domenica 28 gennaio 2018

Meglio scrivere a mano o con la tastiera?

Mi ricordo ancora quando, da bambino, la maestra ci chiedeva di scrivere i temi. Era una parte che mi piaceva moltissimo, perché mi permetteva di dare spazio alla mia immaginazione, che già all’epoca era immensa.

L’atto della scrittura, per me, era sacro. Prendere un foglio, un quaderno, le mie penne, e iniziare a scrivere.

Ogni penna suscitava in me emozioni diverse: c’erano penne con cui non riuscivo a scrivere, e altre grazie alle quali davo sfogo all’estro creativo. Stessa cosa per fogli e quaderni: mi piacevano quelli a quadretti, un po’ meno le righe e quelli bianchi.

E ricordo anche quando chiesi a mia madre di comprarmi la macchina da scrivere (la Olivetti Lettera 35): un oggetto che a me pareva enorme, qualcosa di sacro, un mostro meccanico che sputava lettere e il cui rumore di tasti era soave musica.

Lungi da me raccontare la storia della mia vita. Questi esempi mi sono serviti per introdurre l’argomento di oggi: penna o PC? Come influisce il cervello sulla scrittura con carta e penna e su quella con tastiera? ...


Siamo entrati ormai da molti anni nel XXI secolo, e nell’ultimo periodo siamo sempre più “tecnologici”: PC, tablet, smartphone fanno parte della nostra vita e molti di noi non possono più farne a meno, vuoi per lavoro, per studio o anche per diletto.

La tecnologia e internet hanno cambiato le nostre vite, facilitandoci in numerosi ambiti (anche solo, ad esempio, sbrigare una procedura online mentre prima dovevamo recarci presso uno sportello). Tecnologia e internet hanno altresì modificato tanti elementi del nostro quotidiano, e anche il modo di porci con la scrittura. Infatti, ormai sempre più spesso scegliamo tablet o PC per scrivere, lasciando in un cassetto penne e quaderni. Le macchine da scrivere tristemente obliate a prendere muffa.

Scrivere con una tastiera è più semplice e veloce che usare la carta, questo è innegabile, ma è davvero un metodo migliore? Non staremo forse limitando parti del nostro cervello che si attivano con la coordinazione occhio-mano necessaria per scrivere su un foglio?

Premessa: dove si forma la scrittura?

Senza entrare in termini medici e psicologici, ci basti sapere che l’impalcatura neuronale su cui è strutturato il cervello umano è formata da componenti arcaiche, dove vengono conservate memoria, istinti ed emozioni, e dalla corteccia celebrale, la componente evoluta, che disciplina volontà, coscienza e ogni processo cognitivo di pensieri, percezioni sensoriali e funzioni neuro-motorie volontarie.

L’atto della scrittura è l’esito di interconnessioni di attività e freno, eccitatorie e inibitorie, che gestiscono il movimento di tutto l’arto superiore di una persona.

La scrittura, infatti, è condizionata dalle emozioni, e ce ne accorgiamo ogniqualvolta scriviamo in circostanze differenti, come quando ci rivolgiamo ad amici, prendiamo appunti, scriviamo una lettera formale. La nostra postura sarà diversa: rilassata, ad esempio, se scriviamo una lettera a un amico, tesa se raccontiamo nel nostro diario uno spiacevole evento. La stessa cosa vale per la grafia, che si “amalgama” alle emozioni che proviamo.

Il cervello influisce, quindi, sull’attività di scrivere: dalla postura, ai gesti sino alla grafia.


Scrittura e ritualità

Abbiamo visto come la scrittura su carta impegni il cervello in un modo che, secondo alcuni ricercatori, è unico e diverso rispetto a quella su tastiera.

In effetti, anche se per i nativi digitali può essere quasi blasfemia, c’è ancora gente che gusta il piacere di carta e penna o della macchina da scrivere.

Pare che Neil Gaiman e Stephen King usino penne stilografiche: “Ho scoperto di amare la scrittura a mano perché ti costringe a buttare giù una seconda bozza, invece di mettere ordine e cancellare qualche pezzo qua e là su un computer”, ha detto Neil Gaiman. “Ma ho scoperto anche di amare il rito di riempire la penna con l’inchiostro”. In questo modo sa con certezza quante pagine ha scritto il giorno precedente.

