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lunedì 21 ottobre 2024

Gengis Khan - Né barbaro né analfabeta


Non sarà una novità ma è il caso di ribadire ogni tanto come l'insegnamento della materia "Storia" nelle scuole italiane ed europee (e nel resto del mondo) divulghi, volente o nolente, un insegnamento soggettivo.

Si sa "la Storia la scrivono i vincitori" (frase, pare, citata da Göring durante il processo celebrato contro i crimini nazisti a Norimberga).
Più precisamente alcuni storiografi, pur raccontando vicende oggettive - o comunque basate su testi delle epoche di riferimento (sempre che siano a loro volta oggettivi) - hanno la curiosa tendenza a lasciare aleggiare un certo tipo di interpretazione dei fatti stessi.
Al resto ci pensiamo noi, perché chi è nato e ha studiato in una determinata regione del globo fa si che quasi automaticamente patteggi per la stessa.
Quel che segue è un esempio destinato a chi è curioso di ascoltare qualche altro suono di campana ...
Catherine


Fu il conquistatore più grande, innovando nella strategia e nella tecnologia militare costruì un impero che univa "Cindia", più il mondo islamico, la Russia, la Polonia e l'Ungheria. 

Fino ai nostri giorni però lo ha perseguitato la fama del guerriero sanguinario, dello sterminatore analfabeta.

Secondo Voltaire era afflitto da un segreto senso d' inferiorità nei confronti di civiltà più raffinate. Ora (2004) una rivelazione impone di rendergli giustizia: per la prima volta si ha la prova che il condottiero mongolo Gengis Khan sapeva leggere e scrivere, era attratto dalla religione e studiava la storia ...

giovedì 18 aprile 2024

Inganno globale nei libri di storia?

I bambini fanno sempre molte domande (e spero che le faranno sempre nel futuro), e noi dovremmo ascoltarle con attenzione prima di rispondere col pilota automatico .. eccone un esempio. Buona lettura.
Catherine

Insegnare la storia ai bambini è come gettare le fondamenta delle loro credenze, del loro senso di accettazione e dell’inganno globale odierno.
Prendiamo in mano un libro di storia di un bambino, ad esempio di quarta elementare.
Io personalmente l’ho fatto, utilizzando il libro di mio figlio.
E mi sono messa a scorrere le pagine, soffermandomi sulla parte che inizia a parlare delle antiche civiltà.
Per prima cosa gli autori, spiegano ai bambini che cosa è la linea del tempo.

Dopo aver ricostruito i fatti del passato, lo storico pone questi fatti in ordine cronologico, ovvero in ordine di tempo. Dal più lontano al più vicino sulla linea del tempo, che è una delle strade maestre dell’inganno globale.
Per fare questo viene usato il calendario, uno strumento che ogni civiltà ha elaborato, partendo da un evento importante per la sua storia. Noi usiamo il calendario cristiano ed ha come punto di riferimento la nascita di Gesù Cristo.

Bene, a questo punto chiedo a mio figlio che cosa ha capito e che cosa ne pensa di questa schematizzazione.
E come prevedevo, difficilmente un bambino può essere ingannato, ma con facilità può essere indottrinato ...

giovedì 7 luglio 2022

Secondo l'ipotesi del "Tempo fantasma" siamo ancora nel 18° secolo

L'ipotesi del Tempo Fantasma è una teoria revisionista della cronologia storica ufficiale formulata tra il 1980 e il 1990 dallo storico tedesco Heribert Illig. Secondo l'ipotesi del ricercatori, alcuni periodi della storia passata, in particolare quella europea durante il Medioevo (614-911 d.C.) non si sono affatto verificati, oppure si è volutamente datarli erroneamente. 

Dunque, tre secoli sarebbero stati inventati di sana pianta: ragion per cui, saremmo, in realtà, nel 1717!

Se fosse vero, non sarebbe semplicemente una cospirazione, ma la madre di tutte le cospirazioni: un vero e proprio complotto temporale: ben 297 anni di storia, quelli tra il 614 e il 911, non sarebbero mai avvenuti e quindi deliberatamente inventati o volutamente datati in maniera erronea.

Questa teoria, conosciuta come Ipotesi del Tempo Fantasma, è stata formulata da tre studiosi in tempi diversi: Hans-Ulrich Niemitz, ingegnere ed ex direttore del Centro di Storia della Tecnologia di Berlino (1946-2010), lo storico tedesco Heribert Illig (nato nel 1947), e Anatolij Timofeevič Fomenko, matematico, fisico e professore all’Università statale di Mosca (nato nel 1954).

