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domenica 15 dicembre 2019

Un falso amico dal nome “amianto”

L’amianto è stato per oltre un secolo oggetto di interpretazioni contrastanti, sia in campo biomedico, in relazione soprattutto al nesso fra esposizione alle fibre e alle polveri di asbesto e gravi malattie contratte nei luoghi di lavoro, sia a livello legale, nelle battaglie intraprese da giuristi del lavoro e operatori del diritto, riguardanti gli innumerevoli esiti letali.

(Immagine: Fibre di amianto antofillite (immagine SEM) -Fonte: it.wikipedia.org)

Oggi possiamo affermare in maniera incontestabile che l’asbesto è un materiale pericoloso, ma non è sempre stato considerato tale in passato.

Leggiamone la storia …

sabato 24 agosto 2019

Soluzioni locali per un disordine globale

 di Catherine

(Articolo già pubblicato nel 2012)

E' il titolo di un documentario di Coline Serreau, artista e regista conosciuta soprattutto per i suoi lungometraggi, tra i quali spicca Il pianeta verde (La belle verte - 1996) che descrive in chiave fanta-ironica i problemi del mondo occidentale e delle nostre società cosiddette "avanzate".

Il pianeta verde racconta di un popolo che vive su un altro pianeta e ha ritrovato, dopo antiche vicissitudini simili a quelle che stiamo vivendo noi ora sulla Terra, i valori di una vita senza sfruttamento, senza gerarchia, senza falsi bisogni e in perfetta armonia con la natura.

Durante un'assemblea di tutti gli abitanti si decide di mandare uno di loro - una donna la cui madre è di origine terrestre - sulla Terra. Per controllarne l'evoluzione ..

In questo documentario forse meno conosciuto benché più recente (2010) Coline Serreau, coraggiosamente, affronta il problema del decadimento della nostra società in termini decisamente propositivi.

Le critiche e le denunce sono necessarie ma è tempo di fare delle proposte concrete, di divulgarle, e soprattutto di applicarle ...

lunedì 9 febbraio 2015

Il piccolo segreto delle Torri Gemelle

 Massimo Mazzucco

Anche coloro che conoscono bene la storia degli Stati Uniti, e faticano meno ad accettare l’idea che l’11 settembre sia stato un autoattentato, a volte si domandano: “D’accordo farsi del male, ma perché andare a distruggere due dei gioielli più meravigliosi che l’America abbia mai avuto? Non si poteva distruggere qualcos’altro?”

In realtà, le Torri Gemelle erano di tutto meno che gioielli meravigliosi.

Per quanto fossero collocate su un terreno fra i più appetibili e redditizi al mondo, dopo trent’anni i due edifici erano diventati decisamente obsoleti. Poichè ciascun piano era stato costruito come uno spazio aperto di oltre 4.000 metri quadrati, l’aumento dei costi energetici aveva reso i due edifici estremamente gravosi da riscaldare d’inverno, ed altrettanto gravosi da raffreddare d’estate. 
Il perimetro del WTC Plaza, inoltre, rappresentava un vero e proprio macigno nel mezzo della circolazione di Downtown Manhattan, una zona della città costruita all’inizio del secolo scorso, fatta tutta di strade lunghe e strette. I tassisti raccontavano che nell’ora di punta ci voleva più di un’ora solo per aggirare l’intero perimetro del World Trade Center.

Mai il problema più ingombrante per le Torri Gemelle era rappresentato dall’enorme quantità di amianto che contenevano ...

sabato 13 dicembre 2014

L’amianto ai bambini

Alberto Prunetti

... Visto che per il problema amianto, escrescenza del capitalismo in cui viviamo, il peggio in termini di malattie e decessi deve ancora venire, scrivo le righe che seguono sperando che si voglia un giorno affrontare seriamente la questione, senza buttarcisi sopra per convenienza come è stato fatto da molti politici in questi giorni.

Se non per chi si ammala adesso, almeno per le prossime generazioni.

Un paio di mesi fa avevo appuntamento con Bruno Pesce dell’Afeva di Casale Monferrato a Firenze e ho colto l’occasione, assieme a un amico, per visitare la mostra sull’amianto ospitata nel Palazzo della Regione Toscana, in via Cavour. I pannelli illustrativi avevano un impianto didascalico ma al terzo piano mi ha colpito la presenza di una serie di manufatti d’uso comune, in fibrocemento, disposti dietro provvidenziali teche di vetro che impedivano l’eventuale disseminazione di fibre pericolose.

Erano perlopiù materiali domestici, quindi non quelli di tipo industriale o abitativo (come le condotte o gli ondulini). C’era un po’ di tutto: i phon che contenevano coperture delle resistenze in amianto accanto alle presine ignifughe per la cucina. Ma la cosa che ci ha colpito come un colpo allo stomaco, a me e al mio amico, sono stati i giochi per bambini. Due giochi per l’infanzia che contenevano amianto ...

giovedì 8 marzo 2012

La faccia pulita dell'amianto

Serge Latouche

Il fatto che il principale promotore dello sviluppo sostenibile si sia rivelato un serial killer è quasi troppo bello per chi, come me, da anni si batte contro questo pseudo-concetto per denunciarne l’impostura. Quando ho letto che il miliardario svizzero proprietario dell’azienda di Casale Monferrato, Stephan Schmidheiny , altri non era che l’eroe di “Rio ’92”, non riuscivo a crederci. Dopo tutto uno Schmidheiny vale l’altro; vale, ad esempio, suo fratello Thomas che nella suddivisione dell’impero di famiglia ha avuto la sorte di ereditare solo il reparto cemento.

Ho dovuto consultare Internet per verificare che l’industriale condannato dal Tribunale di Torino a 16 anni di reclusione era proprio il paladino dell’ecologia industriale e della responsabilità sociale delle imprese, fondatore del World Business Council for Sustainable Development, che sul suo sito si presenta come un filantropo. 

Il mito secondo cui il concetto di “sviluppo sostenibile” sarebbe stato coniato da ecologisti in buona fede e poi snaturato dalle multinazionali avide di denaro e maestre di “greenwashing”, l’ecologismo di facciata dei furbi e da politici senza scrupoli, è un mito duro a morire. Alla fine degli anni Settanta lo “sviluppo sostenibile” fu concepito per sostituire l’espressione più anodina di “ecosviluppo”, adottata nel 1972 dalla Conferenza di Stoccolma, su pressione della lobby industriale americana e grazie all’intervento personale di Henry Kissinger.

Lo “sviluppo sostenibile” fu lanciato come una nuova marca di detersivo e “messo in bella mostra” alla Conferenza di Rio del giugno 1992 da un altro miliardario canadese del petrolio, Maurice Strong, presidente dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo).
L'operazione di seduzione ebbe successo oltre le più rosee previsioni...