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sabato 22 ottobre 2022

Non mangiamo più pane (e facciamo bene!)

di Furio Stella

Negli ultimi anni il consumo di pane si è praticamente dimezzato. D’accordo le crisi e gli stili di vita dettati dalla globalizzazione, ma la colpa è anche della qualità. 

Vi ricordate le foto dei cristalli d’acqua di Masaru Emoto

Non sono proprio la stessa cosa, però un po’ ci assomigliano. Stiamo parlando delle immagini dei cristalli di grano, quelle di cui abbiamo già parlato in un articolo sugli “antichi cereali”.

Oggi ve le facciamo anche vedere, e sapete perché? 
Per colpa della notizia, data in più salse, che gli italiani non mangiano più pane. 

Lo dice la Coldiretti, secondo cui di pagnotte, rosette e mantovanine ne mangiamo circa 90 grammi a testa mentre nel 1860, anno dell’Unità d’Italia, i nostri bisnonni mangiavano 1,1 chili di pane a persona al giorno ...

martedì 5 gennaio 2021

Quando la dipendenza dall'effimero si antepone ai bisogni primari

di Gianni Tirelli

Il pane è cibo primordiale. E’ il nutrimento per eccellenza e vita esso stesso. Il suo significato non si può limitare al solo valore alimentare, ma va ben oltre, toccando tutti i momenti più importanti della vita dell’individuo e della comunità, fino a diventare simbolo di fede o mezzo magico, per evocare i fantasmi e le paure, l’angoscia e la solitudine dell’umanità. E solo mangiandolo l’uomo può lenire la propria sofferenza!

Il famoso detto “pane al pane e vino al vino” è un’ espressione con la quale si vuole evidenziare il lodevole comportamento di chi, in ogni circostanza, sa esprimere, con franchezza e senza timori reverenziali verso qualcuno, il proprio parere positivo o negativo.

“Pane al pane e vino al vino”, sono parole fondamentali, dotate di una potente carica semantica, utilizzate come metafore e figure letterarie, come modelli delle verità più immediate, dei significati più profondi e più elementari. Per il fatto di essere tra i più antichi segni umani della terra, il pane e il vino diventano simboli della nostra stessa identità.” Così, il prof. Cusumano ha spiegato come questi frutti di una storia e di una cultura millenaria siano congiunti alla radice sia sul piano alimentare che su quello linguistico e ha riportato ampie e interessanti esemplificazioni documentate nella letteratura orale e popolare e nei riti e negli usi tradizionali.

Per tutto questo, diciamo ancora «pane al pane e vino al vino», per chiamare le cose con il loro nome, per restituire, in un tempo difficile e confuso, significato e valore alle parole, per ritrovare il senso vero e profondo della realtà che rischiamo di perdere, abbagliati dallo sfavillio dell’effimero che oggi abita le nostre vite ..