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mercoledì 8 aprile 2015

Realtà virtuale: l’alba dell’autismo tecnologico

L’espressione ‘realtà virtuale’ indica un luogo simulato informaticamente, spesso ricalcante la fisicità reale, in cui un soggetto può ‘immergersi’ con l’ausilio di interfacce digitali (visore, auricolari, guanti) ed interagire con essa, ricevendo la percezione di trovarsi ‘fisicamente’ nel suo interno.

Il primo dispositivo di realtà virtuale fu realizzato nel 1968 da un docente di informatica di nome Ivan Sutherland, con l’aiuto dello studente Bob Sproul. 
Lo scomodo visore, talmente pesante da dover essere appeso al soffitto, fu battezzato The Sword of Damocles.

Nello stesso periodo iniziò a svilupparsi il sotto-genere letterario fantascientifico dedicato alla realtà virtuale. Il primo romanzo incentrato sull’idea dell’esistenza di una realtà simulata fu The Dueling Machine, di Ben Bova, datato 1969. 

Nel 1977 il MIT di Boston (Massachusetts Institute of Technology) creò una simulazione informatica della città di Aspen, Colorado, in cui gli utenti indossando un visore potevano sperimentare l’esperienza di camminare virtualmente lungo le sue strade in tre modalità: inverno, estate e poligonale ...