martedì 19 giugno 2018

MEDIOEVO - Gravidanza, maternità, cura dei figli

Durante il Medioevo le gravidanze occupavano circa la metà della vita delle donne maritate prima della quarantina.
L'intervallo medio tra due nascite era di circa ventuno mesi.


Per metà della sua vita coniugale, in teoria, la coppia non avrebbe dovuto avere rapporti, per paura di danneggiare il feto, per lo meno a partire dal momento in cui questo si muoveva:
violare questa regola era peccato.

L’assistenza era inesistente e la gravidanza non veniva vissuta come oggi, come un evento bellissimo, tutto da scoprire;al contrario la gravidanza era una tappa obbligatoria della vita della donna.

Una delle grandi paure della donna del Medioevo era il parto. Non erano poche le donne che morivano o avevano complicazioni che causavano danni permanenti ...


Le levatrici che seguivano le gestanti avevano conoscenze limitate e solo a partire dal XIII secolo si poté praticare il cesareo che, comunque, veniva eseguito solo, su donne decedute.

Anche altri interventi più semplici come il taglio perineale, la stimolazione delle doglie e l'uso del forcipe erano ancora sconosciuti, quindi molto alto era il numero delle primipare che morivano di parto.

Il parto poi, doveva avvenire nel dolore, in quanto il dolore era vissuto come una sorta di dovere; per dare alla luce una nuova vita, bisognava soffrire.

Infatti era solida la convinzione che il parto dovesse essere a tutti i costi un evento doloroso, perché era giusto, era la punizione delle figlie di Eva, ogni tentativo di alleviare questo dolore era considerata una grave colpa.

La nutrice aveva il ruolo principale dell’assistenza al momento del parto e della sorveglianza della gravidanza al suo svolgersi, specie nei casi di gravidanze pretermine o con aborti.

Date le condizioni igieniche e la scarsità di conoscenze mediche ogni complicanza era destinata ad evolvere nel 90% dei casinella morte sia per la madre che spesso moriva dissanguata, sia per il bambino che al momento della nascita poteva contrarre delle serie patologie e morire poco dopo.

Se la madre moriva la gente non sapeva che spiegazione darsi, forse la madre aveva avuto quel figlio da un possibile amante e allora Dio la puniva, forse la donna era maledetta,
qualcuno doveva averle fatto il malocchio o, forse ancora
la poverina era morta perché era malaticcia e non era il caso
di farle fare dei figli, era morta però facendo il suo dovere.

Se anche il bambino moriva era la vita, una febbre infantile
oppure nelle casate potenti si poteva pensare anche all’infanticidio.
Insomma, tutte le colpe e tutte le cause tranne quelle logiche!

La mortalità nel Medioevo era abbastanza alta ed era difficile che un parto andasse a lieto fine, perché le malattie a trasmissione sessuale erano una delle prime cause dopo la scarsa igiene e l’ignoranza.
Anche le malattie di natura ereditaria all’epoca potevano essere  alla base della mortalità infantile.

Giochi di bambini di Bruegel - Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Per la madre le complicanze più gravi che potevano portare alla morte, al momento del parto erano:

1- Emorragia post-partum
2- Non integrità della placenta e degli annessi fetali in quanto,
se il distacco non era completo
e rimanevano delle tracce ancora adese all’utero,
queste potevano essere fonte di sanguinamenti e infezioni.
3- Lacerazioni vaginali e perineali e del collo dell’utero
4- Ematoma puerperale (emorragie tardive)
5- Infezioni puerperali
6- Infezioni uterine post-partum
7- Embolie o trombi.

Non conoscendo né i mezzi per prevenire, né le complicanze in sé, né i rimedi, la donna era abbandonata al suo destino. Nei casi in cui il parto non avveniva a causa del decesso prematuro della madre, veniva praticato il taglio cesareo che comportava la successiva benedizione della salma materna e il battesimo immediato per il bambino perché era ferma credenza che il battesimo lo avrebbe salvato dall’inferno.
Quando tutto andava bene e la donna partoriva, per prima cosa le si faceva fare il bagno; con l’aiuto della comare, si calava nuda in una tinozza e se tra i presenti c’erano donne sterili, costoro s’immergevano nella stessa vasca perché era diffusa la credenza che l’acqua in cui s’era bagnata una partoriente, propiziasse la fertilità.

