È più che comprensibile che l'uomo civilizzato voglia sterminare i selvaggi
di Natalino Balasso
L'esistenza del selvaggio gli ricorda infatti che lui deve lavorare quindici giorni per pagare l'affitto di un piccolo appartamento, o dieci, quindici anni per pagarne la proprietà, mentre il selvaggio costruisce la sua casa in due giorni e ne è altrettanto protetto.
L'esistenza del selvaggio gli ricorda che perde i 3/4 della sua giornata ad occuparsi di cose di cui non vorrebbe occuparsi, mentre il selvaggio impiega la maggior parte del suo tempo a oziare e a giocare.
Infine l'uomo civilizzato vive la gran parte della sua vecchiaia malato e triste, mentre il selvaggio vive sano tutta la vita e quando si ammala muore senza lasciare ai suoi figli l'incombenza di un costoso funerale per pagare il quale dovranno impiegare ancora parte del proprio tempo a lavorare.
Una volta eliminati tutti i selvaggi della terra, gli uomini civili potranno dimenticare il paradosso di una cosa che chiamano progresso e che non ha migliorato la loro vita ...
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mercoledì 11 marzo 2026
lunedì 13 luglio 2015
Chi più felice dell'uomo della pietra?
di Gianni Tirelli
Affermare che l’uomo cibernetico del nostro tempo sia l’espressione massima del suo ego, è una conclusione inattendibile e incongruente.
Contrariamente a tali congetture, l’individuo robotizzato delle società moderne, non ha alcun Ego, non essendo in possesso di alcun parametro di solido riferimento attraverso il quale addivenire a delle scelte oggettive!
Viviamo nel totale relativismo, etico, morale affettivo e spirituale! Non serviamo più a nulla, non abbiamo scopi, vere motivazioni, se non la meccanica spinta alla mera sopravvivenza, condizionata da un residuo istinto di auto/conservazione, che si va spegnendo e che porterà una gran parte dell’umanità ad un suicidio di massa.
Viviamo e ci comportiamo contro natura. Questo accade perché, oggi, ogni comportamento, motivazione e scelta, non sono rivolti al benessere, al bisogno primario e alla felicità dell’individuo, ma al mero e banale profitto materiale e psicologico – alla soddisfazione di dipendenze, e al ricorso di attenuanti, addotte al fine di relativizzare, giustificare le nostre debolezze strutturali.
Confrontando e comparando, attraverso alcuni parametri di riferimento oggettivi la condizione e lo stile di vita dell’uomo della pietra con l’individuo tecnologico dell’era moderna, saremo in grado di ricavarne il livello di libertà, e di felicità raggiunti dall’uno o dall’altro, nella loro diverse circostanze temporali.
La consapevolezza di sé e delle cose, è il gradino più alto della conoscenza. E quanto più è filtrata dalle intrusioni di natura didattica, culturale, informatica, psicologica e nozionistica, tanto più la libertà mentale dell’uomo sarà prossima alla verità...
Affermare che l’uomo cibernetico del nostro tempo sia l’espressione massima del suo ego, è una conclusione inattendibile e incongruente.
Contrariamente a tali congetture, l’individuo robotizzato delle società moderne, non ha alcun Ego, non essendo in possesso di alcun parametro di solido riferimento attraverso il quale addivenire a delle scelte oggettive!
Viviamo nel totale relativismo, etico, morale affettivo e spirituale! Non serviamo più a nulla, non abbiamo scopi, vere motivazioni, se non la meccanica spinta alla mera sopravvivenza, condizionata da un residuo istinto di auto/conservazione, che si va spegnendo e che porterà una gran parte dell’umanità ad un suicidio di massa.
Viviamo e ci comportiamo contro natura. Questo accade perché, oggi, ogni comportamento, motivazione e scelta, non sono rivolti al benessere, al bisogno primario e alla felicità dell’individuo, ma al mero e banale profitto materiale e psicologico – alla soddisfazione di dipendenze, e al ricorso di attenuanti, addotte al fine di relativizzare, giustificare le nostre debolezze strutturali.
Confrontando e comparando, attraverso alcuni parametri di riferimento oggettivi la condizione e lo stile di vita dell’uomo della pietra con l’individuo tecnologico dell’era moderna, saremo in grado di ricavarne il livello di libertà, e di felicità raggiunti dall’uno o dall’altro, nella loro diverse circostanze temporali.
La consapevolezza di sé e delle cose, è il gradino più alto della conoscenza. E quanto più è filtrata dalle intrusioni di natura didattica, culturale, informatica, psicologica e nozionistica, tanto più la libertà mentale dell’uomo sarà prossima alla verità...
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