mercoledì 20 marzo 2013

Nel lago Vostok c’è un microrganismo sconosciuto

Sabrine Pieragostini

C’è forse qualcosa di strano nel lago Vostok, il bacino di acqua dolce sigillato da un antichissimo strato di ghiaccio in Antartide?

I campioni di acqua raccolti dalla spedizione russa e poi analizzati dai biologi avrebbero mostrato la presenza di un batterio che non sembra appartenere a nessun gruppo già noto.
Anche se sulla scoperta aleggia lo scetticismo della comunità scientifica internazionale.

La missione, dopo tanti inutili tentativi, lo scorso anno era riuscita a penetrare lo scudo gelato, spesso oltre tre chilometri e mezzo, che da 14 milioni di anni protegge lo specchio d’acqua e lo ha trasformato in una specie di “capsula del tempo”. Per evitare che la trivella contaminasse il lago, gli scienziati russi hanno deciso di fermarla a pochi metri dalla superficie, in modo che la pressione sottostante spezzasse lo strato rimasto facendo uscire quell’acqua preistorica che a contatto con l’aria gelida si è subitosolidificata.

Il lago è rimasto intatto, ma non quel blocco di ghiaccio: gli studiosi vi hanno trovato abbondanti tracce di lubrificante, usato appunto per la perforazione.”Era molto sporco- conferma Sergey Bulat, ricercatore dell’Istituto di Fisica Nucleare di San Pietroburgo. “Conteneva cherosene, microrganismi provenienti dal macchinario stesso e anche batteri che normalmente vivono sulla pelle umana”, ha spiegato. Ma ce ne era anche uno un po’ diverso, con un DNA non corrispondente alle sequenze genetiche conservate nei database.

Per questo il 6 marzo, durante un convegno scientifico, Bulat ha fatto una clamorosa affermazione. “Quel batterio possiede meno dell’86 per cento di somiglianza con il maggior gruppo conosciuto di batteri. Ciò potrebbe significare che si tratta di una specie del tutto nuova e sconosciuta sulla Terra” , ha detto ai colleghi increduli...

LA TRIVELLA HA PERFORATO QUASI 4 KM DI GHIACCIO PREISTORICO

E infatti gli altri ricercatori hanno definito quanto meno prematuro quell’annuncio, in considerazione della presenza di agenti contaminanti. ”I Russi devono smetterla di giocare con l’acqua sporca di cherosene, vadano a prendere un campione pulito“, ha ad esempio commentato John Priscu, glaciologo dell’Università del Montana che a gennaio ha guidato una simile esplorazione nel lago antartico Whillans.


ALCUNI DEI BATTERI INDIVIDUATI DAI BIOLOGI RUSSI

Eppure, nonostante le critiche, lo studioso russo pochi giorni fa ha ribadito i risultati della sua ricerca:”Abbiamo preso provvedimenti per evitare ogni potenziale contaminazione. E siamo sicuri di aver trovato un microbo non classificato. Sembra appartenere ad un tipo di batteri ambientali mai analizzati finora.”

“Non stupisce che abbiano trovato forme viventi, gli organismi fanno di tutto per sopravvivere in qualsiasi condizione, anche in quelle più estreme”- ha replicato il ricercatore britannico David Pierce, del British Antarctic Survey di Cambridge. “Sarebbe più interessante capire come appaiono le forme di vita del Lago Vostok e quanto differenti esse siano da qualsiasi altra sulla Terra.”

Pearce ha studiato i campioni prelevati dal Lago Hodgson, che giace sotto uno strato di ghiaccio antartico spesso solo pochi metri. E sostiene che il 25 per cento delle sequenze genetiche che ha trovato non ha alcuna corrispondenza nei database. “Ma avere un DNA anomalo non significa aver scoperto una nuova specie”, dice lo scienziato.

Il microrganismo del Lago Vostok dovrà ora essere sottoposto ad una lunga serie di esami e di verifiche, prima di poterne stabilire con certezza la sua unicità. Ma se tutti i test lo confermassero, la domanda sorgerebbe spontanea: da dove arriva?

Se lo chiede anche Martin Siegert, biologo dell’Università di Bristol che ha condotto, senza successo, un tentativo di perforare un altro lago subglaciale, quello di Ellworth. “Di solito riteniamo che sia più probabile trovare organismi sui fondali, dove c’è più cibo. Nel caso del lago Vostok, bisognerebbe scendere fino a 700 metri di profondità. È necessario prendere un altro campione, ma questa volta, usando un robot che possa arrivare fin sul fondo e raccogliere i sedimenti insieme all’acqua. “

Gli scienziati russi non hanno ancora stabilito la fisiologia e la biochimica dell’anomalo microrganismo e non sanno da dove possa aver ricavato l’energia necessaria per vivere, in quell’ambiente privo di luce e di nutrimenti. “Ulteriori esami, molto più sofisticati, inclusa l’intera sequenza del genoma, daranno risposte a questi interrogativi”, chiosa Bulat. Ma non prima di maggio, quando arriverà il secondo campione prelevato all’inizio del 2013. Nella speranza che sia meno contaminato e più ricco di vita microscopica.

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