lunedì 25 luglio 2011

Oltre la bolla (Niente paura!)

Catherine

E' necessario soffrire per conoscere se stesso?
E' necessario gioire per conoscere se stesso?

Entrambi questi stati sono sicuramente utili alla conoscenza del Sé profondo.
La conoscenza di se stesso dovrebbe significare un ritorno all'Essere essenziale, primordiale, "depurato" da quell'identità costruita più o meno aderente al Sé originale. Conoscere se stesso è misurare l'eventuale distanza che si è creata tra i due (Il Sé e il « divenuto »), prenderne coscienza, comprendere gli eventuali errori e/o squilibri che ne derivano, quindi accettare il nuovo stato d'essere, amarlo (amarsi), coccolarlo (coccolarsi), rispettarlo (rispettarsi).

Perché non si può amare ciò che non si conosce, o l'immagine fasulla di ciò che si crede di conoscere...
Ed è impossibile pretendere di conoscere, rispettare e amare gli altri se non ritroviamo prima la conoscenza e l'amore di noi stessi.

Certo non è una consapevolezza che si acquisisce una volta per tutte, ogni giorno richiede un impegno...


L'esperienza del dolore è un'occasione unica per scavare e per dare ascolto ai propri sentimenti, così come lo è l'esperienza della gioia.
Per rendere ciò possibile non bisogna fermarsi alle emozioni superficiali che ci assalgono, anche le più intense, che non sono altro che il "ricordo" richiamato di altre emozioni, più vecchie, quelle che ci hanno costretto a forgiare un ego, un'identità.

I sentimenti e le emozioni non sono affatto la stessa cosa ...

Le emozioni vengono preformate sin dall'infanzia, codificate; possono diventare quasi caricaturali col passare del tempo e prendere il sopravvento sui veri sentimenti. Noi tendiamo a nutrire questo corredo, tutto sommato limitato, di emozioni, sempre le stesse, mentre in realtà siamo capaci di molto di più!
In un mondo che ci sazia e si nutre di emozioni superficiali, anche a noi estranee ma che ci danno l'illusione di provarle come se fossero nostre ( l'esempio più banale è la televisione ), non c'è più spazio per SENTIRE ciò che abbiamo nel profondo .. Invece siamo provvisti di un mondo di Sentimenti di una ricchezza infinita … i quali si ritrovano incanalati, costretti, in emozioni spesso grossolane. Riscoprendo quel mondo anche le nostre emozioni/esternazioni si arricchiscono e fluiscono attraverso di noi come acqua di fonte invece che come fuoco devastatore.

Quando, nell'esperienza del dolore per esempio, capiamo che le emozioni sono una specie di "mostro" a sé, e che non sono più rappresentative dei veri sentimenti che proviamo ma soltanto una specie di parodia degli stessi, prendiamo allora coscienza di quella gabbia, quella bolla di sicurezza che abbiamo creato intorno a noi e i cui limiti gli altri ci rimandano immancabilmente.
Quell'immagine che gli altri ci fanno vedere di noi stessi, quel modello stabile, ci conforta, soprattutto se si ripete invariato nel tempo ..
Tu sei bravo a cucinare? Quindi DOVRAI essere bravo a cucinare sempre, perché è ciò che ci si aspetta da te. E più sei bravo e più soddisfi l'ego e più l'immagine che gli altri ti rimandano ti rassicura ....
Sei bravo ad ascoltare gli altri? Allora devi farlo sempre, per le stesse ragioni! ..
Questa è la tua identità costruita, quella che ormai conosci, alla quale sei abituato e nella quale ti ritrovi, anche se non ti rende sempre felice!
In realtà tu cucini, oppure ascolti gli altri, o sei bravo a giocare a calcio etc, probabilmente perché fa davvero parte del tuo essere profondo ... ma può darsi di no!.. Forse qualche evento della tua vita ti ha portato a comportarti in quel modo, chissà, per difesa, o per paura di perdere qualcosa, o per orgoglio o qualche altra ragione di "immediata necessità" .. In ogni caso lo hai ormai dimenticato.
Ma se il motivo si è perso per le strade del tempo sono invece rimaste quelle emozioni che riaffiorano ogni qualvolta ti ritrovi in situazioni vagamente somiglianti a quella che le ha scatenate. E viene premuto il pulsante che apre la diga. E non ci capisci più niente! Sei solo un automa sopraffatto da emozioni che ti dettano il tuo comportamento. Non sei libero.
Quindi bisogna riscoprire il sentimento originale. Per ritrovare l'armonia che forse è stata smarrita, la ricongiunzione di ciò che appari e di ciò che sei...
Per ritrovare la libertà di Essere. Non più scimmiottare ma Vivere.
Unico e Uno.Certo l'ignoto fa paura, proprio perché sembra ignoto! Spesso l'uomo preferisce affrontare uno sconosciuto piuttosto che incontrare se stesso, ma si fa un'idea di quell'incontro molto più terrificante di quello che è in realtà.

Ma cercare compensi o spiegazioni al di fuori del sé è indice di un rifiuto/paura di conoscere se stesso. Chi è capace invece di amarsi e di rispettare se stesso automaticamente non può che amare gli altri! E non può che farlo nel modo giusto, senza falsità, senza ingerenza, e soprattutto senza paura. Perché chi si conosce, ri-conosce il divino in se e non ha più motivo di causare dolore (volontariamente) né a se stesso né all'altro.

Niente paura! Oltre i confini della bolla non c'è il vuoto, oltre la bolla ci siamo noi ...

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"Non cesseremo di esplorare
E alla fine dell'esplorazione
Saremo al punto di partenza
Sapremo il luogo per la prima volta.
Per il cancello ignoto e noto
Quando l'ultima terra sconosciuta
E' quella del nostro principio"

T. S. Eliot, dal quarto quartetto Little Gidding.








3 commenti:

  1. ..quel vuoto di cui si teme l'abisso, è percepito come immenso di possibilità dall'Essere...

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  2. ..solo a condizione naturale di persistenza dell'Essere a concepire il nulla, che si superano le barriere e si raggiunge la conoscenza del Sè.

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  3. Non avrei potuto esprimerlo meglio.
    Il nulla percepito come vuoto pauroso è invece soltanto l'ingresso per incontrare la propria Essenza.
    Non c'è nulla da temere.
    Grazie Celeste :)

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