sabato 24 gennaio 2026

Il problema delle scorie nucleari, le soluzioni sono lontane

Spararle nello spazio o nelle viscere della Terra?

Attualmente, le scorie nucleari sono gestite principalmente tramite stoccaggi temporanei in attesa di depositi definitivi. Nonostante questo problema enorme in attesa di soluzioni, il nucleare procede a gonfie vele. Per i rifiuti nucleari a bassa attività ci vogliono tra 20 e 30 anni per il loro decadimento. Quelli a media attività necessitano di circa 300 anni (derivano principalmente dallo smantellamento delle vecchie centrali).

Quelli ad alta attività potrebbero impiegare migliaia di anni per il loro decadimento e sono il combustibile esaurito e i residui dei cicli di riprocessamento.

E se si optasse per una soluzione drastica già ipotizzata da Caparezza in un suo pezzo del 2008? Ovvero. E se li lanciassimo nello spazio? O meglio. E se li mandassimo a fondere direttamente dentro il sole? Hanno fatto i calcoli ma scagliarle i rifiuti radiativi nello spazio profondo sembrerebbe sconsigliabile. Ed ecco una nuova trovata: Sparatele nelle viscere della terra.

Perché non si parla di questa soluzione? C’ é il plasma ...


Il problema delle scorie nucleari, lo sapete,
è globale

Scorie nucleari, il metodo che bypassa i depositi geologici

di Gianluca Riccio

Berkeley, California, gennaio 2025. Rod Baltzer, CEO di Deep Isolation, annuncia il completamento del progetto SAVANT: capsule d’acciaio lunghe 4 metri, caricate con scorie nucleari, calate a 3.000 metri di profondità in pozzi orizzontali scavati con trapani da petrolio. Due anni di test su corrosione, pressione, calore. Risultato: dichiarazione testuale di “ampi margini di sicurezza”. 

La notizia arriva mentre la Svezia prepara bunker geologici da 1 miliardo di euro per conservare 12.000 tonnellate di rifiuti radioattivi per 100.000 anni.

Deep Isolation sostiene di poter fare lo stesso in una frazione del tempo e del costo, usando tecnologie già collaudate dall’industria petrolifera. Ora 70 anni di scorie nucleari senza casa potrebbero avere finalmente un indirizzo: chilometri sotto terra, in orizzontale.


Deep Isolation completa i test: le scorie nucleari resistono a 3 km di profondità. Nessun bunker, solo pozzi orizzontali. Costo: un decimo.

Pozzi profondi contro bunker geologici

Come detto, invece di scavare miniere sotterranee per decenni (come fa la Svezia a Forsmark o la Finlandia a Onkalo), Deep Isolation usa perforazioni verticali che poi “curvano” in orizzontale, proprio come nei giacimenti di shale gas. Le capsule contenenti le scorie nucleari vengono abbassate nella sezione verticale, e poi spinte orizzontalmente per distanze fino a 3 chilometri. La profondità varia tra 600 metri e 3.000 metri, a seconda della geologia locale.

Ogni capsula è un cilindro d’acciaio resistente alla corrosione, largo tra 23 e 33 centimetri, lungo circa 4 metri. Un “bucatino” ripieno, per usare una metafora culinaria. Il foro viene poi sigillato con strati di bentonite, cemento e roccia frantumata. L’isolamento non dipende solo dalle barriere ingegneristiche, ma dalla profondità stessa: a quelle quote, l’acqua è vecchia milioni di anni, i gradienti di densità rallentano qualsiasi movimento verticale, e in generale le condizioni limitano la mobilità dei radionuclidi.


Project SAVANT: i test sulla corrosione

Project SAVANT (acronimo che sta per Sequential Advancement of Technology for Deep Borehole Disposal) è stato finanziato per due anni da ARPA-E, l’agenzia per la ricerca avanzata del Dipartimento dell’Energia USA. 
L’obiettivo: verificare se l’Universal Canister System di Deep Isolation e i materiali del rivestimento dei pozzi possono resistere alle condizioni reali che si trovano a quelle profondità.