Il neonato veniva a sua volta lavato con acqua ed erbe aromatiche o con vino rosso o con una mistura d’acqua e uova sbattute.

Poi la nutrice lo deponeva in una culla arricchita da nastri colorati. La puerpera stava a letto almeno un mese e s’alzava solo per cambiarsi e indossare le più belle camice del suo corredo.
Se era molto ricca la sua stanza era addobbata con tendaggi e cortine di damasco e il suo letto ricoperto di lenzuola ricamate e trapunte d’argento.
I colori più usati per questi addobbi erano il rosso, il verde, l’azzurro.  Davanti al letto era collocata una credenza colma di ogni ben di Dio: frutta, dolci, vini in modo che gli ospiti, venuti a festeggiare il lieto evento, potessero mangiare e bere a volontà.
Se il neonato moriva, durante il parto, si parava la camera di nero.
In quel caso il bambino, non battezzato, andava nel limbo, un'anticamera dell'Inferno, appositamente studiato nel Medioevo.
Secondo la dottrina cristiana, il Limbo è il luogo dell’oltretomba, separato dall’Inferno, riservato a coloro che muoiono senza peccato alcuno, tranne la macchia di quello originale. Lì, come pena, vi è la privazione della vista di Dio.

Foto: Battistero di Pisa

Il battesimo avveniva dopo una decina di giorni e si svolgeva in chiesa al cospetto dei padrini che erano almeno una dozzina, ma potevano salire anche a cinquanta.
Il battesimo avveniva nel Battistero che aveva proprio questo scopo.

Ogni chiesa aveva il suo registro battesimale nel quale il neonato veniva regolarmente iscritto, anche se dapprincipio il registro non esisteva e si usavano due urne in cui il prete deponeva una fava o una pallina, nera per i maschi, bianca per le femmine.

La scelta del nome dei neonati spettava al padrino e alla madrina. Gli si dava un nome che era di solito quello di un santo o di un martire e un cognome che era quello della famiglia e spesso derivava da una caratteristica fisica o morale come ad esempio i Bonomi, i Boccaccio, i Piccolini.
Nella Roma del tardo medioevo si cominciò a scommettere sul sesso dei bambini; gli allibratori facevano combutta con le levatrici e le balie e alcuni diventarono molto ricchi. Il gioco fu proibito dai Papi ma continuò a prosperare clandestinamente.
Il neonato veniva dapprima immerso tre volte nell'acqua battesimale, ma siccome questa pratica non era esente da rischi si passò all’aspersione, che consisteva nel versare acqua sulla fronte del piccolo.
Compiuti questi atti, il neonato veniva vestito di bianco ed era pronto ad entrare nella comunità cristiana a tutto titolo.

Il battesimo del neonato veniva seguito da una cerimonia di purificazione della madre che segnava, dopo alcune settimane dal parto, il suo rientro nella vita sociale.

Naturalmente per il popolo la cerimonia era più semplice ed ai padrini non era richiesta una preparazione meticolosa come avveniva per quelli delle classi più alte, anche perché il duro lavoro delle campagne non lo avrebbe consentito.

Entrambi i rituali, per ricchi e nobili o per contadini e povera gente, aveva proporzionalmente un costo elevato, anche se i preti dei contadi
accettavano di buon grado compensi in natura.

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Se una donna non era in grado di generare figli,
non c’erano né medici né tecniche diagnostiche per stabilire il tipo di sterilità e la donna, specie nei piani alti della società, poteva anche essere ripudiata per una più feconda.
La donna era considerata come un forno per fare dei bambini, una macchina che, se era rotta o difettosa si poteva accantonare per una più funzionante.
Non era difatti inconsueto il caso di donne ripudiate perché sterili, anche dopo molti anni di matrimonio.

