sabato 14 novembre 2020

Davvero oggi viviamo più a lungo che in passato?

Nell’antichità gli essere umani erano forti, magri e non soffrivano delle patologie più frequenti dell’era moderna: tumori, diabete, obesità, malattie cardiovascolari, demenza senile.

Perché allora cercare sempre nuovi farmaci o terapie chirurgiche d’avanguardia, perché incentivare un consumismo esasperato che costringe a lavorare troppo per possedere cose che non servono veramente, perché proporre sempre più alimenti industriali zeppi di sostanze che ci danneggiano?

Perché invece non facciamo riferimento alla nostra storia remota per scoprire che, alimentandoci in modo diverso, facendo un pò di esercizio fisico divertente, dormendo di più e stressandoci di meno, possiamo cambiare in meglio la nostra esistenza sotto tutti i punti di vista, fisico, mentale e spirituale?..



L’ANALISI STORICA DELLA QUALITÀ DELLA VITA E DELL’ETÀ MEDIA

Nel 1984, l’antropologo J. Lawrence Angel pubblicò i risultati delle analisi effettuate su resti scheletrici di persone vissute nel Mediterraneo orientale prima (Paleolitico) e dopo l’introduzione della coltivazione dei cereali. 

L’attenzione dello studioso si concentrò soprattutto sui denti (permettono il calcolo dell’età al momento della morte) e del PIDI (Pelvic Inlet Depth Index, indice della profondità del canale pelvico), elementi che indicano lo stato di salute di un individuo.


Come possiamo osservare dalla tabella, nel Paleolitico l’uomo aveva una migliore qualità della vita, quindi più longevo, più forte, sano e in energia, era più alto e robusto, e l’età media era bassa per i motivi sopra descritti. Possiamo osservare che nelle epoche successive, con il cambio di alimentazione, la qualità della vita è diminuita, la statura si è abbassata, e anche l’età media si è abbassata (quindi non erano più tanto longevi).

E’ accertato dai ricercatori che l’avvento dell’agricoltura ha portato all’abbassamento dell’altezza, della salute, dell’età media e all’aumento della violenza, visto che 1 scheletro su 10 è morto ammazzato da chi voleva prendere il raccolto dell’altro: era nata la proprietà privata, inutile nel paleolitico, dove erano cacciatori-raccoglitori.


LE POPOLAZIONI PIU’ LONGEVE E FORTI AL MONDO VIVONO LONTANO DALLE FARMACIE

Tra le Ande è facile trovare persone che superano i 120 anni, o donne di 90 anni che fanno le sarte e riescono ancora ad infilare il filo nell’ago senza mettersi gli occhiali. E ci sono infine dei baldanzosi vecchietti che non hanno mai smesso di far sesso e che a 90 anni riescono ancora a regalare figli alle compagne giovani. “Cose straordinarie che accadono qui a Vilcabamba, a 1.500 metri, gode di una perenne primavera con temperatura costante dai 19 ai 25 gradi.” così commenta al riguardo il Corriere della Sera.

Vilcabamba incuriosisce il mondo, insieme ad altre località, ugualmente remote e sconosciute, come la valle degli Hunza, arroccata sulla catena del Caucaso, e Ogimi, nell’isola di Okinawa, in Giappone. Tutti luoghi ricchi di persone che superano abbondantemente i 100 anni.

L’ETÀ MEDIA NON STA AUMENTANDO, MA SOFFRIAMO DI PIÙ DEI NOSTRI AVI

Così afferma Hans Ruesch nel suo libro Imperatrice Nuda. La scienza medica attuale sotto accusa: “Negli Stati Uniti, la durata media della vita non è aumentata nell’ultimo ventennio, nonostante l’arsenale terapeutico a disposizione; quello che invece è aumentato è il periodo di degenza medio. Quindi gli americani oggi non vivono più a lungo dei loro padri, ma soffrono di più, cioè trascorrono più giorni in ospedale prima di morire (mantenuti in vita – se così si può chiamare – con flebo, trasfusioni, farmaci, polmoni artificiali, dialisi, trapianti, ecc.). La storia insegna che c’erano molti più longevi nell’antichità, quando non si parlava di medicine, esami clinici, screening, esami diagnostici, ecc.

Pitagora nacque nel 580 a.C. e visse circa 100 anni come afferma Porfirio ne La vita di Pitagora, Sofocle per esempio giunse all’età di 91 anni (497 a.C.-406 a.C.), Platone 80 anni (427 a.C. -347 a.C.). A quei tempi chi moriva giovane, moriva quasi sempre in battaglia o perché veniva avvelenato. Oggi è molto difficile morire in guerra, ma è assai più facile morire per avvelenamento da farmaci e/o vaccini!”

Un recente e vasto studio del 2012 pubblicato dalla rivista medica Lancet, che ha analizzato i dati raccolti in 187 paesi, ha rivelato che in confronto al 1970 viviamo in media 10 anni in più, ma assolutamente non in buona salute, anzi, dobbiamo affrontare sempre più patologie come il cancro, malattie cardiovascolari o il diabete. Infatti:

Il numero dei casi di tumore è aumentato del 38% tra il 1990 e il 2010, passando da 5,8 milioni a 8 milioni
Sono raddoppiati i casi legati al diabete (legato al 100% all’ alimentazione): da 665 mila a 1,28 milioni
Sono saliti da 13,4 a 18 milioni i casi di morte riconducibili a fattori di rischio metabolico, ma il killer numero uno è l’insieme delle malattie cardiache che, con l’ictus, ha ucciso quasi 13 milioni di persone nel 2010
Il Parkinson ha raddoppiato la mortalità, mentre l’Alzheimer è triplicato.
In alcuni paesi, la cirrosi epatica è quarta causa di morte.


CONCLUSIONE

La questione dell’età media è quello che la società moderna si vanta di offrire rispetto al passato: abbiamo limitato le libertà, abbiamo peggiorato il cibo, inquinato l’aria e l’acqua, impoverito il suolo, causato disastri nucleari aumentando l’indice di radioattività, però vi abbiamo allungato la vita! 

La verità è che purtroppo sebbene l’età media sia anche di 80 anni, almeno 30-40 anni sono vissuti convivendo con malattie che la medicina non riesce a curare, prendendo farmaci chimici ogni giorno, in uno stato di annebbiamento mentale e intorpidimento fisico.

Eppure la news è che se l’acqua a e l’aria sono pulite, il cibo è pulito, e lo stato mentale e spirituale è sano, l’uomo può vivere più di 120 anni senza bisogno della società moderna, un esempio? Gli Hunza, gli Andini e anche gli antichi sardi.


C’è di più: ieri si valutava l’età media, cioè la vita effettivamente vissuta, mentre oggi si calcola l’aspettativa di vita (cioè, “se va tutto bene, se non ho un incidente sul lavoro, se non muoio in un incidente stradale, se non mi viene un infarto, un tumore o qualunque altra cosa” allora posso sperare di vivere 80-90-100 anni), che è tutt’altra cosa.

E se proprio vogliamo dirla tutta, la lunghezza della Vita di per sé non significa assolutamente nulla, perché la questione del vivere non è (o almeno non dovrebbe essere) vivere a lungo ma vivere bene…

Fonte: compressamente.blogspot.it

 
 *Articolo precedentemente pubblicato qui il 17.09.2016

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