I pozzi profondi usano tecniche da industria petrolifera. La Svezia scava da decenni.

I ricercatori hanno simulato temperature elevate, pressioni meccaniche, ambienti chimici aggressivi. Stan Gingrich, ingegnere che collabora al progetto, ha sottolineato che i test hanno prodotto dati rappresentativi di ambienti reali di smaltimento scorie nucleari in pozzi profondi. I risultati sono stati presentati al Waste Management Symposia 2025 in un paper co-firmato con Deep Isolation.

Scheda dello Studio

- Ente di ricerca: Deep Isolation Nuclear, Inc. + ARPA-E (US Department of Energy)
- Collaboratori principali: Amentum, Electric Power Research Institute (EPRI), NAC International
- Anno pubblicazione: 2025 (completamento gennaio)
- Conferenza: Waste Management Symposia 2025
- TRL (Technology Readiness Level): 6 – Tecnologia dimostrata in ambiente rilevante, prossima a validazione su scala reale

- Link fonte: Deep Isolation Press Release

Il problema delle scorie nucleari, lo sapete, è globale

Nessun paese al mondo ha mai smaltito definitivamente il combustibile nucleare esaurito prodotto negli ultimi settant’anni. La capacità nucleare globale dovrebbe crescere di oltre 300 gigawatt entro il 2050, secondo le proiezioni del settore. Le scorie nucleari continuano ad accumularsi in depositi temporanei vicino ai reattori che le hanno prodotte.

Finlandia e Svezia sono gli unici due paesi ad aver avviato depositi geologici definitivi per rifiuti ad alta attività. Entrambi richiedono scavi in profondità tra 400 e 500 metri, tunnel lunghi decine di chilometri, capsule di rame da 5 metri sigillate nell’argilla. Tempi di completamento: oltre 50 anni. Costi: nell’ordine del miliardo di euro.

Deep Isolation propone un’alternativa che sfrutta infrastrutture e competenze già disponibili nell’industria petrolifera. I pozzi possono essere perforati in settimane, non decenni. I costi stimati sono una frazione di quelli dei depositi geologici tradizionali. L’azienda ha già 91 brevetti depositati e sta procedendo verso una dimostrazione su scala reale prevista nei prossimi tre anni.

Approfondisci

Ti interessa il tema dello smaltimento delle scorie nucleari? Leggi anche come la Svezia sta costruendo un deposito geologico progettato per durare 100.000 anni per capire l’approccio tradizionale ai rifiuti radioattivi.

Domande aperte

Il metodo dei pozzi profondi ha ancora ostacoli da superare. Mancano framework regolatori specifici: le normative attuali sono pensate per depositi geologici scavati come miniere. 

Serve una dimostrazione su larga scala con materiale radioattivo reale. 

E serve accettazione da parte delle comunità locali, storicamente diffidenti verso qualsiasi forma di stoccaggio delle scorie nucleari.

Deep Isolation sostiene che il proprio approccio modulare permette di disporre impianti vicino ai siti di produzione, riducendo i rischi legati al trasporto. Gli scettici fanno notare che pozzi orizzontali a 3 chilometri di profondità pongono sfide geotecniche diverse da quelle affrontate nell’estrazione di petrolio e gas.

La tecnologia esiste. I test iniziali sono stati superati. Resta da vedere se questo approccio diventerà pratica diffusa o resterà un’alternativa di nicchia ai depositi geologici tradizionali. Per ora, checché ne dicano gli “avvocati”, le scorie continuano ad aspettare in piscine di raffreddamento sparse per il mondo.


Gianluca Riccio è direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri.

(Fonte: https://www.futuroprossimo.it/2026/01/scorie-nucleari-il-metodo-che-bypassa-i-depositi-geologici/)

Fonte: www.nogeoingegneria.com

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