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giovedì 21 marzo 2019

Gli effetti che il silenzio produce nel cervello. La neuroscienza nell’era del rumore.

"La strada per tutte le grandi cose passa attraverso il silenzio."

-Friedrich Nietzsche


Sempre più persone vivono in città, vicino a dispositivi rumorosi, traffico incessante e innumerevoli stimoli fisici e psichici. Non c’è da stupirsi, quindi, che il silenzio è diventato un bene in via di estinzione o luoghi in cui la frenesia della vita moderna non è finita l’ampiezza del suo spazio e il naturale tranquillità della sua geografia sono ora rifugi esclusivi, dove si può ancora sperimentare (e pagare un buon prezzo) la qualità incontaminata del silenzio.

Il silenzio ha già un mercato ed è considerato un prodotto di lusso e alcune persone viaggiano per il mondo a caccia zone di silenzio, come uccelli rari ( “il silenzio è d’oro”, dice la famosa frase). Ora troviamo, per esempio , la Finlandia, un paese già noto per essere un po’ noioso, dove non accadono molte cose, ora approfittano della sua bassa densità del suono come una sorta di marchio: “fatto a mano in silenzio filandese”

Nell’articolo citato, scritto da Daniel A. Gross, notiamo che c’è una tradizione che lega il silenzio con il disagio e la malattia dalla stessa parola usata in inglese al rumore, “rumore”, che sembra provenire da una Radice latina che potrebbe essere “nausea” o “noxia” (parola da cui deriva “nocivo”), entrambi legati al dolore e al disgusto prodotto dal rumore.

Ora gli scienziati sembrano confermare la vecchia nozione che il rumore fa male, disturbato e malato: per strappare il velo di silenzio che mantiene un’aura, un ambiente vergine per coltivare lo spirito stesso. Il rumore è diventato sinonimo di stress ...