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martedì 28 aprile 2026

Gli umani causano estinzioni da milioni di anni?

 
Forse l’impatto umano sul pianeta è ancora più antico di quanto pensassimo. 
Stando a un recente studio dell’Università di Göteborg, potrebbe essere iniziato quando ancora Homo sapiens non esisteva e i primi ominidi si stavano evolvendo.


È facile pensare che la sesta estinzione sia un affare recente. Parliamo di Antropocene come una novità, come se fino a pochi secoli o addirittura decenni fa avessimo camminato sul pianeta in punta di piedi, con passo sostenibile.

La verità è che il nostro conflitto con il resto della natura è antichissimo. 

Siamo stati noi una delle cause principali, se non la principale, dell’estinzione del Quaternario in cui la fauna di grandi dimensioni è stata annientata in Eurasia, nelle Americhe e poi in Oceania, in precisa concomitanza con la nostra espansione sulla Terra. 

Mammut, moa, rinoceronti lanosi, Megatherium: sono solo alcune delle specie che abbiamo eliminato nella preistoria. Senza contare il nostro probabile contributo nell’estinguere le altre specie umane con cui convivevamo, come i Neanderthal ...

domenica 5 ottobre 2025

Dai segreti del monastero di Tuerin al mistero delle Pleiadi

Il tempio buddhista di Tuerin, in Mongolia, è circondato da numerose leggende e da racconti i quali  hanno dell'incredibile e che, tuttavia, non abbiamo il diritto di liquidare - senza prima averli  seriamente studiati -, come totalmente inattendibili, solo perché contrastano con certe nostre categorie mentali di matrice razionalista e scientista.

Uno di questi racconti ha a che fare con la presenza di alcune salme antiche, ma perfettamente conservate, tra le quali vi sarebbe anche quella di un alieno (che, forse, non è "morto", nel senso che noi diamo, comunemente, a questa parola), proveniente da un lontanissimo pianeta situato nel gruppo delle Pleiadi, che fa parte della costellazione del Toro.

Uno dei primi studiosi che si sono interessati alla cosa, Peter Kolosimo, che si può considerare un pioniere nel campo della cosiddetta "archeologia spaziale", ne ha parlato in uno dei suoi saggi degli anni Settanta, contribuendo a suscitare un notevole interesse intorno a tematiche le quali, oggi, sono divenute di moda (anche troppo, per certi aspetti), ma che, allora, non lo erano affatto e, anzi, dovevano scontrarsi con la supponenza degli archeologi e degli scienziati che si autonominavano sacri custodi della Verità "ufficiale". 

domenica 21 settembre 2025

La scomparsa dell’uomo di Neanderthal. Un cugino ingombrante? Non è sparito senza lasciare traccia: il suo genoma è dentro di noi.


La scomparsa dell’uomo di Neanderthal. 
Ancora un enigma.  

Da una stessa specie di ominide, L’Homo heidelbergensis (un’evoluzione dell’Homo erectus africano), si dipartirono circa 600.000 anni fa due differenti processi evolutivi: uno portò allo sviluppo dell’Homo sapiens che abbandonò l’Africa 100.000 anni a. C. prendendo dapprima la via del Medio Oriente, dell’India e dell’Australia e soltanto molto più tardi (ca. 45.000 a. C.) quella dell’Europa; l’altro allo sviluppo dell’uomo di Neanderthal, le cui tracce più antiche nel Continente europeo risalgono già al 130.000 a. C. (Uomo di Neanderthal classico).

Ovviamente sono tutti dati approssimativi e di molto semplificati, sia perché parliamo di epoche estremamente remote e temi più che complessi, sia perché la ricerca scientifica apporta di frequente nuove teorie che cambiano di punto in bianco il quadro generale. 
Ma questi dati possono essere ugualmente interessanti a titolo informativo, tanto per farsi un’idea degli ampi spazi temporali e dei lunghissimi processi evolutivi a cui si fa riferimento nell’articolo...

venerdì 7 luglio 2023

Che lingua parlavano i Neanderthal?

 
L’Homo sapiens ha incrociato più volte i Neanderthal, come ci mostra il DNA degli europei

Il modo in cui abbiamo comunicato con i nostri parenti ominidi, o loro tra loro, tuttavia, rimane un mistero, poiché l’Homo neanderthalensis si è estinto da tempo e naturalmente non rimangono tracce del suo linguaggio. 
Ciò non impedisce agli esperti di avere un’idea di come potrebbe essere stata la lingua di Neanderthal.

Secondo Antonio Benítez-Burraco, un linguista dell’Università di Siviglia che ha prodotto un documento prestampato (non ancora sottoposto a revisione paritaria per la pubblicazione) sull’argomento, è quasi certo che i nostri parenti evolutivi parlassero lingue simili alla nostra, anche se meno complesse nella loro struttura e meno flessibili in termini funzionali, cioè senza poter esprimere quanto noi. 

Non sapremo mai esattamente com’era la lingua (o anche le lingue) dei Neanderthal, ma è possibile fare alcune approssimazioni basate su dati fisiologici, ambientali e culturali delle specie estinte. 
Per arrivare a tali conclusioni sono stati studiati aspetti anatomici, socioculturali, cognitivi, ambientali e genetici, tutte queste conoscenze basate su prove raccolte da paleontologi e archeologi negli ultimi decenni ...