In questo periodo la media di bambini per famiglia era 8-10.

Un matrimonio riuscito doveva essere ricco di figli anche perché i figli rappresentavano un investimento per la vecchiaia. Per essere fertili, oltre a ricorrere a pellegrinaggi e voti, le donne ricorrevano anche a pratiche magiche

Non si sa bene che cosa si facesse, esistono poche fonti al riguardo. Si diceva che passeggiando sfiorassero di nascosto un sasso per terra, simbolo del fallo; per liberarsi dalla "maledizione della sterilità, facessero anche bagni con erbe aromatiche e tinture medicinali.....

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Per contro, durante il Medioevo, più che in passato, venne aperta  la strada ai mezzi contraccettivi per evitare le gravidanze, soprattutto per donne che lavoravano nei bordelli o per l'adulterio.

Non si sa molto sui questi metodi, poiché venivano tramandati oralmente di donna in donna.
Sappiamo comunque, che usavano i diaframmi di cera d'api o le pezze di lino per bloccare la vagina (utilizzati in Ungheria e Germania), a cui si aggiungevano quelli derivanti da vere e proprie superstizioni popolari come il bere bevande fredde, rimanere passive durante il rapporto sessuale
oppure trattenere il fiato e saltare violentemente dopo il rapporto.

La necessità, per motivi economici, di controllare le nascite era però impellente soprattutto nelle masse contadine, che costituivano la maggioranza della popolazione.Il numero dei figli doveva essere esattamente quello utile per lavorare e sfruttare appieno la terra: uno di più poteva voler dire la miseria più nera.

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Se una donna rimaneva involontariamente incinta ricorreva all'aborto.

Le conoscenze sull'aborto erano scarse e i mezzi abortivi erano gli stessi del passato: lavande interne, purghe, sale, miele, olio, catrame, piombo, succo di menta, semi di cavolo, segale cornuta, rosmarino,
mirto, coriandolo, foglie di salice, balsamina, mirra, prezzemolo, semi di trifoglio e perfino urina animale.

Il problema consisteva soprattutto nel riconoscimento precoce della gravidanza.

Molte donne capivano di essere incinte solo quando il ventre cominciava a gonfiarsi.
Una gravidanza ad uno stadio avanzato rendeva ovviamente più pericolosa la pratica dell'aborto.
Così l'alternativa più usata era l'uccisione del neonato o l'abbandono.

L'infanticidio, se scoperto, era considerato un grave delitto e quindi duramente punito.

L’infanticidio assumeva talvolta l’aspetto di una morte accidentale, come quella che poteva accadere per soffocamento del neonato nel letto dei genitori. Questa pratica assumeva l’aspetto di un infanticidio selettivo ai danni delle femmine, ritenute meno desiderabili dei maschi; in questo modo, infatti, "morivano" più femmine che maschi.
Solo lo stato di povertà della madre veniva riconosciuto come attenuante, in altri casi poteva anche essere punito con la pena capitale.

Spesso a causa della povertà i genitori vendevano i propri figli.

I bambini avevano pochissimi diritti tanto che, se si doveva scegliere tra la vita del neonato e quella della madre, era la vita della madre la più importante.

Anche se l'aborto era pratica diffusa, fu affiancato dal metodo astinenziale e dalla interruzione del coito, quest'ultimo però osteggiato da sant'Agostino. 

Se la donna di casa, nonostante tutte le precauzioni, rimaneva incinta, ricorreva agli abortivi e se, nonostante ciò, fosse nato un bambino indesiderato (soprattutto nel caso di una femmina), lo si abbandonava: tutto come nel passato.

Nel complesso il comportamento della Chiesa verso il fenomeno dell’abbandono, come verso la schiavitù e la povertà, fu orientato verso l’accettazione rassegnata di questi, come aspetti del mondo che andavano regolati e gestiti nel migliore dei modi.