Nell’introduzione al suo articolo “The Phantom Time Hypothesis”, il dottor Hans-Ulrich Niemitz chiede ai suoi lettori di essere pazienti, benevoli e aperti a idee radicalmente nuove, dato che le sue affermazioni sono tutt’altro che convenzionali...

mercoledì 11 settembre 2013

L'America in un dipinto del 1451


Un dipinto di Piero della Francesca del 1451 che si trova nel Tempio Malatestiano di Rimini rappresenta senza ombra di dubbio le coste del continente nordamericano. 
(Articolo modificato con ulteriori aggiunte il 15.09.2013)

A cura di Riccardo Magnani

Il Tempio Malatestiano di Rimini è la chiesa maggiore della città e, per
questo motivo, è usualmente indicato dai cittadini come il Duomo; rinnovato completamente a partire dal 1447 con il contributo di artisti come Leon Battista Alberti, Matteo de' Pasti, Agostino di Duccio e Piero della Francesca, è, sebbene incompleta, l'opera chiave del Rinascimento riminese ed una delle architetture più significative del Quattrocento italiano in generale.

Sotto la signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta, venne da subito deciso di sistemarvi una cappella dedicata a San Sigismondo, santo omonimo nonché patrono del committente, affidando il progetto inizialmente al veronese Matteo de' Pasti, salvo poi affidare il restante restauro al più quotato Leon Battista Alberti.

Non è qui mia intenzione fare una analisi del Tempio; voglio invece portare l’attenzione su qualcosa di molto significativo, in ordine a definire, o meglio dovremmo dire ri-definire, gran parte della nostra storia e degli accadimenti che l’hanno caratterizzata; mi riferisco a un dipinto di Piero della Francesca presente nell’ultima parte del Tempio, quella appunto caratterizzata dagli interventi di Pandolfo Sigismondo Malatesta.

Qui si colloca l'affresco di Piero della Francesca del 1451 che, secondo il parere di biografi e gli accademici ritrae Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a san Sigismondo; in questo dipinto “la glorificazione del committente ha il culmine, il tema religioso si intreccia con aspetti politici e dinastici, come nelle fattezze di san Sigismondo che celano quelle dell'imperatore Sigismondo del Lussemburgo, che nel 1433 investì il Malatesta come cavaliere e ne legittimò la successione dinastica, ratificandone la presa di potere” (De Vecchi-Cerchiari)...

sabato 16 marzo 2013

Francesco D’Assisi alias Marino Morosini

Dal giorno dell'"Habemus Papam" serpeggiava nel web una disputa sull'origine del nome scelto dal nuovo Papa.
In un primo tempo sembrava che, da un tweet della Santa Sede, il neo Papa avesse scelto il nome di Francesco ispirandosi a suo "maestro" d'evangelizzazione Francesco Saverio, missionario spagnolo del Cinquecento.
Dopo gli inevitabili (e voluti?) equivoci, il papa stesso ha invece precisato oggi che, come del resto sembrava evidente alla maggioranza, e come da una ricerca sul mercato commissionata più di un anno fa risultava già come il più gradito, il nome di Francesco era riferito al poverello di Assisi.
Ma chi era Francesco d'Assisi?

Propongo qui una versione alternativa e meno ufficiale del personaggio...
Catherine 


Giovanni Bernandone Morosini (Moriconi) (alias Francesco d’Assisi, alias Marino Morosini) era nato a Parigi come uno dei numerosi bambini avuti dal potente banchiere/commerciante Ebreo Sefardita Veneziano Pietro Bernandone Morosini (Moriconi) dalla nobildonna Francese Pica di Bourlemont.

Il nome “Francesco” è un nomignolo (o soprannome), non essendo mai stato il suo vero nome – lo indica infatti semplicemente come il “francese”, per il fatto di essere nato a Parigi. Allo stesso modo,“Assisi” è una deliberata corruzione dell’antico nome della località di Ascesi, e stava ad indicare, riferita a lui, “colui che è asceso”. Quindi, il soprannome completo “Francesco d’Assisi” può essere reso con maggiore proprietà come “il Francese che è asceso al Cielo”.

Al contrario di quanto viene affermato dalla storia ufficiale, i Veneziani non avevano avuto sino ad allora alcuna ragione per convertirsi al Cristianesimo, di conseguenza Giovanni era quasi certamente di religione Ebraica. A partire dalla fine del Dodicesimo secolo, l’impero bancario e commerciale della famiglia Morosini, fondato sul commercio della lana, di tessuti pregiati, del sale e delle granaglie, si estendeva dall’Inghilterra a Costantinopoli. Tuttavia, gli eventi che condussero al Trattato di Venezia ed all’espulsione dei Veneziani dalla Francia nel 1182 e dall’Impero Bizantino nello stesso anno, inflissero un durissimo colpo alle fortune della famiglia...