Si dice che John Steinbeck abbia usato trecento matite Eberhard faber Blackwing 602 per completare La valle dell’Eden e altre sessanta per scrivere Furore.

Anche altri scrittori si sono distinti per la pignoleria nella scelta di strumenti di scrittura. In Festa mobile, le memorie del suo soggiorno a Parigi, Hemingway descrive nel dettaglio cosa gli serviva per scrivere: “I quaderni con la copertina blu, le due matite e il temperamatite (un coltello da tasca era uno spreco eccessivo), i tavolini di marmo, l’odore del primo mattino, con i camerieri che lavoravano e spazzavano il pavimento, e la fortuna: non ti occorreva altro”.

Tanti scrittori vedono nella scrittura su tastiera un pericolo e preferiscono la “sana” carta e penna. Per Dacia Maraini un libro va riscritto più volte e non corretto: per questo è meglio scrivere su carta anziché usare il computer, che in due click corregge gli errori ed elimina parti superflue. Neil Simon, addirittura, considera il PC inumano: “Ma niente computer, mi sembra inumano. I fogli che escono dalla stampante di un computer sono tutti uguali, perfino una macchina da scrivere ha più carattere”.

I vantaggi della scrittura su carta

A fini scientifici e psicologici, la scrittura su carta ha molti vantaggi.

Una primissima ricerca, condotta da Cristina Haas (Dipartimento di studi letterari dell’Università del Minnesota), negli anni Ottanta aveva già rilevato come una cerchia ristretta di studenti, che avevano scritto usando sia la tastiera sia la penna, avessero avuto minori difficoltà con quest’ultima.

La conclusione cui giunsero i ricercatori negli anni successivi stava tutta nelle “mani”: la mano è un arto importante del nostro corpo, è il mezzo con cui scriviamo e “si comporta” in modo diverso quando usiamo carta e penna rispetto a quando battiamo sui tasti.

Apprendere a usare una tastiera è più veloce che imparare a riconoscere e scrivere le lettere dell’alfabeto, ma in quest’ultimo caso il ricordo resta più “vivido” nella mente.

Scrivendo a mano attiviamo degli impulsi che, usando la tastiera, non avrebbero modo di esistere, ad esempio il solo e meccanico gesto di raddrizzare il foglio durante la scrittura. Inoltre, la scrittura su carta attiva le nostre percezioni visive: scrivendo a mano riusciamo più abilmente a riconoscere le lettere dell’alfabeto, perché “costretti” a scriverle più volte (ricordo ancora le paginate di a, b, c, d contenute nei miei quaderni alle elementari!). Lo studio di Longcamp su questo aspetto è illuminante: dopo aver chiesto a un gruppo di adulti di scrivere a mano e con la tastiera un insieme di lettere bengalesi a loro sconosciute, è arrivato alla conclusione che, dopo varie settimane, le lettere apprese durante la scrittura su carta rimanevano impresse più a lungo rispetto a quelle apprese su tastiera. Un’attività motoria, derivante dal seguire con gli occhi le lettere, che, secondo Longcamp, non esiste usando la tastiera. Le mani aiutano a vedere meglio, quindi.

Non solo. I testi scritti a mano sono più ricchi e complessi, perché siamo in grado, mentre scriviamo, di aggiungere tabelle, frecce, diagrammi, organizzando meglio il nostro lavoro. Basti pensare agli appunti presi con carta e penna durante le lezioni: un miscuglio di sottolineature, freccette, tabelle, parti in minuscolo e maiuscolo. Un miscuglio che, però, sentiamo più “nostro” rispetto agli appunti presi con tastiera.

È innegabile che la scrittura su carta, soprattutto nei bambini, stimoli meglio le attività celebrali e motorie, come hanno scoperto alcuni psicologi e neuroscienziati. Infatti, i bambini che apprendono a scrivere a mano, imparano anche a leggere in modo più veloce e sono in grado di conservare le informazioni, secondo la psicologa Karin James dell’Università dell’Indiana. Virginia Berninger, psicologa presso l’Università di Washington, giunge alle stesse conclusioni: dopo uno studio condotto su bambini cui è stato chiesto di scrivere in stampatello, in corsivo e usare una tastiera, ha scoperto che nei primi due casi i bambini producono più parole ed esprimono più idee.

Penna o tastiera?


