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mercoledì 10 gennaio 2024

Neurologo espone il mito della “morte cerebrale” e i legami con “l’industria” dei trapianti di organi

Un rispettato neurologo brasiliano, il dottor Cicero G. Coimbra, sta cercando di far saltare il coperchio del “mito” della “morte cerebrale” portando le sue esperienze cliniche 
(leggere anche qui)

di Sabino Paciolla

Il dottor Cicero G. Coimbra, neurologo e professore di neuroscienze presso l’Università Federale di San Paolo del Brasile, ha anche detto che il recupero per i pazienti in stato comatoso è spesso possibile, ma che una struttura medica strettamente controllata non sta dando a medici e studenti di medicina i fatti di cui hanno bisogno per “fare il meglio che possono” per i loro pazienti.

LifeSite si è intrattenuta con il dottor Coimbra per un’intervista approfondita a Roma, durante una conferenza sulla “Morte cerebrale”: Una costruzione medico-legale: Scientific & Philosophical Evidence, sponsorizzato dall’Accademia John Paul per la Vita Umana e la Famiglia.

Ecco l’intervista di Diane Montagna nella mia traduzione ...

giovedì 17 agosto 2023

Un bravo scienziato deve anche essere crudele?

di Francesco Lamendola 

Lo studio della natura comprende lo studio delle forme viventi; e lo studio delle forme viventi implica che, per arrivare a conoscere tutti i segreti della loro fisiologia, è necessario sezionare i cadaveri. 

Né questo è ancora sufficiente: l’ideale, per comprendere il funzionamento dei singoli organi, sarebbe quello di poter sezionare i corpi ancora viventi: come del resto gli scienziati hanno fatto, per secoli, con gli animali da laboratorio, e come facevano nell’antichità con i gladiatori morenti e in genere con i condannati a morte.

È lo stesso principio del trapianto degli organi: per essere espiantato, un organo deve essere ancora perfettamente funzionante; e per essere ancora perfettamente funzionante, bisogna che l’organismo cui appartiene sia ancora vivo.

Sgradevole verità, ma pur sempre verità. 

Per questo la medicina contemporanea ha messo in circolazione la nozione di morte cerebrale: per far credere che, una volta arrestate le funzioni del cervello, il corpo è morto, e si può quindi procedere all’espianto degli organi per salvare altre vite che si trovano in pericolo, o comunque per beneficiare altri individui. Ma è una mezza verità e anche meno di mezza.

La morte cerebrale non coincide con la morte dell’individuo, con la morte totale; la morte vera sopraggiunge quando il cuore cessa di pompare il sangue, irradiando l’intero organismo. E infatti, se il cuore smette di pompare, gli organi deperiscono in un tempo rapidissimo e non sono più idonei al trapianto: non servono più a nulla ...

venerdì 30 dicembre 2022

Il concetto di morte cerebrale secondo l’università di Harvard

Il concetto di morte cerebrale è stato creato all’università di Harvard per giustificare la pratica dei trapianti e diminuire i costi economici dei pazienti in coma, alias: liberare letti d’ospedale..

Quanto sopra riportato può essere tranquillamente letto dal rapporto dei medici di Harvard. (A Definition of Irreversible Coma
Report of the Ad Hoc Committee of the Harvard Medical School to Examine the Definition of Brain Death - 1968)

MORTE CEREBRALE E TRAPIANTO DI ORGANI: UN’AUTOREVOLE VOCE CRITICA
Una conversazione con il prof. Rocco Maruotti, chirurgo di fama internazionale.

– La legge italiana n.578, del 29 dicembre 1993, nel suo articolo 1, dichiara che:
“La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo.”
Il parlare di “cessazione irreversibile di tutte le funzioni” di un organo tuttora esplorato e conosciuto in minima parte non significa forse parlare di qualcosa che ha a che fare – per dirla con Karl Popper – più col piano della metafisica che con quello della verificabilità (e falsificabilità) sperimentale? Non dovrebbe lo stesso criterio della cosiddetta “morte cerebrale” apparire palesemente improponibile in sede scientifica? ...

sabato 15 agosto 2020

Seifert: "La morte cerebrale è un inganno: vi spiego perché"

di Benedetta Frigerio

Il noto filosofo cattolico Josef Seifert spiega alla NuovaBQ.it «l'utilitarismo che ha prodotto la nuova definizione di "morte cerebrale" per l'espianto di organi», il discorso di Giovanni Paolo II e lo scambio di idee con Benedetto XVI.
Chiarendo:

«La persona (l'anima) ha un essere sostanziale che non può essere ridotto all'uso della coscienza. 
Soprattutto è stata scientificamente confutata la tesi per cui il cervello è il centro della vita integrale».

Dopo la scoperta dell'uso strumentale della nuova definizione di "morte cerebrale" per espiantare organi e le interviste ad un medico e un filosofo, che hanno spiegato la storia di questo nuovo criterio varato ad Harvard nel '68 insieme alle conseguenze nefaste prodotte, il noto filosofo austriaco Josef Seifert, amico di Benedetto XVI ed ex membro della Pontificia Accademia per la Vita (Pav), spiega l'errore scientifico che ci sta dietro e perché i cattolici non sono tenuti a credere in questa "falsa morte" ...

venerdì 23 agosto 2019

Intervista al Dr. Paul Byrne sulla “morte cerebrale”

Decretata per evitare agli espiantatori la galera per omicidio ..

In questa intervista il Dr. Paul Byrne, massima voce nel dibattito internazionale, con eccezionale chiarezza smaschera concetti e parole del sistema sanitario-giuridico istituzionale che ha imposto il dogma della cosiddetta “morte cerebrale” dichiarata sui vivi che hanno perso la coscienza.

Tale simulazione ha equiparato la pseudo morte cerebrale a cuore battente alla Morte vera in arresto cardio-circolatorio e respiratorio protratti, per sviluppare la pratica affaristica degli espianti-trapianti di organi vitali nonché l’eliminazione autoritaria di malati affetti da lesioni encefaliche gravi, come nel caso del piccolo Alfie, così da evitare agli espiantatori la galera per omicidio.
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“VISITAI ALFIE: IL PROBLEMA E’ LA MORTE CEREBRALE”

Intervista a Paul Byrne, di Benedetta Frigerio

Da dove nasce l’approccio medico svelato al mondo in maniera palese dal piccolo Alfie Evans? La risposta per il dottor Paul Byrne, neonatologo di fama internazionale, che nel dicembre del 2017 chiamato dalla famiglia del bambino volò a Liverpool per visitarlo, è chiara da anni: «Tutto nasce dalla definizione di morte, non più clinica ma cerebrale, sancita nel 1968 da una commissione medica di Harvard» ...