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venerdì 23 gennaio 2026

Forze avverse


Ci sono vibrazioni di un tipo particolare che si distinguono per la loro immediatezza e violenza. Il ricercatore se le sentirà piombare addosso improvvise come una mazzata; e in pochi secondi si ritroverà ad essere ‘un altro’, totalmente dimentico dei suoi fini, dei suoi sforzi, della sua ragion d’essere, come se tutto fosse stato spazzato via, spogliato di senso, distrutto. 

Sono manifestazioni di quelle che Sri Aurobindo e Mère chiamano Forze avverse.
Si tratta di forze molto coscienti, che sembrano avere come solo fine quello di scoraggiare il ricercatore o di farlo deviare dal cammino intrapreso. Il primo sintomo della loro comparsa è subito percepibile: la gioia si vela, si vela la coscienza e tutto viene avvolto in un’atmosfera di dramma. 

Quando c’è una sofferenza possiamo stare certi che lì si nasconde il nemico. Il dramma è lo scenario prediletto delle forze avverse, poiché è nel dramma che possono fare più danni. Di solito la prima cosa che fanno le forze avverse è spingerci a decisioni improvvise, estreme, irrevocabili, che ci allontanino il più possibile dalla strada che abbiamo scelto. 
In altri casi si metteranno a smontare, con notevole abilità, tutto il meccanismo della nostra ricerca per dimostrarci che ci stiamo illudendo e che non arriveremo mai a niente. 
In altri ancora, ed è il caso più frequente, ci faranno cadere in uno stato di depressione...

sabato 16 ottobre 2021

Noam Chomsky - La democrazia dello spettatore e il gregge smarrito

In una democrazia sana ci sono cittadini di diverse classi. 

La prima, che deve avere un ruolo attivo nella conduzione degli affari generali, è la classe specializzata, costituita da persone che analizzano, eseguono, prendono decisioni e gestiscono il sistema politico, economico e ideologico.
Naturalmente si tratta di una minoranza esigua, ma chi sostiene tali teorie ne fa sempre parte e si pone il problema di che cosa fare per gli altri, quelli che sono al di fuori del gruppo, cioè la maggioranza della popolazione, definita da Lippmann “il gregge smarrito”: dobbiamo guardarci “dallo scalpitio e dai belati del gregge smarrito”. 

Dunque in una democrazia ci sono due “funzioni”: quella dirigenziale, svolta da una classe specializzata, dagli uomini responsabili che pensano, pianificano e comprendono gli interessi comuni, e quella svolta dal gregge smarrito la funzione dello “spettatore”, di colui che non partecipa all’azione.
Anzi, poiché viviamo in una democrazia, le funzioni della maggioranza sono molteplici: di tanto in tanto le è concesso di dare il suo appoggio a uno o all’altro dei membri della classe specializzata, di dire: “Vogliamo che sia questo il nostro capo “, oppure “vogliamo che sia quello”.
Dal momento che il nostro non è uno stato totalitario, ci sono le elezioni. 

Ma, una volta che ha dato appoggio all’uno o all’altro membro della classe specializzata, la maggioranza deve farsi da parte e diventare spettatore dell’azione, rinunciando alla partecipazione. 

Questo è ciò che accade in una democrazia che funziona a dovere ...