Gianni Tirelli
Ciò che definiamo metaforicamente il “Diavolo” si inquadra in un’entità priva di qualsiasi forma di volontà, risultato ultimo di una mutazione indotta dalla degenerazione della coscienza individuale, che al valore etico della verità e alla passione intellettuale volta al suo conseguimento, ha sostituito l’inettitudine, la paura, il dubbio e la mercificazione della dignità!
Nelle nostre società “moderne”, ci sono sempre più individui che pur di scansare ogni fatica fisica, morale e psicologica, si adattano al peggio, tradendo così ogni vero sentimento umano, di amore e di valori. In questo modo, imparano a mentire e a fingere (sia con gli altri che a se stessi) in una sorta di commedia dell’assurdo che si propone di contrastare e placare un pungente disagio psico/somatizzante, prodotto da una paura esistenziale paranoide e dall’intima vergogna, relativa a un’auto stima ai minimi termini – fino a confondere, in seguito, la realtà con la commedia. Le attenuanti, poi, intervengono come elementi dopanti di deresponsabilizzazione e sistematica maldicenza, accusando gli altri di essere la vera causa dei nostri problemi e fallimenti!
In molti casi, una tale condizione, innesca una sorta di particolare sindrome di Stoccolma, rivisitata in chiave sociale e applicata ad un perverso rapporto di coppia. In questo modo, si condivide e si partecipa alla follia dell’altro per non impazzire, condividendone i lati più oscuri e schizofrenici e assecondando supinamente ogni sua scelta e malato desiderio. In questo caso, la vittima viene assimilata e risucchiata gradualmente, all’interno della personalità del carnefice, fino a divenirne lei stessa, parte integrante e dominante...
