Riusciva a leggere due pagine alla volta. Una con l’occhio sinistro, l’altra con il destro.
E memorizzava quasi tutto.
E memorizzava quasi tutto.
Quando Kim Peek nacque l’11 novembre 1951, i medici furono categorici. Il suo cranio era troppo grande.
Gli esami mostrarono gravi anomalie: gli mancava il corpo calloso, il ponte di fibre nervose che collega i due emisferi cerebrali. Senza quella struttura, dissero, non avrebbe mai camminato normalmente, parlato in modo adeguato né vissuto in autonomia. Consigliarono ai genitori di ricoverarlo in un istituto.
Suo padre, Fran, rispose con una sola parola: no.
Suo padre, Fran, rispose con una sola parola: no.
Lo portò a casa e iniziò a crescere quel bambino che il mondo aveva già archiviato come «irrecuperabile».
A tre anni, mentre altri imparavano l’alfabeto, Kim ascoltava suo padre leggere un libro e il giorno dopo lo ripeteva parola per parola.
A tre anni, mentre altri imparavano l’alfabeto, Kim ascoltava suo padre leggere un libro e il giorno dopo lo ripeteva parola per parola.
Non solo la storia: ogni frase, ogni numero di pagina, ogni dettaglio. Se gli si chiedeva di recitarlo al contrario, lo faceva...
