C'è chi devolve parte del proprio stipendio a un’organizzazione benefica. C'è chi soccorre uno sconosciuto per strada, senza pensarci due volte. Gesti nobili, generosi, che immediatamente riconosciamo come “altruisti”.
Ma ci fermiamo mai a chiederci cosa muove davvero queste azioni? È possibile agire esclusivamente per il bene dell’altro, senza che ne ricaviamo nulla per noi stessi?
La parola “altruismo” evoca immagini di dedizione disinteressata, di empatia che supera l’ego. Eppure, a uno sguardo più attento, la faccenda si complica. Quando aiutiamo qualcuno, spesso ci sentiamo meglio. Proviamo soddisfazione, sollievo, persino orgoglio. In certi casi, aiutare ci libera da un senso di colpa. In altri, rafforza la nostra immagine agli occhi degli altri — o ai nostri. Allora: se da ogni gesto altruista traiamo anche un beneficio personale, per quanto sottile o profondo, è ancora altruismo? O si tratta, in fondo, di una forma raffinata di egoismo?..
