venerdì 21 settembre 2018

Scuola? ... No grazie!

Carla Sale Musio

La scuola è uno strumento di potere nelle mani di chi comanda.

Dietro il pretesto di diffondere la cultura, infatti, si nasconde un pericoloso e invisibile lavaggio del cervello, capace di amputare la creatività dalla psiche indifesa dei più piccini, per forgiare soldatini ubbidienti e remissivi, pronti a seguire le indicazioni di chi sta in cattedra.
Il passaggio alla scuola elementare rappresenta un momento traumatico per tutti i bambini che, da un giorno all’altro, sono costretti a stare seduti nel banco per molte ore, mantenendo costante la concentrazione su argomenti nuovi, difficili e, spesso, poco interessanti.

Nel periodo della scuola materna, la socializzazione e il gioco sono al primo posto e i piccoli possono muoversi liberamente per la classe, divertendosi insieme agli altri bambini.
Ma, con l’ingresso nella scuola elementare, la musica cambia e il movimento, la fantasia, l’immaginazione e la condivisione, si riducono ai minimi termini per cedere il posto alle acquisizioni nozionistiche e mnemoniche.

In questo modo i nostri figli imparano che inventare, scoprire, costruire, creare, dialogare, aiutarsi, ascoltarsi e condividere, sono attività insignificanti, cui dedicare soltanto qualche sporadico ritaglio di tempo.
La scuola afferma il valore della produttività...


Una produttività fondata sull’apparire, 
sul giudizio e sulla competizione.

In classe, infatti, bisogna rendere, distinguersi, diventare i primi, raggiungere il punteggio migliore!

Non copiare, non suggerire, non aiutarsi l’uno con l’altro, ma lasciare che ognuno risolva da solo le proprie difficoltà.

I semi dell’indifferenza e del cinismo vengono piantati già nelle prime classi della scuola elementare e troveranno l’humus necessario ad attecchire e svilupparsi, lungo tutto il percorso scolastico.

L’ubbidienza acritica e la sottomissione sono i requisiti principali di ogni bravo alunno.

A scuola si deve sempre: rispettare gli insegnanti.
Anche quando gli insegnanti non rispettano te.
Il rispetto, infatti, non è un diritto dovuto a tutti, ma solo a chi detiene il potere.
E il potere non è un bene al servizio della comunità, ma è una fonte di privilegi insindacabili, riservati a chi lo possiede.

Il qualunquismo e l’insensibilità, purtroppo, affondano le radici nel terreno scolastico e nutrono l’irresponsabilità e la prepotenza che caratterizzano questo nostro periodo storico.

I valori di una pedagogia nera, incapace di accogliere la variegata espressività degli studenti, intrecciano tutto il percorso scolastico, finendo per penalizzare anche gli insegnanti migliori.

Quelli che credono davvero nella comunità, nella condivisione e nell’intelligenza emotiva, e che si sforzano di trasmettere un messaggio d’amore e solidarietà, nonostante la repressione insita nei programmi ministeriali.

Per insegnare, infatti, non è richiesta alcuna competenza psicologica, proprio perché l’ascolto e la comprensione dei vissuti interiori sono considerati irrilevanti ai fini dell’apprendimento, e l’unica cosa che conta è un sapere arido di sensibilità.

Chi insegna, perciò, è costretto a portare avanti un programma basato esclusivamente su conoscenze cognitive, e privo di attenzione per la delicata fase di crescita che gli alunni stanno attraversando.

Così, quei docenti che, nonostante tutto, non riescono a ignorare le esigenze psicologiche dei loro allievi e si sforzano di dedicare tempo alla scoperta e alla condivisione del mondo interiore, devono fare i conti con i regolamenti, e spesso non sono ben visti né dai colleghi né dai genitori, spaventati all’idea che i loro figli restino indietro nella lotta per raggiungere il successo.

A scuola si deve STUDIARE!

E studiare significa: immagazzinare nozioni da ripetere a comando.
Maggiore è l’erudizione, e più grande sarà il consenso che l’organizzazione scolastica attribuirà agli studenti.
Non sorprende che, una volta completato l’iter di studio, della creatività, dell’entusiasmo e della solidarietà, non rimanga più nemmeno il ricordo.

La scuola premia l’individualismo e la sopportazione paziente e rassegnata.
Risorse indispensabili per la vita lavorativa e sociale che attende i nostri giovani alla fine degli studi.
Tanti geniali innovatori, scienziati, artisti e maestri nell’indagare le profondità della vita e dell’animo umano, ricordano, nelle loro biografie, di non aver avuto nessun successo scolastico ma anzi! Di essere stati sottovalutati e criticati.
Proprio perché l’originalità e la solidarietà non sono ben viste in quella sorta di carcere formativo che chiamiamo scuola e che prepara le nuove generazioni ad affrontare la vita.
L’allenamento all’ubbidienza è uno dei valori fondamentali.

A scuola si deve essere: disciplinati, arrendevoli e subordinati.

