Nel marzo dell’anno 415, in piena Quaresima, un crimine scosse la città di Alessandria: una folla chiassosa attaccò la rispettata e sapiente Ipazia, la uccise e ne bruciò i resti.
Tradizionalmente identificato con Ipazia, questo personaggio della Scuola di Atene di Raffaello, potrebbe rappresentare invece le fattezze di Francesco Maria della Rovere.
- Stanza della Segnatura, Musei Vaticani -
Gli assassini facevano parte di «una moltitudine di credenti in Dio», che «si misero alla ricerca della donna pagana che aveva ingannato le persone della città e il prefetto con i suoi incantesimi».
Così parla della filosofa – come di una strega – la cronaca di Giovanni, vescovo di Nikiu, una diocesi del delta del Nilo.
Scritto quasi tre secoli dopo l’assassinio di Ipazia, è il testo che offre più dettagli in merito alla sua morte, e rivela anche una palese avversione nei confronti della studiosa, le cui stregonerie avrebbero giustificato la sua atroce fine.
Ma chi era veramente Ipazia, e perché fu uccisa?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo ritornare ad Alessandria all’inizio del V secolo. A quell’epoca, la splendida metropoli fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno, famosa per il Museo – uno straordinario luogo di cultura dedicato alle scienze e alle arti –, l’enorme Biblioteca, ricca di centinaia di migliaia di volumi, e i grandi templi, accoglieva ancora una considerevole popolazione ed era la capitale d’Egitto ...
