Mauro Biglino
La storia dell’uomo è da riscrivere e quel poco di autentico che abbiamo è in ogni caso da reinterpretare.
Nel fare questo bisogna tenere conto della necessità di contestualizzare gli eventi perché, in ordine generale, ogni azione, decisione, reazione, avviene non a caso ma come conseguenza di una causa.
Insomma, ritengo di potere dire in via preventiva che Yahwèh assumeva certi atteggiamenti perchè i terrestri (in particolare quelli con cui aveva scelto di rapportarsi) a loro volta avevano certi atteggiamenti.
Lui ripeteva continuamente che erano “gente di dura cervice”: non abbiamo difficoltà ad immaginarlo. Uomini e donne di varia provenienza, abituati a vivere in una sorta di anarchia in cui l’individualismo (o al più l’interesse del ristretto clan familiare) regnava sovrano. Erano normalissimi uomini con tutte le caratteristiche che possiamo immaginare: esseri imperfetti, ingovernabili, malvagi, crudeli, psicopatici, inaffidabili, traditori ecc. ecc... Tutti attributi che in parte abbiamo poi attribuito a Yahwèh, perché così si presenta nella Bibbia.
Possiamo dire che Lui dopo avere imposto le sue durissime regole ha mantenuto una sorta di coerenza sostanziale: vittima di continui tradimenti di certo non ha mai tradito quel popolo, o quella “schiatta di senza terra”, come li definisce Lia bat Adam.
Non è riuscito a mantenere le promesse per evidente impossibilità o incapacità, ma non lo possiamo accusare di avere deliberatamente tradito coloro cui si era rivolto per definire un patto, anche se questo termine risulta essere un eufemismo, in quanto si trattava di un rapporto tra un contraente forte che impartiva ordini e un contraente debole che doveva eseguirli, pena la morte..
