essenziale.

E proprio questo è stato il fraintendimento in cui sono caduti le filosofie idealiste e, in parte, anche quelle spiritualiste: aver posto lo spirito come sinonimo dell'io, come una cosa sola con l'io. Invece lo spirito è un ente ontologicamente completo e perfetto, mentre l'io è un ente anfibio e, in ultima analisi, psicologico: è la coscienza che si pone come soggetto, ma soggetto di che cosa? Non di se stessa, perché anch'essa sta fra lo spirito e il corpo, è di natura ambigua: senza l'unione temporanea di corpo e spirito, non vi sarebbe coscienza, quindi non vi sarebbe io.

Di che cosa è allora soggetto la coscienza, di che cosa è soggetto l'io? È soggetto nei confronti del mondo esterno, nei confronti del tu ...