In sala si radunano centinaia di insegnanti e aspiranti tali per seguire le lezioni del corso abilitante per docenti. Come per un film, degli addetti in uniforme fanno scorrere la fila, si timbra un badge che attesta la presenza e ci si siede su comodissime poltrone.
L’utenza – o meglio, la clientela- è vasta e variegata. Ci sono i precari storici, alcuni piuttosto âgé, che sperano nell’abilitazione per passare in “prima fascia di supplenza”, l’ultimo gradino di purgatorio del precariato prima dell’empireo del posto fisso. Ci sono le “nuove leve” appena laureate, ancora in trance agonistica dall’ultimo esame che, quasi per inerzia, continuano a studiare. Con l’abilitazione in tasca avrebbero il requisito per partecipare al prossimo concorso; e, infine, i vincitori di concorso che senza abilitazione perderebbero il posto e dunque si accollano un’ultima corvée. Insegnanti o aspiranti tali spendono una cifra che va dai 1500 ai 2500 euro per seguire questi corsi: l’equivalente di uno stipendio, quasi due (magnanimamente è stata concessa, va detto, la possibilità di rateizzare).