Fu per questo che non ci fu mai da parte della Chiesa una esplicita condanna dell’abbandono, neppure da parte di uno dei padri della Chiesa come S. Tommaso.

Nella società medievale, di forte impianto religioso, dove la preoccupazione per la salvezza dell’anima era prevalente su quella del corpo, l’impegno nel recupero dei bambini abbandonati era motivato soprattutto da preoccupazioni di ordine spirituale e la salvezza fisica del bambino ne era la logica conseguenza.

Una delle principali preoccupazioni della Chiesa, infatti, fu quella che i bambini esposti fossero recuperati per essere battezzati; se appena c’era il dubbio che non lo fossero e se questi venivano trovati morti, nel dubbio, era vietata la loro sepoltura nei cimiteri consacrati.

Tuttavia le disposizioni di legge erano molto variabili, secondo i diversi territori dell’Europa di allora, perché in alcuni di essi le norme sull’abbandono prevedevano pene molto severe.

Al tempo della dominazione normanna in Sicilia la legge prevedeva il taglio del naso per quelle madri che vendevano le figlie,mentre nella Spagna era previsto il rogo.
Il Fuero Real castigliano del XIII secolo è molto severo nei confronti dei genitori che causano la morte del figlio per averlo esposto e recita:
“Chiunque esponga un figlio che poi muore perché nessuno se ne prende cura deve essere punito con la morte egli stesso: causare una morte è lo stesso che uccidere”.

Ma nel codice castigliano che sostituì il Fuero Real, Las Siete Partidas, veniva concesso ai genitori di vendere i figli per fame o miseria, allo scopo di utilizzare il ricavato per mantenere in vita il resto della famiglia ed è sconvolgente apprendere che lo stesso codice consentiva ad un genitore, costretto dalla fame durante un assedio, di mangiare un figlio (piuttosto che arrendersi senza il permesso del suo signore).
Alla madre invece era vietato vendere o mangiare un figlio (!).

Fenomeni di cannibalismo al danno di bambini sono descritti nel XIII secolo in Sicilia e in Puglia durante una terribile carestia; nel XIV secolo in Spagna, durante un lunghissimo assedio della città
di Toledo, gli Ebrei mangiarono le carni dei figli. (Cronaca ebraica).

Per tornare al solo fenomeno dell’abbandono, altri motivi erano le deformità o la cattiva salute del bambino, anche perché si era convinti che i bambini nati deformi o, comunque, cagionevoli in salute,
fossero il risultato di concepimenti avvenuti durante il ciclo mestruale, l’allattamento o la Quaresima, comportamenti che erano vietati dalla morale comune, mentre i parti gemellari erano attribuiti a comportamenti adulterini.

Quest’ultima convinzione induceva la madre dei gemelli, pur innocente, a liberarsi di uno dei due neonati esponendolo, per non essere accusata di adulterio.
L’abbandono nel basso Medioevo era da attribuirsi anche a motivazioni religiose: infatti non era infrequente il caso di genitori che, abbracciando la vita religiosa, abbandonassero la famiglia, figli compresi.

Una nuova categoria di illegittimi venne a crearsi quando,a partire dal XIII secolo, fu proibito il matrimonio ai preti. Ciò non portò ad una diminuzione del numero dei loro figli, ma al fatto che, da quel momento, essi vennero considerati illegittimi e non poterono più entrare negli ordini e nelle comunità religiose, né contrarre matrimoni validi, né ereditare legalmente.

Ciò portò ad una rivoluzione culturale di grande impatto sulla condizione religiosa e sul destino dei figli, un tempo legittimi, dei preti.

