“Il Natale è la nascita di un ragazzo. Un uomo che si è schierato con gli emarginati, i poveri, gli abbandonati e gli edificatori di pace”
Di Edward Curtin
Gesù era un ebreo palestinese nato a Betlemme. Cresciuto a Nazareth, fu giustiziato come criminale a Gerusalemme. È grazie a lui che celebriamo il Natale. Ma nonostante la sua figura, le celebrazioni che facciamo sono l’opposto di ciò che lui ha rappresentato.
Le diverse storie della sua nascita, raccontate da Matteo e Luca nel Nuovo Testamento, che sono le basi del Natale, non sono piene di fate zuccherine e slitte piene di beni di consumo inutili e superflui. Non c’è nessun San Nicola allegro, né prosciutto al forno o bastoncini di zucchero. Non ci sono regali da restituire in una frenetica corsa che riproduce il loro acquisto. Nessun conto della carta di credito che scade nel nuovo anno. Niente “Jingle Bell Rock” con Brenda Lee o “White Christmas” con Bing Crosby.
Solo la nascita di un povero bambino per realizzare la profezia che dalla vita sarebbe nata la morte e dalla morte la vita. Questa speranza era improbabile, ma possibile con la fede ...
