di Piero Cammerinesi
Perché questo titolo?
Semplice, perché di fronte a situazioni come quella che stiamo vivendo la prima impressione che proviamo nel nostro animo è quella della dello sbigottimento e della solitudine.
Ci sentiamo esposti, nudi, indifesi, soli.
Abbiamo paura di una stretta di mano, di un abbraccio.
Un amico, finanche il nostro partner, può essere colui che ci fa ammalare, che ci può – se prestiamo fede alla narrazione dei media – addirittura condannare a morte.
E questo è già un tema importante da esplorare.
Se in genere il compito del giornalista è quello di descrivere una situazione con distacco, con obiettività, espungendo i connotati personali, in questo caso le cose stanno diversamente.
Infatti questi pensieri nascono dalla relazione personalissima del soggetto – me stesso – con questo evento che mi si pone dinanzi come ‘altro da me’, come mondo esterno ma anche come destino.
E che mi chiede di essere illuminato dalla luce della coscienza.
EVENTO INASPETTATO?
La prima domanda che mi sono posto appena iniziata questa vicenda è: sono sorpreso da questi avvenimenti?
La risposta è stata: NO, non lo sono affatto ...
