Nell’era odierna che stiamo vivendo sta succedendo una cosa molto strana. Pensiamo di poter gestire completamente la nostra vita.
Abbiamo la tecnologia per vivere comodamente, per progettare ogni nostra azione in modo da limitare gli sforzi. Ci sentiamo al sicuro dentro le nostre case. In tutta la nostra vita sembra che non ci sia nulla che non vada perché tutto risponde al nostro apparente comando. Ci sentiamo inattaccabili e pensiamo di avere il pieno controllo sul dispiegarsi degli eventi che si susseguono.
Eppure…eppure potremmo non essere veramente “vivi”, o almeno non esserne consapevoli. Quante volte avete pensato dentro di voi “sono vivo”, “sono felice e grato di essere vivo in questo momento”? Può sembrare banale ma non lo è affatto. La maggior parte di noi non è consapevole di essere vivo in questo istante. Siamo così indaffarati nelle nostre faccende quotidiane da non accorgerci della questione principale: che noi siamo qui. Ora. E già questo di per sé è un dono inestimabile niente affatto scontato.
Questo problema è tipico della società occidentale e si può risalire alla sua origine fin dalla definizione di Descartes: “cogito ergo sum”. Con questa affermazione il soggetto assume rilevanza e consistenza implicita su tutto il resto. Come sostiene Heidegger nei suoi Seminari, con Cartesio “l’uomo diviene l’upokeimenon, il fondamentum inconcussum (la base, il fondamento incrollabile, certo)”. Si assume come certezza l’esistenza dell’uomo e ci si sposta dal piano veritativo a quello della certezza. Da quel momento in poi l’uomo non ha più bisogno di porsi domande circa la sua esistenza perché quel problema è già superato, è una certezza incrollabile ...

