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venerdì 30 maggio 2025

La sfida definitiva: vita eterna contro inganno digitale

Sembra che il tuo smartphone stia prendendo di mira le tue cellule cerebrali?
Ti stai lasciando convincere che la strada per la salvezza potrebbe essere costruita con nanopixel digitali?
Sei sempre più incerto su cosa è reale e cosa è irreale in questo gioco globalizzato di inganni? 

Potresti aver bisogno di una mano amica che ti guidi lungo un percorso che ti permetta di realizzare i tuoi bisogni più profondi?

Questa comunicazione è umilmente dedicata a questo scopo. Spero che la troviate utile.

Veniamo e ce ne andiamo. È un minuscolo, ma vitale frammento di tempo che chiamiamo "la nostra vita" ...

giovedì 17 agosto 2023

Un bravo scienziato deve anche essere crudele?

di Francesco Lamendola 

Lo studio della natura comprende lo studio delle forme viventi; e lo studio delle forme viventi implica che, per arrivare a conoscere tutti i segreti della loro fisiologia, è necessario sezionare i cadaveri. 

Né questo è ancora sufficiente: l’ideale, per comprendere il funzionamento dei singoli organi, sarebbe quello di poter sezionare i corpi ancora viventi: come del resto gli scienziati hanno fatto, per secoli, con gli animali da laboratorio, e come facevano nell’antichità con i gladiatori morenti e in genere con i condannati a morte.

È lo stesso principio del trapianto degli organi: per essere espiantato, un organo deve essere ancora perfettamente funzionante; e per essere ancora perfettamente funzionante, bisogna che l’organismo cui appartiene sia ancora vivo.

Sgradevole verità, ma pur sempre verità. 

Per questo la medicina contemporanea ha messo in circolazione la nozione di morte cerebrale: per far credere che, una volta arrestate le funzioni del cervello, il corpo è morto, e si può quindi procedere all’espianto degli organi per salvare altre vite che si trovano in pericolo, o comunque per beneficiare altri individui. Ma è una mezza verità e anche meno di mezza.

La morte cerebrale non coincide con la morte dell’individuo, con la morte totale; la morte vera sopraggiunge quando il cuore cessa di pompare il sangue, irradiando l’intero organismo. E infatti, se il cuore smette di pompare, gli organi deperiscono in un tempo rapidissimo e non sono più idonei al trapianto: non servono più a nulla ...

domenica 27 giugno 2021

Il mondo virtuale? Ci siamo già dentro

 

di Francesco lamendola

I cambiamenti che la tecnica imprime al mondo in cui viviamo sono così rapidi che non facciamo in tempo a renderci conto di quale sia tutta la loro effettiva portata; mentre stiamo incominciando a metabolizzarne uno, ne sopraggiunge un secondo, poi un terzo, un quarto, ciascuno dei quali provoca una rottura col nostro modo di vivere e di pensare, e perfino di sentire, e ciascuno dei quali ci proietta, pertanto, in una terra incognita, ancora bianca sulle carte geografiche, nella quale non sappiamo cosa troveremo, e della quale, questa è la cosa più inquietante, non ci accorgiamo di essere penetrati, perché coltiviamo ancora l’illusione di trovarci nel mondo di prima: nel mondo di cinque, dieci, venti anni fa, quando tutto pareva simile a come appare oggi mentre in realtà tutto era diverso.

Spesso l’uomo moderno viene paragonato a Ulisse: basti pensare a Dante, a Joyce o a Saba: come l’eroe greco, è continuamente proteso oltre le Colonne d’Ercole, alla ricerca di un segreto da svelare, di un’ultima frontiera da oltrepassare. 

Il paragone è giusto, a patto di mettere in evidenza due sostanziali differenze: primo, il figlio di Laerte voleva, sì, divenir del mondo esperto, e delle vizi umani e del valore, ma voleva, ancora più fortemente, fare ritorno alla sua casa, da sua moglie e da suo figlio; secondo, egli era perfettamente consapevole dei rischi che affrontava durante la navigazione, e se in alcuni casi li volle affrontare intenzionalmente, pur potendone fare a meno, fu perché aveva una grandissima sete di conoscenza e quella sete era proporzionata ai mezzi di cui disponeva per difendersi anche dagli eventuali pericoli ...

lunedì 3 settembre 2018

La “liquefazione” della sfera intima nell’era informatica

di Raffaella Addato

I social network sono lo specchio della realtà, o uno spazio fittizio in cui si insediano relazioni sociali occasionali e altrettanto fittizie? L’istantaneità informatica riduce o aumenta le distanze tra le persone?

C’era un tempo in cui l’individuo e la sua identità erano privati di ogni forma di autonomia, minacciati dal peso incombente della collettività di cui si era parte. Un individuo di cui emergeva esclusivamente la sfera pubblica, e a cui non era consentito percepire bisogni esclusivi e differenti rispetto all’aggregato di cui faceva parte. Un soggetto che neppure poteva essere definitivo tale, privo di identità, a cui era richiesto un adattamento ed una assimilazione totali al gruppo sociale di appartenenza.

Con il tempo, con l’affermazione dell’individualismo, i singoli soggetti hanno conquistato la propria autonomia, riuscendo a percepire se stessi, come un qualcosa di differente rispetto agli altri. Esseri pensanti, con capacità decisionali, con competenze specifiche, con idee formulate attraverso un percorso cognitivo senza condizionamento (per lo meno) palese.

Quell’individuo che ha finalmente conquistato la propria autonomia, si trova ora ad affrontare una situazione paradossale: la libertà… che può essere così feroce da trasformarsi in fragilità...

martedì 31 luglio 2012

Minority Report: dal cinema il futuro entra nella vita di tutti i giorni

New York - Si chiama realta' aumentata e lo scrittore visionario Philip K. Dick ne aveva gia' descritto e raffigurato gli elementi principali nella novella 'The Minority Report', nel 1956. L'unico errore del celebre autore di fantascienza e' stato quello di sottovalutare i progressi della tecnologia.

Tra poco, molto prima del 2054 in cui e' ambientata la storia distopica, si potra' incominciare a utilizzare le mani e scorrere tra filmati e immagini proprio come avviene nel film - addatamento cinematografico dell'opera di Dick - di Steven Spieglberg con Tom Cruise protagonista.

La realta' aumentata sta per prendere piede nelle nostre vite e verra' utilizzata con la stessa normalita' con la quale oggi si utiizzano sugli smartphone gli strumenti di geolocalizzazione e altre applicazioni e software interattivi fino a qualche anno fa impensabili.

L'interfaccia prodotta dallo scienziato John Underkoffler viene promossa dal gruppo americano Oblong Industries come un modo immediato di scorrere da un video all'altro. Il software, che supporta un archivio di dati e filmati enorme, sara' di grande utilita' per i servizi di intelligence e le forze di polizia. La speranza e' che le similitudini con Minority Report si fermino qui e non venga introdotto il programma di detenzione preventiva illustrato nel film del 2002.

Il software e' in grado di creare conferenze video durante le quali i partecipanti potranno condividere sullo schermo sia dati sia filmati presenti nei loro dispositivi portatili - tra cui smartphone e tablet - con una certa maneggevolezza...