Nella seconda metà del XIII secolo il Vescovo di Liegi si era vantato di aver generato addirittura quattordici figli maschi in ventidue mesi.
Ma dopo il giro di boa dell’imposizione del celibato, il generare figli, dovette passare nell’ombra, portando spesso all’abbandono. Anche l’antisemitismo fu una causa di abbandono, ma in questo caso forzato, perché la legge ecclesiastica prescriveva che i figli nati da matrimoni misti con mogli ebree, fossero tolti dalla custodia delle madri perché “non trascinassero i figli nell’errore di una falsa fede”.
D’altro canto sono descritti episodi di ebrei che, durante i pogrom, uccisero i figli per impedire che venissero battezzati.

Un altro fenomeno non infrequente fu quello dell’affidamento, che era una via di mezzo fra l’abbandono e la scelta di far allevare un bambino lontano dalla famiglia naturale, da una famiglia che se ne prendesse cura e lo amasse come un figlio suo.

Nel corso dell’XI secolo infine si videro nascere organizzazioni ispirate all’esercizio della carità che andarono a sostituirsi alle funzioni benefiche delle chiese parrocchiali e dei monasteri.

Queste organizzazioni furono sempre più assunte da ordini religiosi spontanei fondati per nutrire gli affamati, curare i malati, accogliere i senzatetto e i bambini abbandonati, animate perciò da uno spirito di volontariato che andava oltre l’accoglimento passivo del neonato, trovato sulla soglia di un monastero.
Esemplare a questo proposito fu la figura di Guido di Montpellier che nell’XII secolo (1170) fondò nel sud della Francia l’Ordine di S. Spirito che aprì case per gli esposti ed orfani. La casa madre dell’Ordine fu in seguito trasferita a Roma per volontà di papa Innocenzo III e l’Ospedale di S.Spirito, nuova Casa madre dell’ordine, fondato nel 1198, fu dotato della rota.

Si racconta che negli ultimi anni del 1100 papa Innocenzo III assistette alla "pesca" nel Tevere dei corpi di 3 neonati annegati; ne rimase talmente sconvolto che stabilì che un apposito reparto dell'Ospedale di S. Spirito, fosse dedicato ai bambini abbandonati.
Il racconto forse è immaginario, ma purtroppo abbastanza plausibile. Era infatti una pratica assai diffusa, fra le prostitute che andavano incontro ad una gravidanza indesiderata, quella di disfarsi dei figli appena nati gettandoli nel Tevere.
Ed ecco l'idea della ruota degli esposti. una sorta di barile ruotante, cavo, in cui dall'esterno veniva deposto, in forma anonima, l'"esposto", cioè il neonato di genitori ignoti (da cui il cognome "Esposito" e similari). 

Al suono di una campanella veniva poi fatta girare la ruota, prelevando così, dall'interno, come in una sorta di portavivande, il neonato, per affidarlo alle cure dei frati.
Spesso insieme al neonato veniva deposta una moneta spezzata o comunque qualcosa che potesse consentire in futuro un eventuale ricongiungimento e doveva anche essere comunicato
se il bambino fosse già stato battezzato o meno.
Le ruote si diffusero rapidamente in Francia, Italia, Spagna, Grecia, ma non nei paesi germanici e anglosassoni dove cadaverini di feti e neonati uccisi nei modi più diversi, continuavano ad essere trovati nelle fogne e nelle discariche di questi ultimi paesi.
Non si deve però credere che la società medievale in genere e i genitori, fossero poco affezionati ai figli o addirittura indifferenti al loro destino. Molti educatori medievali consideravano, ad esempio, giocattoli e giochi elementi essenziali per il corretto sviluppo dei bambini (la pratica ludica era incoraggiata anche nelle sedi religiose). 
Numerose sono le pitture in cui sono raffigurati giochi. Dei giocattoli medievali, purtroppo, restano poche tracce in quanto erano costruiti prevalentemente in legno o argilla; tuttavia l'iconografia e le fonti scritte ci dicono che i bambini medievali giocavano con bambole, sonagli, mulinelli ad alette, barche in miniatura, cavalieri in piombo o in terracotta.

Bruegel - Giochi di bambini (dettaglio)

Nel Medioevo l’uomo vedeva la gravidanza della moglie alla stregua di una malattia, per questo ben si guardava dal cedere al desiderio.

