In Italia esistono ancora pochi esemplari di vasca di deprivazione sensoriale, già viste in numerosi film e serie tv. Sono andata a testarla a Fiuggi, consultando poi un’esperta in ipnosi per comprendere a livello psichico che cosa mi era accaduto.
di Francesca Favotto
Galleggiare è una delle azioni ataviche che un essere umano è in grado di compiere: passiamo i primi 9 mesi della nostra «esistenza terrena», fluttuando dentro la pancia di nostra madre. Una sensazione e un’esperienza che possiamo riprovare ogni qualvolta ci immergiamo nell’acqua, che sia mare, lago o la vasca di casa nostra: se ci abbandoniamo, se ci lasciamo andare, ci possiamo rendere conto che l’acqua sostiene il nostro corpo, permettendoci di sentirci leggeri, almeno fino a che il prossimo pensiero o la prossima paura non viene a farci visita. Perché basta poco a «distrarci» e a distoglierci dal rilassamento: uno spruzzo d’acqua in faccia, qualcuno che ci tocca, una preoccupazione e l’agitazione ci fa dimenare, riportandoci alla realtà.
Ma questa sensazione ovattata di galleggiamento indisturbato lo si può rivivere in una vasca di galleggiamento o di deprivazione sensoriale, un ambiente in cui lo stare a galla è involontario e facilitato da una soluzione salina a sostegno del corpo, di modo che quest’ultimo possa rilassarsi senza preoccuparsi di andare a fondo ...
