Un semita sarebbe il discendente di Sem, figlio di Noè. Quello dell'arca. Quello del Diluvio Universale che la geologia moderna ha dimostrato non essere mai avvenuto. Sem significa semplicemente "nome" in ebraico – non è nemmeno un personaggio storico, è una costruzione teologica. Eppure su questa figura mitologica si fonda la parola che usiamo quotidianamente nel 2025.
Nel 1781 August Ludwig von Schlözer coniò il termine "semitico" per classificare un gruppo di lingue (ebraico, arabo, aramaico), basandosi esplicitamente sulla "Tavola dei Popoli" della Genesi. Johann Gottfried Eichhorn nel 1787 approfondì il concetto riferendosi alla "ripartizione razziale post-diluviana presentata nella Bibbia".
Fate attenzione: non stavano facendo linguistica. Stavano trasformando un testo religioso in categoria scientifica.
La Treccani lo ammette candidamente: il termine passò "da designare lingue a indicare gruppi umani, assumendo valore etnologico e antropologico, che ha però scarsa consistenza".
Nel 1879 Wilhelm Marr compì il passo finale: inventò la parola Antisemitismus come eufemismo per Judenhass (odio per gli ebrei), fondando la Lega Antisemita.
Trasformò una categoria linguistica derivata dalla Bibbia in categoria razziale per giustificare i pogrom.
Nel 1976 Arthur Koestler pubblica "La tredicesima tribù", sostenendo che la maggioranza degli ebrei ashkenaziti – circa il 90% della popolazione ebraica mondiale – discenderebbe principalmente dai Cazari, popolazione di etnia turca che tra il V e il XII secolo dominò il territorio tra Mar Nero e Mar Caspio, convertendosi all'ebraismo intorno all'VIII secolo.
Se Koestler avesse ragione, la maggior parte degli ebrei europei non avrebbe nemmeno origini mediorientali. Sarebbero discendenti di turchi convertiti.
Quindi non "semiti" in alcun senso, nemmeno quello biblico assurdo.
Nel 2008 lo storico israeliano Shlomo Sand va oltre con "L'invenzione del popolo ebraico".
La sua tesi: gli ebrei discendono da moltitudini di convertiti provenienti da varie aree del Medio Oriente e dell'Europa orientale. I romani non deportarono mai l'intera popolazione della Palestina – quella è mitologia nazionalista. La Palestina continuò ad essere abitata da ebrei anche dopo le rivolte del I-II secolo. Sand sostiene che miti fondativi come l'esilio babilonese o la monarchia unita di Davide e Salomone furono costruiti dalla storiografia nazionalista ottocentesca per giustificare l'impresa coloniale sionista.
Il libro suscitò ardente dibattito in Israele e nel mondo, ma pose una domanda cruciale: se non esiste un "popolo ebraico" in senso etnico-razziale, che senso ha parlare di "antisemitismo"?
Lo stesso Shlomo Sand nota come sia problematico che chiunque critichi il sionismo rischi oggi di essere incriminato per "antisemitismo", termine che storicamente si basa su categorie razziali oggi scientificamente superate.
Così arriviamo all'assurdità suprema: i palestinesi, parlando arabo (lingua semitica) e abitando storicamente il Medio Oriente, sono tecnicamente "semiti" quanto chiunque altro. Più "semiti" degli ashkenaziti, se vogliamo usare assurde categorie geografico-linguistiche.
Eppure oggi si accusa di "antisemitismo" chi difende... i semiti palestinesi contro uno Stato fondato in gran parte da ebrei europei che potrebbero discendere dai Cazari turchi.
È un cortocircuito logico perfetto.
Ma c'è un altro strato di ipocrisia, ancora più profondo
L'Europa cristiana, per duemila anni, ha perseguitato gli ebrei proclamandosi Verus Israel – il vero Israele. La Teologia della Sostituzione insegnava che Dio aveva rigettato gli ebrei per il loro rifiuto di Cristo, trasferendo tutte le promesse bibliche alla Chiesa.
Giustino nel II secolo dichiarava agli ebrei parlando delle loro Scritture: "Si trovano nei vostri libri, o meglio non nei vostri ma nostri. Voi li leggete ma non ne capite lo spirito."
L'Europa cristiana rubò agli ebrei la biblioteca: la Tanakh divenne "Antico Testamento" suggerendo che fosse superata e incompleta, l'identità spirituale "noi siamo il nuovo popolo eletto", la genealogia religiosa "siamo gli eredi di Abramo".
E poi li accusò di deicidio – di aver ucciso Dio.
Sant'Agostino paragonò gli ebrei a Caino, condannato a vagare per l'eternità.
Giovanni Crisostomo dichiarò che "la loro sinagoga è la sede dei demoni".
Lutero nel 1543 scrisse "Sui Giudei e le loro bugie", preparando il terreno per ciò che sarebbe venuto secoli dopo. Solo nel 1965 il Concilio Vaticano II abolì l'accusa di deicidio. Millenovecentosessantacinque...