Per tornare alla domanda iniziale: è necessario, allora, riscoprire carta e penna e abbandonare la tastiera? Una risposta definitiva non c’è, ma il consiglio che posso dare è di non dimenticare la “vecchia” scrittura a mano: può venirci utile e “salvarci” in molte occasioni.

Prima di lasciarti, permettimi di terminare l’articolo con cinque motivazioni a favore di carta e penna e cinque a favore del PC.

Da prendere con le pinze, ovviamente. E divertirsi!

Scrivere con carta e penna. Sì, perché...

- La scrittura fluisce più lenta e ci permette di calibrare meglio le parole e i pensieri
- Possiamo sbizzarrirci acquistando penne e quaderni diversi
- Possiamo scrivere come vogliamo, tracciare schemini, frecce, eccetera
- Sentiamo più “nostre” le frasi che mettiamo su carta
- Ogni scritto su carta rispecchia lo stato d’animo che avevamo al momento della scrittura (ansia, rabbia, felicità), che si riflette sulla grafia.

Scrivere con la tastiera. Sì, perché...

- È più veloce e riusciamo a buttare sul foglio i nostri pensieri prima di dimenticarcene
- Possiamo eliminare gli errori senza che sul foglio ci siano quelle orrende righe e cancellature
- Non dobbiamo dannarci per decifrare quello che abbiamo scritto (che succede quando usiamo carta e penna!)
- Possiamo proteggere i nostri file con password ed evitare che qualcuno li legga
- I nostri scritti sono immediatamente reperibili per inviarli tramite e-mail (che arrivano subito a differenza della posta ordinaria!).

Fonte: www.officinaparaggi.it


Uno studio neuroscientifico realizzato (nel 2016 - NdC) da Audrey van der Meer e dal Nobel Ruud van der Weel della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim, mostra che prendere appunti scrivendo a mano comporta una maggiore elaborazione e selezione delle informazioni. 

Gli esperti hanno coinvolto un gruppo di studenti in un progetto di ricerca di due mesi con l’obiettivo di individuare eventuali differenze nell’attività cerebrale dovute all’uso di una tastiera rispetto alla presa di appunti con la penna e le relative implicazioni sulla capacità di apprendimento del soggetto.

Nell’ambito della ricerca, a 20 studenti è stato chiesto di portare a termine tre diversi compiti – digitazione, scrittura e disegno – concepiti sulla base del famoso gioco di società Pictionary. I partecipanti hanno completato le attività su dispositivi 2in1 Microsoft Surface Pro 4, indossando ciascuno un ‘copricapo’ dotato di oltre 250 sensori per il rilevamento dei segnali cerebrali avanzati. 

Quando scrivevano con una penna stilo utilizzavano parti diverse del cervello rispetto a quando digitavano sulla tastiera. La ricerca ha rivelato che all’uso della penna corrispondeva l’attivazione di aree del cervello più profonde con effetti molto positivi sull’acquisizione di nozioni, come evidenziato da indagini già effettuate sull’argomento. Gli studiosi ora consigliano di reintrodurre la presa di appunti a mano nelle scuole di tutto il mondo.

“Spero sinceramente che questa ricerca contribuisca a riportare nelle classi l’uso della penna durante le lezioni”, ha dichiarato Audrey van der Meer, docente di neuropsicologia presso il Dipartimento di Psicologia della NTNU. “Siamo riusciti a dimostrare che prendere appunti con una penna attiva parti del cervello diverse, e in modi differenti, rispetto all’uso di una tastiera. Si tratta di una differenza estremamente significativa: ci conferma che prendere appunti a mano rende il cervello molto più efficace nell’elaborare l’apprendimento”.

“Le implicazioni di questo studio sono fondamentali per gli educatori e per chi lavora nel campo dell’istruzione”, ha dichiarato Alexa Joyes, Direttore di Policy, Teaching & Learning, Worldwide Education Microsoft. “Ci sarà perdonato l’errore commesso qualche anno fa, quando si pensava che l’umile penna potesse scomparire dal nostro mondo ossessionato dalla tastiera: in realtà, è evidente che si tratta di uno strumento tuttora indispensabile, così come lo è stato per molte generazioni prima di noi. Forse non dovrebbe sorprendere che l’acquisizione e l’interiorizzazione delle nozioni possano migliorare grazie a un gesto naturale, ossia prendere appunti a mano”.

Fonte:
 www.agi.it

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