Indipendenti, autonomi, curiosi, fantasiosi, intraprendenti, creativi… sono aggettivi poco adatti a definire lo studente ideale.
L’alunno perfetto deve essere: rispettoso, capace di integrarsi e pronto a seguire le direttive di chi ha più esperienza.
Cioè: dipendente, acritico, omologato, passivo e sottomesso.

Chi incarna le caratteristiche del modello avrà un successo garantito, dalle elementari all’università, e, una volta conclusi gli studi, sarà pronto a seguire le regole di una società che premia l’individualismo e la competizione, irridendo la fratellanza, la sensibilità e la genialità.

Per tutelare i propri bambini, molti genitori, sensibili e illuminati, hanno dato vita a un movimento chiamato homeschooling e basato sull’educazione parentale.

Si tratta di un’istruzione impartita dai genitori, o da altre persone scelte dalla famiglia, ai propri figli.
Nell’ambito dell’homeschooling le possibilità sono molto ampie, ci sono famiglie che preferiscono seguire degli orari giornalieri, utilizzando i testi e programmi scolastici, e altre che desiderano affidarsi a un apprendimento più naturale e spontaneo dove si assecondano i bisogni, gli interessi e capacità dei piccoli, in veste di aiutanti e guide.
Ma sempre queste persone istruiscono i propri figli con amore e dedizione, e il loro lavoro è parificato a quello svolto dagli insegnanti nelle scuole.

La scelta dell’homeschooling è volta a promuovere lo sviluppo della personalità nella sua totalità, senza trascurare gli aspetti affettivi, espressivi e creativi.
Per questo è una soluzione che trova sempre più sostenitori.

In Italia, le famiglie che rifiutano la scuola sono all’incirca un migliaio, e si tratta di un numero in costante aumento.

Molti genitori, infatti, si rendono conto dei danni che l’organizzazione scolastica provoca sulla salute psicologica e fisica dei loro figli e, per questo, la scelta di opportunità alternative è sempre più gettonata.
La pedagogia nera, con il suo corollario di punizioni e abusi di potere, ha intriso la struttura della scuola, creando un meccanismo perverso di sottomissione e autoritarismo, traumatico per i bambini e funzionale alla supremazia di pochi privilegiati su un numero sempre crescente di creature disponibili, remissive e sottomesse.

Riconoscere l’abuso e la crudeltà, nascoste dietro la normalità dell’istruzione scolastica, è il primo passo per cambiare un mondo basato sull’indifferenza e sulla prevaricazione.
Un passo indispensabile.
Per mettere fine alla violenza e costruire una società capace di accogliere la creatività, la sensibilità e il valore di ogni essere vivente.

7 commenti:

  1. L*obiettivo finale di tutti gli istituti scolastici di questo mondo,siano essi pubblici o privati, è sempre stato ed è da tutti risaputo quello di fornire ai bambini prima e ai giovani dopo,le basi culturali per
    poter un giorno accedere,nel migliore dei modi,alla cosiddetta Società Civile.Alcune volte però,a mio parere,l*eccessiva severità e la scarsa tolleranza da parte di chi è delegato all*insegnamento,può influire negativamente sul carattere e sulla creatività dello studente,il quale,a mio avviso.non deve essere assolutamente oppresso da regole o da disposizioni di tipo rigido e ossessivo,per il semplice motivo che così facendo oltre al rischio di originare nella sfera pschica di un soggetto debole,delle vere e proprie nevrosi,si rischia anche di distruggere la sua naturale capacità creativa.E quindi,è giusto che esistano delle regole e che esse vengano rispettate da tutti,insegnanti compresi,ma esse non devono essere prevaricanti e dannose per la personalità del soggetto e detto in parole più semplici,anche nel mondo dell *insegnamento un po’ di moderazione e di umanità non farebbe assolutamente male a nessuno.Emilio

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  2. molte cose condivisibili, certo. personalmente ho avuto il piacere di iniziare il mio percorso scolastico alle soglie del '68. ho sicuramente "sofferto" la disciplina e ho superato tutte le barriere grazie alla fortuna che il mio 8, a volte 7, di condotta era tra i voti più basso che mi potessero rifilare! oggi devo ringraziare quella grandissima testa di c... del mio primo maestro al quale sono seguiti un altro ingente numero di teste simili!
    ripeto che condivido il parere della scuola come strumento di condizionamento ed indottrinamento, ma il fatto di avere imparato entro la prima elementare a leggere, scrivere e memorizzare le famigerate tabelline a memoria, condizione per potere essere promosso in seconda, dove trovavo il primo esame scolastico della mia vita, ritengo mi abbia reso libero in maggiore misura di chi, oggi, le tabelline neppure le conosce in quinta, dandomi così quei mezzi per accrescere questa mia libertà.
    in conclusione non ricordo affatto di miei compagni che abbiano subito angherie o mortificazioni dalle suddette teste di c.., anzi di come la rigidità e severità degli insegnanti risultava protettiva per quei ragazzi più deboli che sarebbero stati invece discriminati dagli altri.
    certo, di balle me ne hanno insegnate tantissime, ma mi hanno anche insegnato a cercarmi una verità.

