Il punto sulla situazione, di Sabrina Pieragostini
Un nuovo studio internazionale, coordinato dalla Johns Hopkins University e realizzato con la partecipazione di istituzioni di prestigio come l’Arizona State University, il Caltech e il Centro di Astrofisica di Harvard, ha analizzato le caratteristiche di questo oggetto interstellare, il terzo individuato dal 2017 ad oggi.
Gli astrofisici hanno utilizzato immagini raccolte dal satellite NASA SPHEREx subito dopo il perielio (ovvero il punto di minima distanza dal Sole), raggiunto da 3I/ATLAS tra l’8 e il 15 dicembre 2025.
Queste osservazioni hanno portato alla scoperta di una gigantesca anti-coda dalla forma a pera lunga circa 300.000 chilometri, oltre a sei pennacchi secondari di aspetto tondeggiante.
LA GIGANTESCA ANTI-CODA - RIVOLTA VERSO IL SOLE - DI 3I/ATLAS
Uno degli elementi più sorprendenti riguarda infatti la composizione di questa anti-coda, ovvero rivolta verso il Sole e non in direzione opposta: a differenza delle comete comuni, non sono state rilevate particelle di polvere di piccole dimensioni, che normalmente generano la classica scia blu per effetto di un fenomeno ottico noto come “Scattering di Rayleigh” (che spiega anche perché la luce del Sole- diffusa dalle piccole molecole dell’atmosfera, fa sembrare blu il cielo) e della pressione della radiazione solare.
Invece, la luminosità osservata—circa cento volte superiore a quella del nucleo—è attribuita al rilascio di frammenti di grandi dimensioni, alcuni forse anche superiori a 10 metri di diametro.
Tale fenomeno implica una massa di detriti anomala, poiché solo frammenti così grandi possono offrire una superficie sufficiente per riflettere la luce solare e produrre un pennacchio così intenso.
L’articolo, pubblicato per ora su ArXiv e ancora in fase di revisione paritaria, ha destato l’interesse del professor Avi Loeb, dell’Università di Harvard, che ormai da mesi segue con enorme attenzione questo singolare oggetto in movimento nel nostro sistema solare, evidenziandone di continuo le caratteristiche fuori dall’ordinario di difficile spiegazione convenzionale.
Anche in questo caso, ha sottolineato che questi dati rappresentino una vera e propria sfida alle teorie tradizionali sulle comete.
Secondo Loeb, l’assenza di polveri sub-micrometriche e di una coda cometaria classica, insieme all’incredibile luminosità della anti-coda, suggerisce che il materiale espulso da 3I/ATLAS sia costituito da grandi massi e quindi la massa complessiva necessaria per spiegare questi fenomeni è molto superiore a quella prevista per oggetti di questo tipo.
Insomma, l’oggetto misterioso continua a riservare sorprese e a sollevare dubbi sulla sua reale natura.
Lo stesso professore di Harvard, da mesi, sta elencato una dopo l’altra le stranezze mostrare da questo visitatore proveniente da un altro sistema solare: la traiettoria iperbolica, la velocità variabile, la massa enorme, la composizione chimica insolita, le alterazioni nella luminosità sono solo alcune delle anomalie studiate da Avi Loeb- le trovate tutte nei precedenti articoli dedicati a 3I/ATLAS nel blog.
Da ultimo, lo scienziato ha ventilato la possibilità che nelle frequenze radio emesse dal corpo celeste siano state captate sequenze regolari, non compatibili con emissioni naturali, ma piuttosto simili a quelle di un segnale codificato. Sia chiaro: quelle del docente sono solo ipotesi di lavoro, non certezze.
Ma il semplice fatto di aver proposto l’idea che 3I/ATLAS possa essere una struttura tecnologica– forse una sonda extraterrestre alla ricerca di dati o una sorta di relitto tecnologico vagante nello spazio- gli ha attirato le critiche di colleghi e ha scatenato le fantasie più assurde sul web.
LE IMMAGINI RIPRESE DAL TELESCOPIO WEBB (A SIN) E DA SPHERE X
NEI MESI SCORSI
Qualche giorno fa, poi, è arrivato il “colpo di teatro” che ha drammatizzato ulteriormente la situazione.
La CIA è stata chiamata in causa da una richiesta avanzata dal ricercatore John Greenewald Jr., creatore del super archivio online “The Black Vault” (con migliaia di documenti in ambito ufologico) sulla base del FOIA (il Freedom of Information Act). Greenewald chiedeva all’agenzia di avere accesso ai dati raccolti dalle sue strumentazioni.
La CIA poteva negare di aver ottenuto quel tipo di informazioni oppure - trattandosi di dati scientifici relativi a un normale corpo celeste (come la NASA ripete) - poteva tranquillamente renderli pubblici.
