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lunedì 15 gennaio 2024

Perché le aziende agricole vengono spinte verso il fallimento e cosa c'è dietro?


Warren Buffett aveva detto che l’investimento in terreni agricoli ha potenzialmente notevoli lati positivi e praticamente nessun lato negativo. Nel 2020 Bill Gates è balzato agli onori della cronaca per essere diventato il più grande proprietario di terreni agricoli del Paese. Gates e Buffett hanno mantenuto una salda amicizia per quasi 30 anni.

Di Thomas Röper

Le proteste dei contadini che attualmente fanno notizia non sono un fenomeno tedesco, ma il sintomo di una politica attuata in tutto l’Occidente per ridistribuire le terre agricole dai piccoli agricoltori alle grandi aziende. Ma questa è solo una parte di un programma molto più ampio.

Le proteste degli agricoltori non sono affatto un fenomeno tedesco; negli ultimi anni, ad esempio, ci sono state massicce proteste di agricoltori nei Paesi Bassi. Il motivo è un piano del governo olandese (1) per chiudere fino a 3.000 aziende agricole. Il governo olandese offre loro oltre il 100% del valore delle loro proprietà, ma in cambio devono accettare il divieto di lavorare in qualsiasi Paese dell’UE. Si tratta di fatto di un esproprio forzato edulcorato con denaro, contro il quale gli agricoltori olandesi protestano da anni, perché coloro che rifiutano saranno espropriati con la forza ...

lunedì 1 aprile 2019

Gli sforzi che vengono dal cuore

Daisaku Ikeda

Lo sviluppo sostenibile è stato definito come un tipo di sviluppo che soddisfa le necessità del presente, senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare le proprie. 

Esso investe aspetti diversi come la pace, l'integrità ecologica, i diritti umani e a noi chiede di ridefinire il nostro concetto di "progresso".

Se vuol offrire a tutti la possibilità di apprendere i valori, il comportamento e il modo di vivere necessari a una trasformazione sociale positiva, l'educazione per lo sviluppo sostenibile deve occupare un posto centrale nello spettro delle iniziative educative..... 
La nostra sopravvivenza dipende in maniera cruciale dalla realizzazione di un profondo cambiamento negli stessi esseri umani; solo riorientando la vita interiore dell'umanità potremo affrontare le spaventose sfide che abbiamo davanti. 

In una precedente occasione, ho proposto questi tre attributi del cittadino globale: 
- La saggezza di percepire l'interconnessione della vita e dei viventi; 
- Il coraggio di non temere o negare le differenze, ma di rispettare e sforzarci di capire le persone di culture diverse e di crescere grazie agli incontri con loro; 
- La compassione di conservare un'empatia dell'immaginazione che vada oltre il proprio ambito immediato per abbracciare chi soffre in luoghi lontani ...

domenica 15 maggio 2016

Decrescita: utopia o autentica alternativa?

Intervista a Alain de Benoist - di Manuel Zanarini

La crisi economica e finanziaria sta portando i “padroni della globalizzazione” alla distruzione dello stato sociale e all'impoverimento delle classi lavoratrici; ma, da nessuna parte si sentono voci di un ripensamento del “capitalismo selvaggio”, vero responsabile dello “stato del mondo”. Il crollo della “finanza virtuale”; il colossale indebitamento a cui tutti noi siamo sottoposti dal mercato; il caso dell'inquinamento della BP; la devastazione delle risorse naturali, come l'Amazzonia, ecc. non stanno spingendo i “grandi della Terra”, verso un cambio di rotta. In questa situazione, dobbiamo essere noi a prendere in mano la situazione e reimpostare la nostra vita in modo più sobrio, locale, comunitario e ecologicamente sostenibile. Per fare questo deve cambiare la nostra concezione di vita e del rapporto con la Natura. Le riflessioni di De Benoist sono una “luce” e una guida per condurci su questo arduo, ma necessario, cammino.

D: La decrescita viene presentata come un'utopia, o peggio come un ritorno al passato. Come risponde a questa critica?

R: Sono chiaramente formule polemiche. La teoria della decrescita non solo non promuove un <<ritorno al passato>>, ma neppure ambisce a fermare la storia. La constatazione da cui parte è che le risorse naturali si stanno esaurendo e che non può esservi una crescita materiale infinita in un mondo finito. In altri termini si pone contro la logica del <<sempre di più!>>, contro la dismisura che i Greci chiamavano hybris. In un mondo sempre più impegnato a portare avanti questa deriva, tali proposte possono, ad alcuni, apparire utopiche. Sono tentato di rispondere che l’utopia sta piuttosto nel credere che la fuga in avanti in cui ci siamo imbarcati possa proseguire all'infinito. Gli alberi non possono crescere fino al cielo...

giovedì 8 marzo 2012

La faccia pulita dell'amianto

Serge Latouche

Il fatto che il principale promotore dello sviluppo sostenibile si sia rivelato un serial killer è quasi troppo bello per chi, come me, da anni si batte contro questo pseudo-concetto per denunciarne l’impostura. Quando ho letto che il miliardario svizzero proprietario dell’azienda di Casale Monferrato, Stephan Schmidheiny , altri non era che l’eroe di “Rio ’92”, non riuscivo a crederci. Dopo tutto uno Schmidheiny vale l’altro; vale, ad esempio, suo fratello Thomas che nella suddivisione dell’impero di famiglia ha avuto la sorte di ereditare solo il reparto cemento.

Ho dovuto consultare Internet per verificare che l’industriale condannato dal Tribunale di Torino a 16 anni di reclusione era proprio il paladino dell’ecologia industriale e della responsabilità sociale delle imprese, fondatore del World Business Council for Sustainable Development, che sul suo sito si presenta come un filantropo. 

Il mito secondo cui il concetto di “sviluppo sostenibile” sarebbe stato coniato da ecologisti in buona fede e poi snaturato dalle multinazionali avide di denaro e maestre di “greenwashing”, l’ecologismo di facciata dei furbi e da politici senza scrupoli, è un mito duro a morire. Alla fine degli anni Settanta lo “sviluppo sostenibile” fu concepito per sostituire l’espressione più anodina di “ecosviluppo”, adottata nel 1972 dalla Conferenza di Stoccolma, su pressione della lobby industriale americana e grazie all’intervento personale di Henry Kissinger.

Lo “sviluppo sostenibile” fu lanciato come una nuova marca di detersivo e “messo in bella mostra” alla Conferenza di Rio del giugno 1992 da un altro miliardario canadese del petrolio, Maurice Strong, presidente dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo).
L'operazione di seduzione ebbe successo oltre le più rosee previsioni...