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mercoledì 22 gennaio 2020

Una invenzione chiamata 'il popolo ebraico'


Fin dalla prima infanzia i bambini israeliani vengono a «sapere» che il popolo a cui appartengono esiste dal momento in cui gli fu data la Torah sul Sinai. 
Quei bambini sono convinti di essere discendenti diretti delle genti che, uscite dall’ Egitto, si stanziarono, dopo averla conquistata, nella «terra di Israele», promessa, come tutti «sanno», da Dio per fondarvi lo splendido regno di Davide e Salomone, poi separatosi a formare quelli di Giuda e d’Israele.

Crescendo quei bambini apprenderanno che questo popolo, dopo il glorioso periodo monarchico, ha conosciuto l’esilio per ben due volte: una con la distruzione del Primo Tempio nel sesto secolo a.C.; la seconda dopo quella del Secondo Tempio nel 70 d.C. Impareranno poi che il loro popolo, il più antico di tutti, ha errato in esilio per circa duemila anni, nel corso dei quali non si è mai lasciato integrare né assimilare. Che ha raggiunto lo Yemen, il Marocco, la Spagna, la Germania, la Polonia, angoli remoti della Russia riuscendo sempre a mantenere stretti legami di sangue con le comunità più lontane, preservando di conseguenza la propria unicità. In realtà è molto improbabile che le cose siano andate davvero così.

Anzi, Shlomo Sand, storico ebreo, docente all’Università di Tel Aviv, in un libro, L’invenzione del popolo ebraico, sostiene che si tratta, appunto, di una «invenzione».
Questa storia non sta in piedi, afferma Sand: così come ad esempio non c’è continuità tra gli antichi elleni e i greci di oggi, non c’è una linea diretta che colleghi gli ebrei di duemila anni fa a quelli attuali.
Per di più questo racconto non è andato formandosi spontaneamente; «sono stati invece abili manipolatori del passato che dalla seconda metà del XIX secolo, strato dopo strato, hanno elevato questo cumulo di ricordi servendosi soprattutto di frammenti di memoria religiosa ebraica e cristiana, da cui la loro fervida immaginazione ha ricostruito un’ininterrotta genealogia del popolo ebraico» ...
(Tratto dawww.storiainrete.com)

venerdì 8 luglio 2011

Militanti pro-palestinesi bloccati a Roissy e a Ginevra.


Catherine
Israele è riuscita a impedire l'arrivo di centinaia di militanti pro palestinesi europei a Gerusalemme Est e in Cisgiordania facendo pressione sulle compagnie aeree europee le quali hanno rifiutato di lasciarli imbarcare giovedì 7 e venerdì 8 luglio, in Francia, in Belgio, in Svizzera e in altri paesi. Venerdì a pranzo i passeggeri respinti hanno manifestato all'aeroporto di Roissy e a Ginevra come lo mostrano i seguenti video girati dai militanti:
Aeroporto di Ginevra, ore 7.00, 8 luglio
Aeroporto di Roissy, ore 7.30

Giovedì, è stata la compagnia ungherese Malev che per prima ha rifiutato i passeggeri. Venerdì mattina le compagnie Alitalia e Lufthansa hanno fatto lo stesso. Altri 50 militanti erano bloccati all'aeroporto di Ginevra. La compagnia aerea austriaca Austrian Airlines ha precisato di aver rifiutato, su domanda delle autorità israeliane, l'imbarco a Vienna di un passeggero che voleva recarsi a Tel Aviv. « Dopo alcune ore di attesa, abbiamo finalmente ottenuto un certificato di imbarco non avvenuto » spiega al Monde.fr il sig. Stéphane Mahon, uno dei militanti bloccati a Roissy, con il suo certificato in mano. «  qui c'è scritto che non sono stato imbarcato a motivo (cito) « di una direttiva del governo israeliano » stipulando che sarei « non ammesso sul territorio ». La compagnia declina qualsiasi responsabilità » chiarisce....