- La mamma di Israele?..
- Sì.
- Prego, si accomodi. Allora da dove cominciamo.
- Mi dica lei, professore.
- C’è qualche problemino.
- Eh, lo so.
- Qualche problemino col comportamento.
- Lo so, lo so, professore.
- Non voglio drammatizzare, per carità. Diciamo che il ragazzo è…
- Vivace.
- Ecco, un po’ vivace.
- Sta sulla difensiva.
- Bravissima, diciamo sulla difensiva.
- Però in quella classe l’hanno preso di mira.
- Ha ragione, l’hanno preso un po’ di mira.
- Perché è sensibile.
- Stellina di David.
- Non sembra sa, ma è un ragazzino molto fragile.
- Ma si vede, è un ragazzino fragile di un metro e novanta per centodieci chili. Questo noi del corpo docente l’abbiamo capito.
- Una tragedia. Noi non ce lo scordiamo mica. E neanche lui. Pensi che l’altro giorno me l’ha tirato fuori per saltare educazione fisica.
- Vuole davvero far giocare mio figlio a palla prigioniera dopo tutto quello che ha passato?!
- No, no, per carità. Perciò cerchiamo di essere comprensivi quando ci sono delle… criticità.
- Ho sentito del genocidio.
- Ma piccolo. I bidelli hanno pulito subito.
- È solo un ragazzo spaventato.
- Appunto signora. Ha bisogno dei suoi spazi, ce ne rendiamo conto, altrimenti non gli avremmo permesso di prendersi il banco del compagno.
- Non è cattiveria, è che gli era stato promesso nel primo quadrimestre.
- E infatti adesso ha due banchi. Sta bello largo. Però non posso negarle che dal punto di vista accademico c’è qualche lacuna.
- Cioè?
- Be’, in educazione civica molto male.
- Non gli entra in testa.
- Matematica malissimo.
- Davvero?
- Per lui mille o centomila sono la stessa cosa. Ma il problema vero è storia. L’altro giorno l’ho interrogato, non sa niente.
- Guardi che è certificato.
- Siamo perfettamente al corrente.
- Ha un P.E.
- Popolo Eletto, certo.
- Lo dice lo psicologo, eh. Mica ce lo siamo inventati.
- Ma no, ma ci mancherebbe. Chi è lo psicologo?
- Dio.
- Benissimo. Ma guardi che infatti ne teniamo conto ogni volta che c’è compito in classe, che si dovrebbe beccare una nota, o porta un drone a scuola, o spara agli alunni che provano ad avvicinarsi al suo banco.
- Voi dovete capire che non è un ragazzo come gli altri.
- Ce ne siamo resi perfettamente conto.
- Però è molto amato dai compagni.
- Da uno.
- È pure arrivato secondo al saggio di canto.
- Infatti.
- Lo vede, professore. Lo vede che non è un criminale.
- Ma ci mancherebbe altro, signora. Israele è un ragazzino speciale e come tale noi agiremo affinché possa trovare in classe l’ambiente migliore per esprimersi e fiorire.
- Quindi non lo bocciate?
- Signora, io insegno storia. Sa cosa mi piace della storia?
- Cosa?
- Il fatto che da centomila anni vincono sempre i buoni. Non è un’incredibile coincidenza?
- Non la seguo.
- Certo che non lo bocciamo, questa scuola non lo permetterà mai. Il punto è che qui nessuno viene lasciato indietro. Non mi stancherò mai di ripeterlo: i voti, l’atteggiamento, il comportamento e l’educazione non possono pregiudicare un percorso scolastico verso la democrazia. Qui da noi tutti devono avere l’opportunità di esprimersi e di crescere in un ambiente sicuro e stimolante. Perché la scuola è di tutti, per tutti e al servizio di tutti.
- Grazie, professore.
- Arrivederla, mi stia bene. Prossimo.
- Salve.
- Lei è la mamma di Palestina?
- Sì.



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