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mercoledì 20 novembre 2024

Società di servizi: la Repubblica

Ti sei mai chiesto cosa è lo stato? Niente di più, niente di meno che una società di servizi.

Un'approfondita ricerca in merito alla reale situazione della sovranità della Repubblica Italiana

di Milar Solaris

Pensa a uno stato ideale, costituito per volontà da uomini vivi in corpo vivente di carne, ossa e sangue che vogliono co-operarare
Congiuntamente, collettiva-mente (da collettivo mente). Tali uomini creano una rappresentazione della loro volontà di agire con un unico proposito, e lo chiamano nazione, stato. Etimologicamente la parola stato deriva da differenti lingue, compreso il latino STATUS dal quale si origina come participio passato del verbo stare, stare saldo, rimanere.

Società di servizi
Anche in fisica lo stato di un elemento è quella “condizione” in cui si trova detto elemento quando è in equilibrio con l’ambiente che lo circonda. Nel caso della collettività, lo stato indica una condizione di fermezza di propositi. Uno stato della mente che decide, collettiva-mente, di posizionarsi in un certo modo rispetto al “mondo” che la circonda.
Dalla parola stato nascono quindi termini come istituire, costituire, istituzione, statuto. Dunque ci si ricollega sempre al significato di porre, stabilire, tenere fermo (nel nostro esempio un proposito). 
Idealmente, soprattutto secondo quanto ci vuol fare credere una certa classe di individui, questi Stati sarebbero stati istituiti con il proposito di unire la volontà di più uomini per raggiungere uno scopo ...

martedì 20 agosto 2024

La democrazia dei burattini

C’era una volta, nella ridente nazione di Democrazia, un burattinaio di nome Potere, famoso per il suo ghigno beffardo e le lunghe dita nodose che si intrecciavano come serpenti affamati.

Con abilità diabolica, manovrava i suoi burattini politici, marionette goffe con teste vuote come zucche e cuori gonfi di vanità, più interessati alle poltrone dorate che al bene del popolo.


Ogni burattino politico brandiva una bandiera sgualcita, come un cavaliere senza destriero, recitando copioni logori su giustizia, libertà e prosperità. Ma dietro le loro maschere sorridenti, si nascondeva un groviglio di avidità e opportunismo, degno dei peggiori mercanti di anime.

Potere li muoveva a suo piacimento, tirando qua e là i loro fili invisibili come un maestro burattinaio al gioco. Li costringeva a promettere l’impossibile, ad accendere odi inutili come fiammiferi al vento, seminare discordia tra la gente semplice come semi di zizzania, dividendo il popolo in fazioni nemiche come polli nel pollaio. 

E la gente, accecata dall’illusione della scelta, si schierava, li applaudiva con un tifo da stadio degno dei tifosi più accaniti, ignara di essere solo uno strumento al servizio di un burattinaio senza scrupoli ...

mercoledì 14 giugno 2023

Rothbard aveva ragione: la guerra non migliora la libertà, la distrugge

Mai titolo fu più azzeccato di quello scelto per questo articolo. Ed è stato dimostrato anche di recente quando l'ennesimo giornalista italiano è stato ferito dalla parte che "supportiamo". 

Ecco che la propaganda di guerra ha alzato le barriere e sciorinato una serie di scuse assurde pur di giustificare chi è nel torto più marcio. 
Non a caso ho scritto "ennesimo", dato che il fato del povero Rocchelli è stato per lo più dimenticato dai media generalisti. 
Questi sono campanelli d'allarme sempre più squillanti per far capire che la guerra Russia/Ucraina non è una lotta ideologica tra le forze del "bene" e del "male", c'è una spiegazione più sensata del motivo per cui si stanno scannando e che a sua volta altera il modo in cui si vede la posta in gioco