La risposta invece è stata spiazzante: «Non possiamo né confermare né smentire l’esistenza o la non esistenza di tali documenti».
Una formula che nel linguaggio burocratico americano spesso segnala questioni particolarmente sensibili o strategiche.
Nella lettera di replica a The Black Vault, si legge poi: «Il fatto stesso dell’esistenza o meno di tali registrazioni è di per sé attualmente e correttamente classificato e costituisce informazione protetta dalla divulgazione, basata su fonti e metodi di intelligence.»
LA LETTERA DI RISPOSTA DELLA CIA
Questa reticenza ha acceso il dibattito tra i ricercatori indipendenti e ha sorpreso Avi Loeb che si è pubblicamente domandato perché mai un ente di intelligence dovrebbe mantenere il riserbo su una semplice cometa, nient’altro che un ordinario blocco di ghiaccio cosmico, se non vi fossero implicazioni fuori dal comune..
«Che queste informazioni siano trattate come sufficientemente sensibili da essere classificate dalla CIA è sorprendente, dato che i funzionari della NASA hanno dichiarato con decisione in una conferenza stampa il 19 novembre 2025 che 3I/ATLAS è sicuramente una cometa di origine naturale», ha scritto infatti il celebre astrofisico dalle pagine di Medium.
Secondo lui, la risposta della CIA può essere interpretata nel senso che il governo non desidera riconoscere o negare nulla in merito al possesso o meno di informazioni, poiché anche ammetterlo potrebbe portare alla rivelazione di segreti sensibili.
E questo gli pensare che ci sia effettivamente qualcosa di sospetto in 3I/ATLAS.
PER LA NASA, 3I/ATLAS È UNA SEMPLICE COMETA
La spiegazione più semplice, sostiene, è che “alcuni funzionari governativi hanno voluto verificare che 3I/ATLAS non fosse un evento cigno nero, rappresentando una potenziale minaccia per la società”.
Con “evento cigno nero”, si intende un evento raro e inaspettato dalle conseguenze enormi e dirompenti che – col senno di poi- viene riconosciuto come prevedibile anche se fuori dalle normali aspettative. Su questo concetto, il professor Loeb insiste molto. «La seria considerazione di un “evento cigno nero” da parte della CIA è stata tenuta nascosta all’opinione pubblica per evitare che il panico prendesse piede senza una valida ragione», ha affermato Loeb.
Rendere pubbliche tali ammissioni potrebbe scuotere i mercati azionari e creare disordini sociali, insomma: ecco perché la CIA avrebbe deciso di non ammettere né negare l’esistenza di registrazioni su 3I/ATLAS.
STRANI FOTOGRAMMI DELLA “COMETA” RIPRESI
DALLA SONDA MARZIANA DELL’ESA
La risposta della CIA, in definitiva, non ha fatto altro che alimentare il clima di sospetto e aumentare il livello di incertezza.
Vari commentatori fanno notare che l’agenzia ha un precedente storico nell’occultamento di dati ritenuti strategici: basti pensare ai casi di avvistamenti UFO (poi classificati come “UAP”) o alle informazioni sui satelliti spia. Ma la scelta di non condividere dati su un oggetto celeste apparentemente innocuo come una cometa appare molto inusuale.
Perché - si domandano i vari esperti - tanto silenzio su un oggetto che, se fosse davvero solo una banale cometa, dovrebbe rappresentare poco più di una curiosità scientifica?
Forse per tutelare le proprie tecnologie di sorveglianza oppure perché davvero si teme che 3I/Atlas possa celare segreti capaci di rivoluzionare le nostre conoscenze sull’universo?
C’è forse ancora una chance per scoprirlo.
Come spiega sempre Loeb, il 22 gennaio 2026 l’oggetto interstellare si troverà a 3,3 Unità Astronomiche dal Sole e 2,35 dalla Terra, con una magnitudine di 16,7 e un angolo di fase molto basso (0,69°), condizione che resterà favorevole per quasi una settimana.
Un tale allineamento è eccezionale per una cometa, dato che di solito dura solo poche ore. Questo particolare posizionamento permetterà di sfruttare fenomeni come il “shadow hiding” (riduzione delle ombre tra i granelli di polvere) e il “coherent backscatter” (rimbalzo coerente della luce), che portano a un aumento della luminosità osservabile. Sarà quindi il momento ideale per analizzare struttura, composizione e proprietà dei granuli tramite osservazioni fotometriche e polarimetriche.
L’astrofisico di Harvard suggerisce di raccogliere la quantità massima di dati con tutti gli strumenti a disposizione: queste informazioni potrebbero rivelarsi fondamentali per chiarire le anomalie di 3I/ATLAS e magari anche svelare la sua vera natura.
Fonte e articolo integrale: extremamente.it
Fonte e articolo integrale: extremamente.it








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