mercoledì 11 dicembre 2019

La vita si allunga, ma la salute si accorcia!

 di Dario Scacciavento

L’intervento di Valerio Gennaro al Convegno di Medicina Democratica (2015 - NdC) scardina le convinzioni più diffuse sul nostro stato di salute. 
Viviamo sempre più da malati, ma lo Stato tende a nasconderlo.

La vita si allunga, ma la salute si accorcia

È il titolo dell’intervento di Valerio Gennaro, al Convegno Nazionale di Medicina Democratica, svoltosi i 19-20-21 novembre 2015 a Firenze. 
L’epidemiologo dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro (IST) e membro di ISDE (International society of doctors for the environment, l’associazione di medici per l’ambiente) ha messo in luce quanto i dati statistici vengano regolarmente misconosciuti o addirittura ribaltati dal Ministero per la Salute. 

Il refrain lo abbiamo sentito più volte: i progressi della medicina hanno permesso un aumento dell’aspettativa di vita, soprattutto in Italia dove in media si vive fino a 82 anni. 

In realtà però dai dati ufficiali non si evince un miglioramento dagli anni 2000 in poi, a discapito di un peggioramento dello stato di salute ...


Malati che sono un bancomat perfetto per le case farmaceutiche, per la più lunga esposizione alle malattie. 

Fino a dieci anni fa gli uomini si ammalavano a 69 anni e le donne a 71, mentre dal 2012 l’età è scesa a 62 e 61, numeri al di sotto della media europea, a dimostrazione che non tutti i paesi attraversano lo stesso declino, con una media che al contrario ha guadagnato due anni di salute.

“Fino a 10 anni fa vivevamo sani fino a 70 anni, adesso fino a 61 anni. L’aumento più significativo è dunque dei malati cronici, che non muoiono ma rimangono a lungo bisognosi di cure e diventano così dei bancomat per varie spese sanitarie“.

Purtroppo nella condizione attuale non tutti i pazienti sono in grado di ricevere l’accesso a cure e ad un’assistenza adeguata. Ma la condizione sociale più umile sembra favorire anche l’insorgenza delle malattie. Secondo Gennaro a Genova si registrano dei dati molto difformi, con quartieri che hanno una mortalità 10-20% in più, a causa di più alti livelli di povertà, di una deprivazione culturale che conduce ad abitudini alimentari scorrette e a comportamenti sbagliati, oltre che alla mancanza di cura.

“L’accorciamento della vita viene oscurato o addirittura omesso dalle istituzioni” sostiene Gennaro. 
“Si insiste sul fatto che l’aspettativa di vita si allunga. Ma la durata della vita e la durata della vita sana sono due informazioni diverse che dovrebbero essere sempre prese in considerazione insieme. Purtroppo l’epidemiologia non viene utilizzata e valorizzata, non si sa a cosa serve, o si usa solo dal punto di vista statistico, senza considerare il ruolo che può avere nella diagnosi. Quando invece andiamo a misura i livelli di salute della popolazione più esposta a fattori inquinanti, si scoprono gli abissi dei livelli di salute in termini di malattie, ricoveri, aborti e altre complicazioni“. 

Forse è davvero venuto il momento di dare maggiore ascolto a chi analizza i dati e ha degli strumenti di analisi più efficienti. Ma sicuramente ci vuole coraggio, un coraggio politico anzitutto, che i cittadini devono esigere anche dalle istituzioni. 
Se la nostra qualità della vita sta peggiorando vuol dire che siamo su una strada sbagliata, e che certe rassicurazioni non possono più essere credibili.

Fonte: www.terranuova.it

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