Dopo la caduta di immagine dovuta al documentario NAZA, Israele passa al contrattacco.
Inizialmente, quando è uscito il documentario premiato a Venezia, i vertici dell’IDF avevano detto che era pieno di falsità, e avevano definito “poco credibili” le testimonianze presentate, “perché i testimoni non mostrano il volto”.
Ma ora Israele ha deciso che smentire non basta, e hanno prodotto un controdocumentario intitolato “Naza the real story”, che dovrebbe mostrare quale sia la “vera storia” di quello che accade a Gaza. Lo potete vedere integralmente online...
Come potrete vedere, la narrazione è sostenuta quasi interamente da un personaggio ripreso di schiena, di cui non compare il volto e non viene detto il nome. Evidentemente per Israele l’identità del loro testimoni va protetta, mentre quella dei testimoni del documentario originale andava resa pubblica, affinché i loro racconti fossero credibili.
Veniamo ora al contenuto: in sintesi, il narratore sostiene che le procedure di ingaggio da parte dell’IDF siano assolutamente rigorose, e che cerchino di minimizzare il più possibile i cosiddetti “danni collaterali” ( i “naza”, appunto, in lingua ebraica). La giustificazione, secondo il documentario, è che a Gaza è molto difficile distinguere fra civili e guerriglieri, perché questi ultimi sono rapidissimi a cambiarsi d’abito e ad apparire come passanti innocenti, subito dopo aver compiuto azioni di guerriglia.
Nel doc si sostiene anche che non vi sia una vera mancanza di acqua e cibo a Gaza, ma che siano quelli di Hamas che sequestrano i camion, invece di distribuire le derrate alla popolazione.
Poi, naturalmente, le moschee nascondono in realtà dei centri di addestramento per terroristi.
E infine, i gazawi vengono accusati di usare donne e bambini come scudi umani, quindi in un certo senso “è anche colpa loro” se alla fine muoiono così tanti innocenti.
Insomma, il desiderio di autoassoluzione di questo documentario è talmente evidente, talmente pervasivo e pacchiano, che costituirebbe dell'ottimo materiale materiale per una approfondita indagine di tipo psichiatrico.
Il problema è che la potenza della propaganda sionista è enorme: grazie al trucco dell’indicizzazione, presto chiunque cercherà “Naza” sui motori di ricerca rischia di ritrovarsi il controdocumentario fatto da Israele, prima ancora di avere notizie su quello originale.
E al momento di scrivere queste righe il controdocumentario israeliano ha già totalizzato oltre 15 milioni di visualizzazioni. Migliaia di volte di più di tutti quelli che riusciranno mai a vedere al cinema il documentario originale.
Potenza della hasbara.
Massimo Mazzucco
Fonte: luogocomune.net
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