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lunedì 11 giugno 2018

Le città aperte

Silvano Agosti

Costruiamo alcune città in qualche angolo pacifico dell’Africa in modo che chi fugge dalla fame e dalla guerra sia ospite di se stesso e non di astuti speculatori o di infami retori della politica.

Ho il preciso sospetto che la dilagante fragilità dei sentimenti comuni, sia dovuta a una certa inconscia fedeltà allo slogan mistico-amoroso “ama il prossimo tuo come te stesso.” E poiché nessuno si ama ne deriva l’evidenza che nessuno ama nessuno.

Una caratteristica importante del sentimento d’amore rimane comunque la solidarietà. La capacità cioè di provare una sorta di beatitudine nel divenire l’altro, rimanendo tuttavia e pienamente se stessi. Divenire l’altro significa poter dare alla propria solidarietà verso un essere umano la sua massima espansione.

La faccenda che finalmente ha consentito ai media, ormai a corto di qualsiasi decente argomento, quella che riguarda le migliaia di profughi che vengono ospitati negli abissi del mar mediterraneo, trovando conforto solo nella morte, ormai riempie a pieno ritmo qualsiasi trasmissione televisiva.

Così tra una lista di cadaveri e un’altra di dispersi, appare nitida e brillante, formalmente curatissima, la pubblicità.
Magari una entusiastica descrizione di bocconcini di carne scelta da destinare al vostro cane.

Tuttavia nessuno dice mai che coloro che cercano di sbarcare in Europa, istintivamente vengono a prendere le briciole di tutto ciò che per alcuni secoli l’Europa ha rubato nelle loro terre ...