Pratiche che rinforzano la capacità di concentrazione o attenzione sono presenti nella maggior parte delle tradizioni religiose. L’importanza dello sviluppo dell’attenzione è evidente soprattutto nella grandi tradizioni nate in India, in particolare nell’induismo e nel buddismo. Dai veggenti upanishadici ai giorni nostri, in India esiste una tradizione ininterrotta con cui l’uomo ha cercato di unirsi (nel cuore e nella mente) alla realtà assoluta. Lo yoga assume molte forme, ma quella psicologica essenziale è la pratica dell’attenzione su un solo oggetto, o concentrazione (“citta-ekagrata”).
Che si tratti di fissare l’attenzione su un mantra, sul respiro o su qualche altro oggetto, il tentativo di acquietare le attività automatiche della mente attraverso l’attenzione concentrata è il primo passo e il tema ricorrente dello yoga psicospirituale hindu.
Per le tradizioni nate da Gautama il Buddha, non poteva essere diversamente. Le forme di meditazione “samatha” e “vipassana” nella tradizione Theravada richiedono, come àncora e radice, una capacità sempre maggiore di mantenere fissa l’attenzione, senza cedere alle varie forze psicologiche che tendono a disperderla. Samatha è la pratica dell’attenzione su un oggetto, ed è il punto di partenza comune per vari tipi di meditazione buddista. La meditazione vipassana consiste nello spiegamento dell’attenzione concentrata creata nella samatha da un punto all’altro dell’organismo, con lo scopo di comprendere alcune dottrine buddiste a un livello esperienziale sottile ...