venerdì 11 maggio 2018

La Teiera di Russell

«Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. 

Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne è un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. 

Se però l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente»  ...


Quella della teiera di Russell, dal nome del celebre filosofo gallese che la propose, nel 1952, in un articolo intitolato “Is there a God?” (“Esiste un Dio?”), mai pubblicato (chissà perché?), è una metafora che, in maniera semplice e lineare, confuta le pretese dei credenti sull’esistenza di dio senza che siano fornite evidenze empiriche e, allo stesso tempo, contesta la proprietà di “non falsificabilità” delle religioni come sintomo dell’impossibilità di giustificare il loro essere credibili.

Il criterio di falsificabilità, formulato da Karl Popper, afferma che una teoria, per essere scientifica, deve poter essere falsificata: ossia dev’essere tale da permettere di eseguire un esperimento che possa dimostrarne, eventualmente, la falsità. Ebbene, è logico intuire come le religioni, che si basano, ingegnosamente e furbescamente, dopo una serie di tentativi maldestri (vedi l’identificazione delle divinità prima nel fulmine, poi negli astri, e così via, a mano a mano confutate), su di un’entità invisibile e immateriale, la cui esistenza quindi non può essere né provata, né tanto meno “falsificata”, non possano essere valide.
Da qui la teiera. 

Se infatti si ha la presunzione di credere in qualcosa di indimostrabile, allora è altrettanto lecito (da parte degli atei), credere a qualcosa di altrettanto indimostrabile, quindi inconfutabile, e quindi parimenti credibile, come, appunto, una teiera celeste orbitante nello spazio o, nelle versioni più moderne della teoria di Russell, un Prodigioso Spaghetto Volante(vedi Pastafarianesimo), se non addirittura un Invisibile Unicorno Rosa.


La cosiddetta assenza delle evidenze, promulgata dalla teiera di Russell, è solo una delle argomentazioni a favore dell’ateismo o, alternativamente, a sfavore dell’esistenza del divino; ma ce ne sono altre:

- l’onere della prova, che, come già sostenevano in tempi non sospetti i latini, spetta a chi afferma qualcosa. Ragion per cui è compito dei credenti dimostrare l’esistenza del divino, e non compito dello scettico dimostrare l’inesistenza di qualcosa che, a maggior ragione, se non esiste non può essere dimostrata. E’ quanto accade, ad esempio, in ambito giuridico, nel cosiddetto principio d’innocenza – per il quale l’imputato è da considerarsi non colpevole sino a condanna definitiva da parte del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte di Cassazione – in cui non è, appunto, l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza, bensì l’accusa a doverne dimostrare la presunta colpevolezza (adducendo prove che sarà poi onere della difesa eventualmente smentire);
- il rasoio di Occam: è un principio metodologico espresso nel XIV secolo dal frate inglese Guglielmo di Occam che suggerisce l’inutilità di aggiungere, alla spiegazione di un fenomeno, più teorie di quante già bastino a spiegarlo; in altre parole, non vi è motivo di complicare qualcosa che è già semplice di per sé. Tale concetto fu ripreso e volto contro i credenti proprio perché, data l’autosufficienza dell’universo, che è esistito da sempre, la presenza di un dio al suo interno diventa inutile. Vale a dire: ammettere l’inesistenza di dio non pregiudicherebbe affatto il funzionamento dell’universo che, anzi, si lascia spiegare meglio dalle leggi della fisica, molto più chiare, e, soprattutto, sufficienti, che non introducendo entità sovrannaturali che complicherebbero solo la naturale spiegazione delle cose;
- la non-credenza: il fatto stesso che al mondo ci sia gente che non crede pregiudica l’esistenza di qualcosa oggettivamente credibile e universalmente accettata da tutti;
- la pluralità delle religioni e degli dei: la presenza, nonché il susseguirsi, nella storia dell’umanità, di svariate religioni, ciascuna depositaria di verità diverse (dagli dei dell’Olimpo a quelli, più attuali, trascendenti), l’una discordante con l’altra e alcune, anzi, spesso in lotta fra loro, testimonia come sia impossibile che ne esista una che dica il “vero” rispetto alle altre, giacché tutte mutuamente esclusive, e quindi come sia maggiormente presumibile che siano, invece, tutte false;
- l’assenza di movente, qui inteso non come il motivo che conduce a compiere un reato, ma come impulso a voler fare qualcosa. Ebbene, secondo Scott Adams, il celebre fumettista statunitense, tuttora in attività, se dio è davvero puro spirito ed essere perfetto allora non avrebbe avuto alcun motivo di agire e di creare l’universo. Proprio perché l’impulso, il desiderio stesso di fare qualcosa, come portare appunto a compimento il creato, è un concetto specificamente umano (e l’uomo, si sa, è imperfetto), contraddicendo quindi la sua presunta perfezione;
- l’incoerenza degli attributi divini: ossia quegli attributi di bontà, onnipotenza e onniscienza, generalmente attribuiti al divino, che, per loro stessa definizione, sono inconciliabili. La domanda è: “perché dio non impedisce che nel mondo si compia il male?” Se dio ha dotato l’uomo di libero arbitrio, pur sapendo che l’avrebbe usato per fini malvagi, significa che non è buono; se non ha potuto prevederlo significa che non è onnisciente; se a tutt’oggi non è ancora riuscito a fare niente per impedirlo significa che non è onnipotente;
- l’eccessiva complessità di dio. Secondo Richard Dawkins, divulgatore scientifico britannico, un essere capace di “monitorare e controllare in permanenza le condizioni di ogni singola particella e di curare simultaneamente azioni, emozioni e preghiere di ogni singolo essere umano” è troppo complesso e quindi improbabile che esista;
- l’antropomorfismo: è la tendenza degli essere umani ad attribuire qualità che sono squisitamente proprie ad altre entità (basti pensare, banalmente, a giocattoli e ad animali nei cartoni animati realizzati con tratti che sono tipicamente umani). 
L’argomento è trattato da Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco fra i più influenti nella critica alla religione, nella sua Essenza della religione, in cui sostiene che il fatto stesso che dio possieda qualità che sono prerogativa esclusiva dell’uomo, come l’amore e la bontà, e che inducono logicamente che il soggetto stesso a possederle non possa che essere umano a sua volta, attesti come la divinità, a conti fatti, non sia altro che l’ennesima proiezione ed invenzione dell’uomo.

Fonte: rinizziamo.wordpress.com

Biografia:

Bertrand Arthur William Russell, terzo conte di Russell (Trellech 18/05/1872 - Penrhydeudraeth, 2/02/1970)
Bertrand Russell è stato un filosofo, matematico e logico del Galles, esponente del movimento pacifista e divulgatore della filosofia.
Nasce da una famiglia aristocratica e perde i genitori in tenera età. Viene cresciuto dal nonno Lord John Russell, primo ministro del regno britannico in pensione e la nonna Frances.
Si sposò nel dicembre del 1894 con una quacchera american, Alys Pearsall Smith, inoltre ebbe relazioni con altre 2 donne.
Nel 1890 studiò filosofia e logica a Cambridge, nel 1908 divenne assistente al Trinity College, nel 1920 fece un viaggio in Unione Sovietica e dopo fù inviato per un anno a Pechino. Nel 1921 divorziò da Alys e sposò Dora Russell da cui ebbe due figli. Insieme a Dora fondò la scuola sperimentale di Beacon Hill nel 1927, inoltre scrisse testi divulgativi su fisica, etica ed educazione.
Nel 1936 divorziò da Dora e sposò Patricia Spencer. Nel 1936 si trasferì negli USA per un incarico presso la UCLA di Los Angeles, nel 1944 ritornò al Trinity College.
Nel 1952 divorziò da Patricia per sposare Edith.
Negli anni sessanta scrisse i 3 volumi della sua autobiografia.
Nel 1950 ricevette il nobel per la letteratura.

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