Tale spiegazione si trova nel modo in cui gli stati cercano di promuovere i propri interessi e il proprio potere, o ciò che potremmo chiamare "interesse nazionale". 
Già nel 2014 John Mearsheimer, su Foreign Affairs, offriva una panoramica generale esaustiva: le potenze occidentali sono responsabili della crisi in Ucraina perché al vertice NATO del 2008 a Bucarest hanno ignorato gli interessi nazionali russi offrendo la futura adesione alla NATO sia alla Georgia che all'Ucraina. 
La Russia ne fu indignata e rese noto il suo dispiacere, prima con proteste formali e poi invadendo la Georgia. 
L'espansione della NATO ha continuato a ignorare sia gli interessi statali russi che gli esperti americani che predissero la crisi in cui ci troviamo ora. 
Nel 1998 George Kennan disse che l'espansione della NATO avrebbe portato a una nuova guerra fredda; l'ex-ambasciatore in Unione Sovietica, Jack Matlock, disse: “L'espansione della NATO è stato il più grave errore strategico commesso dalla fine della Guerra Fredda”; Ted Galen Carpenter disse: “Era del tutto prevedibile che l'espansione della NATO avrebbe portato alla fine a una tragica, forse violenta, rottura delle relazioni con Mosca. Gli analisti perspicaci hanno avvertito delle probabili conseguenze, ma quegli avvertimenti sono rimasti inascoltati. Ora stiamo pagando il prezzo della miopia e dell'arroganza della linea di politica estera statunitense”...

mercoledì 10 settembre 2014

Sulla sovranità popolare

di Vincenzo Zamboni

Quanto si è "troppo giovani" , o "troppo vecchi" per governare?
Quando e perché si è "competenti" o "Incompetenti" su qualcosa?
Alessandro Magno a trent'anni aveva già conquistato un impero: è davvero importante, questo?

In realtà, il problema sostanziale sta nel fatto che non c'è bisogno di alcun "padre di famiglia" a dirigere il prossimo, né giovane né anziano, né competente né incompetente.
C'è bisogno di sovranità popolare, non di padri.

Il padre e la madre servono ad allevare i bambini, attività che, peraltro, in un mondo un po' più sano di quello in cui ci troviamo a vivere, dovrebbero essere allevati da una comunità, con spirito tribale. Ai tempi degli "Indiani metropolitani" tale metodo ha funzionato benissimo, e funziona ancora oggi, per i pochi superstiti.

La gestione delle decisioni, nelle tribù pellerossa, avveniva attorno al fuoco, con la partecipazione di tutti alla discussione: "tutti" significa anche i bambini .
Solo in questo modo si diventa adulti membri di una comunità autonoma, autosovrana.
Un risultato del tutto simile si può ottenere anche oggi, attraverso i referendum deliberativi senza quorum, di modo che ogni delega attribuita ai rappresentanti civili sia intesa come provvisoria, in quanto comunque soggetta alla volontà popolare quale ultimo agente decisionale.
"Io ti incarico di rappresentarmi alla formazione di norme e decisioni, ma l'ultima parola decisionale è comunque mia, poiché posso sia annullare le tue decisioni che emanarne di autonome": così pensa ed agisce il membro di una comunità che esercita la sovranità popolare, invece della servitù rappresentativa.
Padri?
No, grazie ..

lunedì 27 giugno 2011

Nucleare - La Francia si sveglia

Per una volta il privilegio di guardare gli altri paesi sbrogliare le proprie matasse ce l'abbiamo noi. Dopo la vittoria del referendum del 12-13 giugno in Italia e dopo le dichiarazioni sull'energia nucleare di governi come quello tedesco e giapponese, ora tocca alla Francia prendere una posizione in merito.Lo dovrà fare per forza di cose: tra i 5 e i 7.000 cittadini francesi si sono infatti riuniti nella cittadina di Fessenheim (Alsazia), per formare una lunga, lunghissima catena umana e dimostrare così in modo pacifico come la pensano. Obiettivo della manifestazione è la centrale nucleare di Fessenheim, o meglio, i due reattori attivi, i più vecchi di tutto il paese.
Gestita dal gruppo francese EDF – Electricité de France – la centrale e i suoi due reattori sono lì dal 1977, anno in cui entrarono ufficialmente in funzione. La preoccupazione dei comitati organizzatori e dei cittadini, già comprensibile di per sé, lo diventa ancora di più se si pensa quindi alla tecnologia utilizzata, la PWR (o Pressurized Water Reactor) datata ormai agli anni del dopoguerra...