domenica 9 giugno 2013

Altopiano andino - Le particolarità della lingua Aymara


L'Aymara, il Kawki e lo Jaqaru formano la famiglia linguistica Jaqi, parlata nelle Ande.
L'Aymara è la lingua nativa della popolazione di un'estesa regione dell'Altopiano Andino che comprende parte della Bolivia, il sud del Perù e il nord del Cile. È parlata da circa tre milioni e mezzo di persone.

Le tre lingue della famiglia Jaqi hanno una struttura simile che si basa su postulati molto diversi da quelli appartenenti alla famiglia indoeuropea.

La conversazione, in queste lingue, sembra essere orientata verso un rispetto per ogni persona senza gerarchia di valori personali, al fine di raggiungere l'armonia indispensabile ad un lavoro costruttivo nell'ambito della comunità.
L'autonomia, infatti, si accorda bene con un'etica molto forte, data dal valore primario del lavoro (della terra) e della produzione.
Nella lingua aymara si concepisce la dimensione temporale come se fosse posizionata in quella spaziale.

Così, il "futuro" è dietro chi parla e non è visibile, il "presente/passato" è davanti agli occhi ed è visibile: la parola che indica il passato è nayra ossia "sguardo rivolto in avanti", mentre per il futuro si usa quipa "dietro".
La prima divisione dei tempi verbali è, quindi, tra "futuro" e "non futuro", senza una separazione obbligatoria tra presente e passato. Per scandire il tempo si utilizzano metafore spaziali: ad esempio il termine "quipurkam" , traducibile con "fino ad un altro giorno", è composto da quipa = dietro + uru = giorno + kama = fino (molto diverso dal nostro concetto di domani).

Quindi nella lingua aymara esiste solo una concezione retrospettiva e, coloro che la parlano, non concepiscono il concetto di "andare verso" il futuro...

Questo si riscontra in molte espressioni, ad esempio, per salutarsi gli Aymara dicono "qhipurkama" "ci vediamo il giorno che è dietro" mentre riferendosi ai giorni passati dicono "nayruruw purintxa" (è già arrivato da giorni, [quelli] che sono davanti).


Nell'analisi contemporanea della gestualità e del linguaggio di questo popolo è stata confermata la singolarità della concezione temporale: parlando, infatti, dei loro antenati muovono in avanti le mani in un moto ondulatorio, come se indicassero qualcosa che si muove di fronte a loro.

La concezione temporale dipende, in maniera preponderante, dalla posizione in cui si colloca colui che parla. Aymara sentono che il tempo si muove, però concepiscono in modo diverso il movimento nel tempo rispetto alla maggior parte dei popoli(1).
Si può notare che in tutte le lingue indoeuropee il "futuro" è visto in uno spazio che si trova di fronte a colui che parla. L'Attimo spazialmente presente nel "passato" si contrae nello spazio davanti, si ferma nell'Attimo-Spaziale presente e si allontana nel "passato" alle proprie spalle (nello Spazio "già occupato"). Tale consapevolezza è data dalla diversa mappatura del cervello.

La differenza della concezione del tempo varia, quindi, se colui che parla si pone come punto di riferimento o si astrae dal contesto, cioè non include "l'ego" nel discorso.
Estratti da: www.paroleinutili.it  e  www.paroleinutili.it



Nel 1984, un matematico boliviano, Ivan Guzman de Rojas, fece progredire notevolmente la tecnica del software degli elaboratori elettronici, dimostrando che la lingua aymarà poteva essere adoperata per tradurre simultaneamente l’inglese in diverse altre lingue.

Dell’atamiri di Guzman, parola aymarà che significa “interprete”, si servì la Commissione del Canale di Panama per tradurre un esame commerciale per i Wang Laboratories.
Come aveva fatto Guzman a compiere con un semplice personal computer ciò che gli esperti di undici università europee, servendosi di elaboratori più complicati, non erano riusciti ad eseguire?
Il segreto della sua macchina, che aveva risolto un problema ritenuto insolubile dagli esperti di traduzione computerizzata di tutto il mondo, è la struttura rigidamente logica ed inequivoca della lingua aymarà, che risulta ideale per essere trasformata in un algoritmo computerizzato.

Questa lingua, forse, esiste da quattromila anni.
Il fatto che una lingua apparentemente artificiale, governata da una sintassi filo-informatica, sia parlata nei dintorni di Tiahuanaco era una pura coincidenza? Oppure l'aymarà poteva essere un retaggio di una grande cultura passata (Atlantide)?
Dopo aver studiato la mitologia degli Aymarà e rovistato fra i resti del tempio del Sole, Arthur Posnansky concluse che Tiahuanaco, la città abbandonata sul Titicaca, era popolata originariamente da genti provenienti da Aztlan, l’isola del paradiso perduto degli Aztechi (Atlantide).

Nel 1603, il gesuita Ludovico Bertonio (Arte de la lengua aymara) ha descritto la lingua aymara (in parte ancora parlata da indiani che vivono tra Bolivia e Perù) come dotata di una grande flessibilità e capacità di ospitare neologismi, particolarmente adatto per l'espressione di concetti astratti , tanto da sollevare il sospetto che era una invenzione artificiale.
In seguito questo linguaggio è stato descritto come la lingua di Adamo, fondata su idee necessarie e immutabile ", un linguaggio filosofico, se mai ce ne sono stati, e, ovviamente, qualcuno ha scoperto che aveva radici semitiche.

Studi recenti hanno stabilito Aymara non si basa su un aristotelico logica a due valori (True o False), ma su una logica a tre valori è, dunque, in grado di esprimere sottigliezze modali quali altre lingue si può catturare solo attraverso perifrasi complesse. 
Così ci sono state le proposte di applicazione Aymara per risolvere tutti i problemi di traduzione automatica. 
Sfortunatamente, è stato dimostrato che l'Aymara faciliterebbe enormemente la traduzione di qualsiasi altro idioma nelle proprie condizioni, ma non viceversa. Così, a causa della sua perfezione, Aymara possono rendere ogni pensiero espresso in altre lingue reciprocamente intraducibili, ma il prezzo da pagare per questo è che (una volta che la lingua perfetta ha risolto questi pensieri nei suoi stessi termini), non possono essere riconvertiti nel nostro naturale idiomi nativi. 
Aymara è un buco nero.

Estratti da www.setiufo.org


Voi siete lì, il vostro passato è ciò che siete adesso, ed è tutto lì.

Voler far diventare cosciente quello che “già sei” è un errore, perché prendere la memoria di un qualcosa con un po' di neuroni, di entanglement e così via, non è ricostruire il passato.

Non ricostruisci nulla, proponi solo davanti a te una proiezione fatta del tuo “insieme essere cosciente”, per dire che è successa una cosa o un’altra.



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