L’intelligenza artificiale si usa per eseguire compiti tediosi o troppo difficili per gli esseri umani, questa delega non deve avvenire con una totale assenza di supervisione.
Se ne parla e se ne continua a parlare. Ma cos’è l’Intelligenza Artificiale?
Tra le tante definizioni ne abbiamo colto una: «Lo strumento che ci permette di leggere la realtà e capirne le dinamiche».
Ma per evitare qualsiasi generalizzazione abbiamo chiesto a Mariarosaria Taddeo; nel 2020 Computer Weekly l’ha nominata tra le 100 donne più influenti nella tecnologia del Regno Unito. È Professore associato e Senior Research Fellow presso l’Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford e Dstl Ethics Felloww all’Alan Turing Institute di Londra.
Professoressa Taddeo, proviamo a partire dalla narrativa: da Isaac Asimov. Il chimico e pure scrittore e divulgatore russo -naturalizzato statunitense- divenuto un riferimento fondamentale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale con le sue tre leggi della robotica divenute ormai un’icona. Lui sosteneva che, se progettati bene e non utilizzati impropriamente, i robot dotati di cervello positronico devono rispondere a requisiti imprescindibili: sicurezza, obbedienza e autoconservazione.
E non contento, Asimov ha formulato anche la Legge Zero: un robot non deve danneggiare l’umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’umanità riceva danno.
Quante di queste qualità sono già presenti nell’intelligenza artificiale del XXI secolo? ...
