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giovedì 8 gennaio 2026

Il nostro QI sta calando di anno in anno in modo pericolosamente veloce

Quando le nonne ci dicono “ti rimbambisci perché sei sempre al cellulare” potrebbe perfino esserci un fondamento scientifico. C’è, anzi.

Negli ultimi anni, ricerche confermano un declino del quoziente intellettivo (QI) medio, invertendo l’“effetto Flynn che aveva visto salire i punteggi di 3 punti per decennio nel XX secolo. 

Un cambio di passo sempre più evidente su cui si indaga per verificare un possibile invertimento di tendenza. Studi dal 2023 al 2025, tra cui meta-analisi e coorti longitudinali, quantificano cali di 0,2-6 punti per generazione, attribuibili a fattori ambientali come tecnologia e educazione.

Analisi di test QI dal 2005-2024 su popolazioni germanofone mostrano un calo nel “positive manifold” cognitivo, con abilità meno correlate e punteggi inferiori in ragionamento strutturato (-5 punti cumulativi post-1970 nel Regno Unito)...

lunedì 2 maggio 2016

Televisione, deprogrammazione e autoriprogrammazione

 Andrea Bizzocchi

Il punto di partenza è molto semplice. Il 98% dei nostri pensieri non sono consci bensì inconsci (e di conseguenza il 98% dei nostri comportamenti e azioni lo sono altrettanto perché dipendono da questi pensieri inconsci). 

In altre parole non siamo consapevoli dei pensieri che pensiamo, tanto è vero che non possiamo anticiparli. Ne diventiamo consapevoli solamente dopo averli pensati.

I pensieri inconsci esistono perché esistono naturalmente, ma negli ultimi decenni, grazie (si fa per dire) alla scienza della manipolazione mentale, di questi pensieri inconsci siamo meno consci che mai. 
In breve le nostre menti sono controllate.

Non è un modo di dire. Lo sono nel senso più autentico del termine. I nostri pensieri non sono nostri ma indotti. E lo sono praticamente sempre...

giovedì 4 luglio 2013

Facebook cambia il nostro cervello?

“Facebook potrebbe cambiare il nostro cervello” questo allarme lo lancia Susan Greenfield, docente di neuroscienze all’Università di Oxfordin recente articolo sul The Telegraph.
Secondo lo scienziato, il famoso social network potrebbe “infantilizzare” i nostri pensieri.

Particolarmente pericolosa per il cervello umano, secondo Greenfield, è la nuova applicazione Facebook Home, l’app per smartphone Android recentemente presentata che rende il nostro telefono Facebook centrico. 
A prima vista questa applicazione sembrerebbe innocua, con essa l’utente potrà immediatamente sapere se gli amici ti avranno invitato, caricato le foto e cosa stanno facendo. 
Tuttavia, questa conoscenza istantanea nasconde un pericolo che alimenta ulteriormente la nostra ossessione nell’approcciare le vite degli altri e alimentare il nostro ego, con il monitoraggio continuo di quello che dicono di noi sulla regina delle reti sociali. Risultato? la nostra individualità può essere seriamente danneggiata, spiega Greenfield.

Il motivo? Essere costantemente esposti alla vita degli altri, ci costringe a creare ed eseguire una “supervita” digitale e ci fa relegare ai margini la tutela della nostra vita privata.

Il nostro cervello su “riprogrammerebbe” in modo che la nostra vita privata ceda terreno alla nostra vita pubblica, di fatto rendendoci personaggi pubblici (anche se questo avviene tra pochi amici)...