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domenica 11 settembre 2011

Nanopatologie e torri gemelle

di Stefano Montanari

Tutti ricordano il crollo delle Torri Gemelle di New York. Era l'11 settembre 2001, una data che potrà essere adottata dai libri di scuola del futuro come quella di un'epoca che si apre.

Quel giorno io ero a Modena e Morena [dott.ssa Gatti] a Londra. 

Tutti e due vedemmo il disastro in diretta TV e Morena mi telefonò dicendomi che, con tutta quella polvere, era impossibile che non si verificasse un'impennata delle "nostre" patologie. La considerazione era ormai del tutto ovvia per noi. 

A un anno di distanza, il New York Herald Tribune chiese ai lettori di tutto il mondo di mandare qualche riga in commemorazione del disastro, e Morena scrisse che ci sarebbe stata tutta una serie di malattie e di morti di cui non si sarebbe capita la causa. Un messaggio un po' alla Nostradamus per chi non fosse informato sulle nanopatologie, ma chiarissimo e lapalissiano per tutti gli altri.

La cosa non ebbe alcun seguito finché una sera di fine agosto del 2004 mi squillò il telefono cellulare. Qualcuno mi chiamava da New York, dicendo che c'erano 170.000 persone che si erano ammalate di quelle che poi erano nanopatologie e chiedendo un intervento a buoi scappati. Non era certo la prima volta che avevamo conferma della teoria secondo cui a tanta polvere corrisponde l'instaurarsi di malattia. [...] .