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  3. La quasi totalita' delle persone che conosco e sulle quali posso farmi un idea,ha una cultura,educazione,apertura mentale pari o simile a quella della famiglia nella quale sono cresciute e no in base alle scuole che hanno frequentato e se sono migliorate in qualcosa(spesso solo cultura) e' perche hanno avuto un importante percorso di studio.Ritengo cha la scuola dia un mezzo e la famiglia insegni ad usarlo oltre a tante altre cose...ci vuole fortuna se cosi' la vogliamo chiamare...

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  4. https://scuolalibertaria.blogspot.com/2013/10/la-scuola-al-servizio-del-capitale.html?m=1 questo é un buon compendio all articolo di Carla Sale Musio per quanto riguarda la mia esperienza la scuola da casa da problemi di emarginazione dei ragazzi infatti non é semplice trovare coetanei a meno che non si possano spendere molti soldi e si abbia molto tempo inoltre garantire un futuro senza attestati ufficiali è difficile ti ritrovi comunque a fargli subire esami insomma non è ambiente adatto a chi riesce appena asopravvivere

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  5. La scuola pubblica non diffonde cultura. Per questo scopo è più efficace la TV. Essa dovrebbe affidare un ruolo sociale ai giovani ma in realtà li lascia disoccupati.Essa esiste solo perchè garantisce agli insegnanti il loro reddito.

    Se fosse utile, lo studente dovrebbe essere garantito fin dall'inizio di un successivo utilizzo professionale.
    La società umana è per natura gerarchica, e la scuola viene strutturata affinchè preservi il sistema gerarchico instauratosi, che non da da opportunità a tutti gli altri "i plebei" e rimanda la collocazione lavorativa ai Bandi di Concorso che sono uno strumento per i corrotti.

    Si dovrebbe dire basta a quelle materie scolastiche come la letteratura, la religione, la filosofia e le altre che si possono ascoltare anche solo tramite tv.

    ALCUNE COSE DA CAMBIARE

    1. Abolire le interrogazioni in aula.

    Gli studenti dovrebbero stare in aule assieme a compagni di classe simili tra loro, con gli stessi voti, con la stessa intelligenza e lo stesso impegno e interesse allo studio.

    Le interrogazioni sono invece uno strumento di ripetizione per chi non studia a casa, che può dedicare il proprio tempo a divertirsi ma anche rendere più lento il programma scolastico, a danno di un deficiente-secchione che verrà emarginato.

    Le interrogazioni devono avvenire fuori dall'aula e non sottrarre tempo alle lezioni.
    E' un compito che va affidato ad una commissione esterna, che vigila gli studenti tramite videocamera.

    2. Solo materie scientifiche.

    Dalla Scienza dipende lo sviluppo tecnologico e quindi anche economico di una nazione. Lo Stato deve investire nella Scienza e solo in essa, senza sprecare denaro per altri indirizzi scolastici. Chi studia le materie scientifiche devono essere incoraggiato e ricompensato, Gli altri no.

    A scuola si dovrebbero insegnare solo materie scientifiche, le altre materie letterarie dovrebbero essere solo discusse in tv.

    3. I titoli scolastici devono dare diritto ad un posto di lavoro

    4. Si deve poter studiare a qualsiasi età, e quindi dovrebbero esserci scuole aperte anche in orari serali, perchè è necessario imparare sempre.

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  6. LE PERSONE/CANE
    Pare che nei commenti non venga centrato il punto principale della questione.
    Il vero scopo della scuola è di proseguire l'ammaestramento delle persone/cane, al fine di creare un branco di ubbidienti somari. I cani si addestrano con il sistema della ricompensa/punizione e idem con le persone/cane e fin dalla culla, il sistma scuola/società/religione è così efficace che poi le persone/cane continuano ad ammaestrarsi da sole.

    La scuola è una merda.
    Pare non afferrato che l'istruzione è basata sulla memoria, non sul capire, si prosegue solo in base a quanto si riesce a ricordare, i laureati sono solo quelli con la memoria migliore non con la cultura migliore. Totalmente ammestrati a non usare il pensiero critico e in sua vece eseguire come automi le istruzioni ricevute.

    Ma guardatevi attorno accidenti
    e vedete solo un mondo di automi, la scienza è solo basata sul sentito dire non sul metodo scientifico, gli scienziati i nuovi vescovi, ignoranti in camice bianco, è provato che la quasi totalità di tutte le ricerche pubblicate è solo spazzatura politicamente motivata. A decidere sono i pochi capi del castello.

    I medici hanno la licenza di uccidere
    In cambio hanno denaro premi e onori, dagli ultimi rilevamenti la medicina è la prima causa di morte. Per chiamare questo scienza bisogna proprio essere ingenui incurabili.

    Questo sistema non è riformabile.
    Solo un risveglio planetario (improbabile) o cosa più probabile essere spazzati via come i dinosauri per essere una specie molesta, può cambiare la situazione.

    Gianni

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