Se la donna allattava, la coppia doveva astenersi dai rapporti sessuali perché la nascita di un altro bambino rischiava di abbreviare l’allattamento, e dunque la vita, del fratello maggiore.

Le coppie, però, non sempre rispettavano queste proibizioni e riguardo ai rapporti durante il ciclo mestruale delle donne il grande predicatore Bernardino da Siena ed il mercante Paolo da Certaldo ricordano, l’uno alle donne e l’altro agli uomini, che "se si generassero in tal tempo, nascono poi figlioli mostruosi o lebbrosi", figli "malatti o tignosi", "e mai la creatura generata in tal tempo, non è senza grande e notabile difetto"; la macchia sarebbe ricaduta sul padre che non aveva rispettato il divieto: "E anche puoi fare male a te grandissimo…".

Ai medici si ricorreva di rado, solo in casi estremi. 

La spesa era infatti ingente e la diagnosi poi, per lo più incomprensibile per l’ammalato e la sua famiglia e adornata di belle parole, non si basava sull’osservazione del corpo, ma sulle nozioni apprese dai libri (le prime dissezioni anatomiche furono eseguite a Bologna alla fine del XIII secolo e solo gli anatomisti del Rinascimento modificarono veramente le concezioni medievali),  nozioni che a loro volta si basavano sul sapere antico, sugli antichi trattati di Ippocrate o Galeno accessibili solo tramite traduzioni spesso fuorvianti; spesso i medici (come anche i copisti che glossavano i manoscritti) giungevano al significato di un termine dall’etimologia, secondo il principio tutto medievale per il quale i nomi sono conseguenza delle cose (nomina sunt consequentia rerum) e visto che il medioevo non conosceva il greco antico spesso la stessa etimologia era sbagliata o anche inventata ad hoc.

Né deve stupire che un’epoca gerarchica e teocentrica come quella medievale si cercassero nella Sacra Scrittura risposte anche a questioni mediche vedendo, ad esempio, gli organi del corpo femminile, come “progettati”da Dio al solo fine di procreare, unica finalità assegnata alla donna dal Creatore e dalla Scrittura.

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Per quanto riguardava i figli, il primo dovere della moglie era metterli al mondo, "generare figli in continuazione fino alla morte".

Non a caso il termine "matrimonio" indica le funzioni materne nei confronti dei figli, al contrario del termine "patrimonio" che si riferisce al rapporto maschile per i beni materiali.

Col dovere di generare figli, incombeva come una condanna la paura della sterilità, il timore di generare figli malati o deformi, l'ossessione dei figli illegittimi.

Suonerà strano ma la madre che amava i figli, non era ben vista e anzi era condannata dai chierici, perché anche se il suo amore è più forte e costante di quello paterno, certamente è meno nobile perché non razionale.
Per questo motivo, dicevano, i figli amano di più il padre perché riconoscono in lui la loro generazione e la fonte di beni che sono destinati a ereditare.


Per la cura dei bambini le classi elevate ricorrevano alle balie, per i ceti inferiori le madri accudivano personalmente i figli, pur con l'aiuto di parenti e servi, anche perché il lavoro veniva prima della cura dei figli
Non a caso erano soprattutto i bimbi dai 2 ai 4 anni a subire incidenti anche mortali, proprio perché poco seguiti. Già da quattro anni i bambini potevano essere chiamati a collaborare nei lavori di casa, così le donne potevano già contare su un alleggerimento del lavoro.

La madre aveva il compito di sorvegliare i figli, soprattutto se femmine, tenendole lontane dalle tentazioni, garantendone la castità, mentre i patri erano responsabili dei figli maschi una volta che uscivano dall'infanzia.

Comunque, nobili, borghesi o contadine, le madri dovevano innanzi tutto insegnare a servire Dio, a dire le preghiere e a reprimere il peccato; quindi esse erano costantemente impegnate a correggere i figli, soprattutto le figlie che dovevano imparare fin da subito ad essere mansuete e prudenti, per essere preparate ad entrare in un mondo maschile che le voleva così.

