venerdì 23 gennaio 2026

Forze avverse


Ci sono vibrazioni di un tipo particolare che si distinguono per la loro immediatezza e violenza. Il ricercatore se le sentirà piombare addosso improvvise come una mazzata; e in pochi secondi si ritroverà ad essere ‘un altro’, totalmente dimentico dei suoi fini, dei suoi sforzi, della sua ragion d’essere, come se tutto fosse stato spazzato via, spogliato di senso, distrutto. 

Sono manifestazioni di quelle che Sri Aurobindo e Mère chiamano Forze avverse.
Si tratta di forze molto coscienti, che sembrano avere come solo fine quello di scoraggiare il ricercatore o di farlo deviare dal cammino intrapreso. Il primo sintomo della loro comparsa è subito percepibile: la gioia si vela, si vela la coscienza e tutto viene avvolto in un’atmosfera di dramma. 

Quando c’è una sofferenza possiamo stare certi che lì si nasconde il nemico. Il dramma è lo scenario prediletto delle forze avverse, poiché è nel dramma che possono fare più danni. Di solito la prima cosa che fanno le forze avverse è spingerci a decisioni improvvise, estreme, irrevocabili, che ci allontanino il più possibile dalla strada che abbiamo scelto. 
In altri casi si metteranno a smontare, con notevole abilità, tutto il meccanismo della nostra ricerca per dimostrarci che ci stiamo illudendo e che non arriveremo mai a niente. 
In altri ancora, ed è il caso più frequente, ci faranno cadere in uno stato di depressione...

 
Tutte queste vibrazioni di disordine, che chiamiamo la NOSTRA tristezza o i NOSTRI guai, producono subito un risultato: indeboliscono o disfano la nostra distesa di neve protettiva, aprendo appunto la porta alle forze avverse. Le quali hanno mille modi per attaccarci – perché è proprio di ATTACCHI che si tratta, tanto più accaniti quanto più ci vedono determinati nel perseguire il nostro fine. 
Se qualcuno crede che sia un’esagerazione, vuol dire che non ha mai tentato di progredire.

Finché avanziamo intruppati nel gregge la vita è relativamente facile, coi suoi alti e bassi (mai troppo bassi e nemmeno troppo alti). 
Ma appena dal gregge cerchiamo di uscirne ecco saltar fuori mille forze che hanno il massimo interesse a farci "fare come tutti gli altri". 

Scopriamo allora quanto la nostra prigione sia ben custodita. 

Scopriamo anche che siamo capaci di scivolare altrettanto in basso di quanto riusciamo a salire in alto, e che in realtà i nostri abissi sono esattamente proporzionali alle nostre altezze. 


Queste forze avverse sono molto coscienti e sembrano avere come solo fine quello di scoraggiare il ricercatore o di farlo deviare dal cammino intrapreso. 

Il ricercatore se le sentirà piombare addosso improvvise come una mazzata; e in pochi secondi si ritroverà ad essere "un altro", totalmente dimentico dei suoi fini, dei suoi sforzi, della sua ragion d'essere, come se tutto fosse stato spazzato via, spogliato di senso, distrutto...A queste forze avverse, nella storia spirituale del mondo, sono stati dati una quantità di nomi demoniaci e oscuri, come se loro fossero lì unicamente per far dannare il ricercatore e per mettere senza ragione nei guai la brava gente. 

L'esperienza ci mostra però che queste forze perturbatrici hanno un loro posto nell'economia universale e che ci possono disturbare solo a livello della nostra piccola coscienza momentanea, e per giunta con un preciso fine. 

Prima di tutto sono lì per colpirci nel punto debole dell'armatura: se fossimo saldi e tutti d'un pezzo, non potrebbero sfiorarci neanche per un attimo. In secondo luogo, se invece di star lì a lamentarci e ad accusare il diavolo o la cattiveria del mondo, cominceremo - grazie proprio alle loro interferenze - a guardarci dentro, ci accorgeremo che ognuno di questi attacchi ha smascherato una delle innumerevoli "disonestà da uomo onesto", e ha sollevato un poco quei cappottini che ci buttiamo addosso per non vedere.

Cappottini, o cappottacci, che non ricoprono solo le nostre pustole, ma quelle di tutti: le piccole insufficienze e le enormi sufficienze di ciascuno. 

E se a volte le forze perturbatrici ce li strappano di dosso un pò brutalmente non è per caso o per gratuita malignità, ma per farci vedere chiaro e costringerci ad una perfezione dinanzi alla quale recalcitriamo. Perché, appena afferriamo un filo di verità o un filino d'ideale, noi tendiamo malauguratamente a rinchiuderli a tripla mandata in un'ermetica e infallibile struttura, e a non muoverci più di lì. 

In altri termini, queste forze poco garbate rappresentano strumenti di progresso sia per ciascun individuo che per il mondo. "Quel che ti fa cadere a terra è quel che ti fa rialzare", dice nella sua saggezza il Kularnava Tantra."

(Tratto da Sri Aurobindo, L'Avventura della Coscienza - Satprem)

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