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lunedì 9 aprile 2018

Il vero ed unico segreto della vita è: vivere.

di Bruno Aliberti

Nell’anno 1000 questo pianeta contava 250 milioni di abitanti. 650 anni dopo, raddoppiando, il numero di abitanti si portava a 500 milioni. 150 anni dopo, raddoppiava ancora, conquistando il primo miliardo. 

Qualcosa era accaduto, quindi, tra il 1650 ed il 1800, che aveva modificato il modello di crescita della popolazione, con un’accelerazione che, confrontata con quelle delle risorse disponibili, dava luogo ed origine ad un problema che andava analizzato seriamente ed in dettaglio. 

Alla fine del ‘700, l’analfabetismo era massivo, per cui appare evidente che, chi ne scriveva, poteva rivolgersi solo ed esclusivamente ad un’elite erudita ed istruita, della quale lui stesso ne era parte. Nel 1790, il primo saggio, o comunque tra i primi su questo problema, che si rileva in rete (qui il libro in una delle edizioni e stesure disponibili) è: “Riflessioni sulla popolazione delle nazioni per rapporto all’economia nazionale”, del veneziano Giammaria Ortes, al quale seguirono, dopo pochi anni nel 1800, quelli del più famoso reverendo Robert Thomas Malthus, da cui trae origine l’omonima corrente di pensiero: il Malthusianesimo. 

Le conclusioni dell’analisi di Ortes, basate su un’aspettativa di vita media intorno ai 60 anni, riassunte in estrema sintesi, sono che: se lasciata libera ed in condizioni non disagevoli, la popolazione raddoppia ogni 30 anni ...