Secondo la morale medioevale, le donne dovevano uscire poco perché le uscite dalla casa e dai monasteri erano molto pericolose. Nelle piazze e nelle strade, nel percorso che da casa porta alla chiesa, la donna poteva essere vista e quindi suscitare negli uomini desideri di lussuria, rischiando di compromettere quella castità che per tutti (padri, mariti, chierici) è l'unico bene supremo delle donne, seminando disordine e discordia nella famiglia e nella comunità.

Preoccupazione maggiore suscitavano le donne che partecipavano alle feste, danze, riunioni, spettacoli in quanto in queste occasioni, le donne esibivano la loro ricchezza, il prestigio e l'onore della famiglia, ma bastava uno sguardo più acceso o una mossa più ardita perché ricchezza e onore corressero seri rischi.

Bisognava dunque insegnare alle donne un comportamento pubblico composto e pudico: non divertirsi troppo, mangiare poco, danzare con compostezza, muoversi con misura. Irrequiete nel corpo e nell'anima le donne dovevano essere dunque custodite, represse, sorvegliate, rinchiuse, protette.
L'uomo esercita il potere, la donna esegue gli ordini ricevuti.

Fonte: ilmondodiaura.altervista.org

1 commento:

  1. Io credo che sul MedioEvo ci abbiano sempre raccontato una miriade di stupidaggini, e solo pochissime cose vere.
    Lo dipingono come un'epoca oscurantista e votata al timor di Dio, ma posso assicurare che dai miei sogni-viaggi astrali non è affatto così.
    Certo c'erano l'Inquisizione, scarse norme igieniche, problemi legati al feudalesimo ma non era di sicuro un'epoca in cui la gente non si divertiva, tutt'altro! Tendiamo a dimenticare che Dante, Petrarca, Pico della Mirandola eccetera provengono dal periodo medievale, e che le più maestose e misteriose cattedrali gotiche sono state costruite nel Medioevo. Epoca colma di sapere, dei Templari, della nascita di ordini monastici assai più esoterici che legati alla religione come vogliono farci credere.
    Le donne avevano più potere di quello che ci viene detto e infatti le guaritrici con le erbe, erano molte di più di quello che ci viene raccontato.
    Ne sono state arse anche molto meno di quelle che viene riportato.
    Bisogna capire che tutto ciò che è racconto storico non collima affatto con la realtà perché i resoconti storici servono al sistema per tenere la gente nella paura e nella convinzione che le epoche precedenti fossero peggiori della nostra, al fine di farci consumare più farmaci, più cibo spazzatura e più tecnologia.
    L'umanità medievale non era più religiosa o più timorosa di nulla, esistono centinaia di dipinti raffiguranti navicelle spaziali e sono convinta che anzi loro convivessero con determinate realtà e verità meglio di noi, avendo un rapporto diretto con la Natura e il cosmo, cosa che noi non abbiamo, essendo in processo di involuzione.
    Mi fermo qui, il discorso sarebbe lunghissimo.
    Termino dicendo che la gravidanza al giorno d'oggi non è affatto vissuta come un periodo bellissimo, ma è invece incastrata tra lavoro, millemila altre attività e stress, e tutte le donne incinte che ho conosciuto in vita mia mi hanno sempre confermato che più che mettere al mondo un'anima stavano per dar vita ad un nuovo consumatore al quale non vedevano l'ora di comprare roba firmata e tecnologia per farne ragazzini "svegli" a loro parere.
    Inutile dire che preferisco di gran lunga il modo di vivere e di pensare medievale, epoca che mi attrae e di cui sono innamorata, per motivi di mie vite "precedenti".
    Credo altresì che vivere a stretto contatto con la morte desse alle persone il vero senso del vivere, cosa anche quella da noi buttata alle ortiche avendola barattata con lo scientismo, la nuova religione unica mondiale.

    Anna

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