Per capire l'enormità di questa impostura linguistica, immaginate se oggi parlassimo di "anticamitismo" per definire il razzismo contro i neri africani. Cam è l'altro figlio di Noè, quello maledetto.
Per secoli la "maledizione di Cam" giustificò la schiavitù africana. Sant'Agostino la invocò. I papi la predicarono. Ancora nel 1873 Pio IX pregava contro la "maledizione di Noè pendente sull'Africa". Ma nessuno oggi direbbe "anticamitismo". Verrebbe considerato ridicolo, medievale, offensivo.
Perché usare una categoria biblica per definire il razzismo?
Eppure con "antisemitismo" lo facciamo ogni giorno. Stessa categoria biblica (i figli di Noè), stessa assurdità, stessa impostura. Solo che per gli ebrei l'Europa ha mantenuto il termine, mentre per i neri lo ha abbandonato.
L'Europa del XIX secolo costruì una piramide razziale perfetta basata su tre pilastri: una parola sanscrita e due figli di Noè.
Al vertice, gli ariani. Dal sanscrito (ārya) che significa "nobile, signore". Una categoria linguistica nata per descrivere le somiglianze tra sanscrito, latino, greco e lingue germaniche.
Nel XIX secolo venne trasformata in "razza ariana", identificata con i popoli germanici e nordici. La "razza superiore", i "nobili", i dominatori naturali dell'umanità.
Al centro, i semiti. Da Sem, figlio di Noè. Ebrei, arabi, popolazioni mediorientali.
Categoria linguistica del 1781, trasformata in razza nel 1879. La "razza intermedia", pericolosa, infida, da controllare.
In fondo, i camiti. Da Cam, figlio di Noè maledetto per aver visto la nudità del padre ubriaco. Africani, neri. La "razza maledetta", destinata per volontà divina a servire le altre. La schiavitù non era crimine – era ordine cosmico.
Guardate l'assurdità scientifica: tutte e tre le categorie – ariani, semiti, camiti – partono da classificazioni linguistiche o da personaggi biblici, vengono trasformate in "razze" nel XIX secolo, e vengono spacciate per scienza. È lo stesso identico meccanismo: l'Europa ha preso un termine che in sanscrito significa semplicemente "rispettabile", due personaggi di un racconto mitologico biblico mai esistiti, li ha mescolati con classificazioni linguistiche, e ha costruito un sistema gerarchico completo per giustificare colonialismo, schiavitù, genocidio.
La beffa finale?
"Ariano" è stato abbandonato (troppo screditato dal nazismo), "camita" non si può usare (troppo ovviamente biblico), ma si continua a dire "antisemitismo" come se fosse una categoria legittima e non parte dello stesso sistema razziale ottocentesco completamente discreditato.
Perché? Perché "antisemitismo" permette di mascherare la verità: l'odio verso gli ebrei è un problema squisitamente europeo e cristiano, nato dalla Teologia della Sostituzione e dal mito del deicidio. Non è una categoria universale – è il prodotto di duemila anni di appropriazione culturale, furto identitario e persecuzione religiosa.
Chiamare "antiebraismo" o "antigiudaismo" l'odio verso gli ebrei significherebbe ammettere che è un problema nato dal cristianesimo europeo, che si fonda sul supersessionismo (noi siamo il vero Israele), che la categoria "semita" è derivata dalla Bibbia, non dalla scienza, che i palestinesi sono linguisticamente "semiti" quanto chiunque altro e che l'Europa ha esportato al mondo un problema suo, mascherandolo da categoria universale.
Mantenere la parola "antisemitismo" permette di evitare tutto questo.
Di fingere che sia una categoria neutra, scientifica, universale. Invece è l'ennesima impostura europea: una categoria razziale biblica ottocentesca spacciata per concetto moderno.
Sem dunque, figlio di Noè non è mai esistito. È una costruzione teologica. Non ha basi storiche. Non ha basi scientifiche. Non ha basi genetiche. Eppure in suo nome, nel 2025, continuiamo a usare una parola che perpetua la finzione di una "razza semitica", l'occultamento della responsabilità cristiana europea, la confusione tra lingue, popoli, religioni ed etnie e il mascheramento di duemila anni di Teologia della Sostituzione.
Dovremmo dire antiebraismo. Dovremmo dire antigiudaismo. Dovremmo chiamare le cose con il loro nome. Ma l'Europa preferisce continuare a classificare i popoli usando i figli di un diluvio mai avvenuto, proclamandosi razionale mentre mantiene la Genesi come codice di categorizzazione.
Sem non è mai esistito. Ma in suo nome, per quasi duecento anni, si è costruito l'illusione che l'odio europeo verso gli ebrei fosse una categoria scientifica invece di ciò che è sempre stato: antiebraismo cristiano mascherato da terminologia pseudoscientifica.
E il mondo intero, colonizzato dalle categorie mentali europee, ripete quella parola senza chiedersi mai: ma chi è Sem? E perché nel XXI secolo parliamo ancora come se il Diluvio Universale fosse storia anziché mito?
Tahar Lamri
Fonte: www.facebook.com
Tahar Lamri
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