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mercoledì 1 marzo 2023

Dicotomia, il segno dei tempi

Chi ha studiato storia dell’Arte sa che il cambiamento della forma, passando da un’epoca storica a un’altra, ha sempre coinciso con un mutamento della percezione umana, che sostanzialmente è un mutamento dei modi di concepire e progettare lo spazio, e dei modi di sentire e recepire la struttura.

@ DAMIEN MARTIN DIAZ – MYSTEIRES OF THE UNIVERSE, GRAPHITE ON PAPER


Anche la nostra epoca, nonostante le molte crisi economiche, ecologiche ed esistenziali, si è posta il problema di come formare o qualificare lo spazio, ma la proposta è stata limitata a segni indicativi che non documentano una visione organica, né tanto meno l’illusione di un possibile impegno adeguato a sconfiggere la superficialità con la quale si è organizzato il virtuale senso estetico del nostro sistema comune ...

sabato 26 marzo 2022

Cos’è un pensatore visivo e quali sono le sue caratteristiche?

Pochissime persone al mondo avranno sentito parlare dei pensatori visivi, quasi nessuno sa di cosa si tratta. 

Prova a pensare a come è fatto il tuo stile di apprendimento: molto probabilmente quando devi imparare qualcosa di nuovo cerchi di memorizzare più informazioni possibili e le ripeti spesso per fissarle bene nella tua memoria. 
O almeno questo è quello che ti hanno insegnato a scuola per imparare nozioni aggiuntive. 

Forse però non è il metodo migliore, o quantomeno non è quello comune a tutte le persone.

Devi sapere infatti che esiste un metodo di apprendimento più legato al senso della vista che alla memoria stessa. Sostanzialmente i pensatori visivi imparano tramite l’osservazione. 

Mi rendo conto che non è un concetto facile da comprendere ed assimilare perciò vediamo insieme alcuni pratici esempi di come apprende un pensatore visivo ...

venerdì 1 febbraio 2019

“Effetto Google”: la dipendenza che riporta indietro di decenni


In un mondo in cui la tecnologia la fa da padrona, ogni giorno siamo sommersi da una mole di informazioni che ci consente di sopravvivere. Dalle rubriche sul telefono, alle chat, passando per le notifiche di Facebook, le nostre vite sono scandite da costante suono del “bip” di una qualche applicazione che ci ricorda qualcosa. 



L’assuefazione a questa forma di aiuto, però, ha effetti sulla neurologia degli individui e, più precisamente, sull’aspetto mnemonico. 

Molti studiosi hanno notato che la facilità con cui gli internauti giungono alle informazioni con un semplice “clic” ha portato molti di loro ad una perdita progressiva della memoria, a causa della “pigrizia” nel memorizzare informazioni. 

Tale sindrome è stata ribattezzata “effetto Google”. 


Una ricerca condotta dal Kaspersky Lab ha evidenziato dati preoccupanti su questo fenomeno. Il 90% degli utenti di dispositivi tecnologici soffre, infatti, di una qualche forma di amnesia digitale.
Oltre il 70% non conosce a memoria il numero di telefono dei figli e il 49% quello del partner. 
Diversamente, chi ha vissuto l’era del telefono con cornetta ha una facilità maggiore nel ricordare i suddetti numeri.